Clark Nova @ Sinister Noise Club [Roma, 20/Gennaio/2007]

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Quella che segue è la narrazione di un sabato pefetto. Il “tipo” di sabato che amo di più. Clima primaverile, colazione in una delle migliori pasticcerie della periferia nord romana, pranzo da un carissimo amico allettato ma pur sempre furastico sulle note di Duke Ellington e Christian Death, il rituale del riempimento tascapane, la consueta programmazione radiofonica diluita sui 180 minuti ed impreziosita dai Clark Nova, ospiti a cinque stelle, protagonisti poi del finale della serata. Sono un uomo felice. E ve ne accorgerete più avanti.

[Dove siamo dunque?]
Il Sinister Noise Club è accogliente e comodo come un letto a sei piazze appena liberato dal cellophane. Il rosso distende. Il profumo totally no smoke rilassa. Il succo al mirtillo è delizioso. E stasera c’è un appuntamento importante con il quartetto varesino dei Clark Nova a supporto dello splendido debutto “So Young” che in sede di recensione qualche mese fa definii, con ragione ineluttabile, come disco tricolore dell’anno.

[Dolcevena]
Conoscete questo trio romano attivo da circa cinque anni? Se si dimenticate il loro debutto autoprodotto “Camomile Is A Pleasure”. Dimenticate le anime post rock che si annidavano pericolose nella testa dei nostri. Perchè oggi i Dolcevena (una delle tante formazioni del coordinamento indipendente Polyester) suonano come dei giganti. Freschi vincitori del concorso lombardo No Cover 2006, Simone, Daniele e Tiziano decidono di asciugare la propria concezione sonica. Eruttando un set tiratissimo. Dove le melodie (spettacolari) si insinuano tra le crepe solide di feedback e psichedelia alternative. Tra dilanianti squarci noise che trasmutano presto in fluidi passaggi che alimentano la nostra voglia di rimanere ad ascoltarli ancora per una notte intera. Non avete capito? Pensate che sia un discorso enfatico e poco terreno? Vi è spuntato un enorme e rossastro punto interrogativo sulla fronte? Sarò più chiaro: i Dolcevena sono diventati uno dei migliori live act in circolazione. Per potenza, intelligenza, forza evocativa e umiltà. Non serve aggiungere altro. Ed ora lavatevi il viso. Perchè non ho finito.

[Six Orange Mushrooms]
Veloce cambio di palco ed ecco comparire il quartetto dei Six Orange Mushrooms, in pista da circa tre anni, che dopo aver stabilizzato la line-up ha iniziato ad essere molto attivo in sede live. Totalmente strumentali. Indirizzano da subito la proposta verso veloci partiture psych post rock. Con accelerazioni interessanti (e qui rivolgo il mio plauso) alternate a momenti liquidi (forse troppo) che non riescono a farli decollare come dovrebbero. Manca il guizzo. Il momento topico. E si avverte sul finale anche una certa stanchezza/distacco che non aiuta certo il mio giudizio complessivo. I numeri ci sono. Manca ancora la giusta misura per rappresentarli al meglio.

[Clark Nova]
Quando è circa mezzanotte. Quando molti preferiscono l’aria fresca che sa di maggio. Quando altri hanno già deciso che i Clark Nova non potranno stuzzicare la loro ferrea mancanza di curiosità. Quando è meglio così. Quando salgono sul palco ci siamo tutti. Tutti quelli che non hanno dimenticato la psichedelia britannica rivampata tra la fine degli anni 80 e la prima parte degli anni 90 (shoegaze compreso). Tutti quelli che hanno il 90% dei neuroni cerebrali occupati dai Velvet Underground. Tutti quelli che pensano che l’ignoranza è il male dell’umanità. I Clark Nova sono dotati. Musicalmente colti. Tecnicamente ineccepibili. Con un chitarrista dal gusto psych enorme (come enorme è la monumentale pedaliera da lui costruita), con un bassista (fratello del sopra citato) di estrazione jazz preciso e profondo come un bisturi chirurgico, con un batterista ad orologeria e con (vivaddio) un autentico frontman. Incrocio tra Adam Franklin (per l’amor del cielo riscoprite gli Swervedriver!), Ian Astbury e il Val Kilmer di doorsiana memoria. Che non gioca a fare la superstar. Anzi. Sorridente, simpatico e assolutamente padrone della scena. Escono dalle trame rarefatte dei signori Spaceman 3 quanto da quelle dei fantastici Jesus & Mary Chain. Suono corposo. Virulento. Stordente. Band impeccabile. Unica in un panorama nazionale che gioca ancora a scimmiottare i trend d’oltre oceano. “The Poser”, “Mickey Mouse Was An FBI Agent” e “In My Favourite Room” (c’è il tiro sonico fuzzato dei migliori Mudhoney) basterebbero per condensare il set. Ma c’è stato di più. Un incontro con quattro ragazzi speciali. Che sono gli autori di “So Young” (Tube Records). Che sono qui per restarci. Che hanno vinto l’ignoranza. E i presenti.

Emanuele Tamagnini

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