Cloud Nothings @ Circolo degli Artisti [Roma, 2/Giugno/2014]

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L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e per festeggiare la nascita della Repubblica, il 2 giugno, non si lavora. Partendo da questo assunto, banale quanto significativo, quel giorno è diventato lo specchio dei cittadini che abitano il Belpaese. C’è chi si sveglia presto per assistere alla parata delle forze armate, a quanto pare intoccabile, nonostante le opinioni sdegnate di chi, con i fondi spesi per l’evento, farebbe qualcosa di più concreto. C’è chi va al mare e si ritrova imbottigliato nel traffico, poiché, guarda caso, hanno avuto tutti la stessa idea. C’è poi chi disegna un circoletto rosso sul calendario, non per segnalare il giorno festivo, peraltro già evidenziato di suo, ma per un concerto di nicchia che davvero non ci si può sognare di perdere. Le FSNCPS Live Experience sono da sempre garanzia di qualità, ma la line up di serata ha qualcosa in più. Per fare da supporto ai prolifici (e magnifici) Cloud Nothings, americani headliner, giunti al quarto album in soli cinque anni di attività, sono state scelte due delle band più interessanti del panorama indipendente italiano: i Departure Ave. e Marcello e il mio Amico Tommaso. Proprio a questi ultimi viene dato l’incarico di aprire la serata, qualche minuto dopo le 22. Chi ne ha seguito le gesta nel corso della loro carriera verrà preso in contropiede dalle sonorità, visto che i pezzi presentati, tutti nuovi, eccezion fatta per ‘Blues Balneare’, si discosteranno dall’indie pop che emergeva dal precedente lavoro ‘Nudità’, primo album in italiano dopo l’esordio anglofono, per virare verso un rock ‘n’ roll emo punk pop con le camicie, come definito con ironia dagli stessi artisti. Malgrado la svolta rock verranno mantenuti alcuni elementi stilistici, come la presenza sul palco di violino ed oboe, che hanno contraddistinto la loro opera più recente e li hanno fatti emergere dalla mischia dei gruppi romani che tentano l’ascesa, ma che impattano sul già visto e già sentito. Marcello Newman è l’uomo nuovo dell’indie romano e divide il centro del palco con la seconda voce (talvolta anche prima) Adelaide Albinati e gli altri cinque musicisti, ognuno dei quali meriterebbe una menzione estesa, se non fosse che facendolo questo report prenderebbe la piega di un elenco, giustamente poco apprezzato dai lettori. Lorenzo Autorino è invece il segno di continuità tra i Marcelli e i Departure Ave., visto che suonerà nei primi e si occuperà di voce, tastiere, sintetizzatore e clarinetto nei secondi. Si presenteranno sul palco intorno alle 23 e con umiltà e focalizzazione eseguono alcuni pezzi di ‘All The Sunset In A Cup’, uno dei migliori esordi italiani dell’anno scorso, toccando probabilmente l’apice con l’ottima ‘Do You Remember The Sun?’. La loro cangiante proposta ad alta esportabilità, tra pop psichedelico, chitarre jangle e abbozzi simil-prog, è un fiore all’occhiello della scena romana. C’è spazio anche per introdurre al pubblico brani nuovi di zecca, che saranno contenuti nel prossimo EP/LP e che, al primo ascolto, mostrano un ulteriore affinamento delle mirabili capacità già in dote alla band. I Departure Ave., esibizione dopo esibizione, mostrano sempre più feeling col palco pur mantenendo la genuinità tipica della sala prove. Attendiamo con fiducia i loro sviluppi futuri, ma sinora, anche live, la promozione è fuor di dubbio.

Infine, arriva il momento degli eroi di giornata, i beniamini di Steve Albini ormai svincolatisi dall’aura protettiva del loro padrino. Con l’ultimo ‘Here And Nowhere Else’ i Cloud Nothings sembrano arrivati all’apice del proprio percorso compositivo, dopo che il precedente e più scuro ‘Attack On Memory’ aveva già prefigurato tale livello di maturazione. Il paradosso è che, se nell’evoluzione tipica della carriera di una band la maturità corrisponde con la perdita dell’ingenuità e con lo smussamento delle spigolosità, per il trio di Cleveland invece i risultati stupefacenti sono arrivati con l’esacerbazione di quell’urgenza primigenia figlia del punk e dell’alt-rock americano, senza vergognarsi di suonare post-adolescenziali a partire dai testi e dalle linee vocali. Ne è venuto fuori un album d’impatto e, conseguenza non scontata, una resa live da paura, ai nostri occhi già palesatasi nei pochi minuti di esibizione a cui abbiamo assistito al Primavera Sound tra la folla di un Vice Stage mai così gremito. Il concerto romano mostra un power-trio che non ha paura di mordere e di spingere sull’acceleratore, sempre però con il piglio imberbe di chi ha voglia di spaccare il mondo ma senza mietere (troppe) vittime. La scaletta si divide quasi equamente tra i brani dell’ultimo album e del precedente, senza accenno alcuno ai nemmeno troppo lontani esordi. Poche pause tra un pezzo e l’altro: una corsa incessante che parte dalla doppietta ‘Quieter Today’ e ‘Now Hear In’ per arrivare, dopo una galoppata di razza a volumi spianati che sembra toccare il traguardo con l’instant-classic ‘I’m Not Part Of Me’, alla conclusiva ‘Wasted Days’, allungata oltremodo in un climax sonico distruttivo e apparentemente senza cognizione di causa. Un’esposizione senza sosta a riff di chitarra e basso a rotta di collo e ritmi sostenuti che inviterebbero al pogo il pubblico di tradizione punk e che invece suggeriscono soltanto l’headbanging a quello del Circolo (qualche giovane leva prova a spintonarsi nel pit, ma il tentativo non sortisce mai l’effetto desiderato). Nell’irruenza dei Cloud Nothings, nel loro punk che rifiuta la sua definizione più ovvia e cerca altri lidi dove ristorarsi (ora post-hardcore, ora grunge, ora gli Strokes migliori), c’è lo sfogo di una generazione di nerd e derivati in lotta contro la cupezza dei tempi, un tentativo di esorcizzare qualcosa a cui ci si sente di appartenere nonostante tutto ma non fino in fondo, non per davvero. L’esorcismo migliore possibile scelto dal trio si chiama, ora come sempre, rock’n’roll. Dylan Baldi e soci sono figli del rock’n’roll e della sua carica più iconoclasta. Per questa ragione e per lo show devastante, c’è da essergli solo grati.

Andrea Lucarini/Livio Ghilardi

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