CJ Ramone @ Traffic [Roma, 18/Ottobre/2013]

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Nascere nel 1984 può avere molte controindicazioni. Quando le vostre orecchie iniziavano ad incamerare i primi suoni, ed a definire i vostri gusti, band epocali e molto diverse tra loro come Smiths e Ramones spendevano le loro ultime cartucce, prima di sciogliersi. Cresciuti, questo imprinting vi porterà a recepire ogni rantolo proveniente da quei gruppi ormai estinti, come un evento imperdibile, costringendovi poi a presenziare a qualsiasi tributo ai bei tempi che furono, che sia un dj set di Mike Joyce oppure un live di CJ Ramone, il sostituto di Dee Dee nella “famiglia”, dopo la sua dipartita. Christopher Joseph Ward, da fan delle leggende del punk, fece il salto entrando a far parte del suo gruppo preferito, nella fase calante, cercando di rinvigorirlo con la sua energia. Chiusa l’esperienza con i ragazzi del Queens, ha continuato a suonare in un paio di band dallo scarso appeal, prima di decidere di mettersi in proprio e realizzare la sua opera prima, ‘Reconquista’, data alle stampe nel 2012 e presentata con un tour europeo proprio nel corso di quest’anno. Ovviamente, potendoselo permettere, ha inserito in scaletta molti successi della band che lo ha portato alla fama e che egli stesso ha contribuito a cantare, come voce d’accompagnamento, negli ultimi sette anni di attività dei Ramones. Per assistere alla sua performance decidiamo di dirigerci al Traffic, uno dei locali da noi più apprezzati in quanto a scelte artistiche ed una di quelle location che ci vedrebbe tra gli avventori sicuramente con maggior frequenza, se non fosse per le sedici uscite di GRA che lo separano dalla nostra base.

Non si vive di sola musica, mi dice da sempre la mamma, e non di sola musica vivo io. Infatti arrivo alla venue al termine di un’intensa corsa in macchina, motivata dal fatto che fino a poco prima dell’orario di inizio live, ero alle prese con l’evento sportivo settimanale di punta nella mia città, qualcosa che mi ha lasciato il sorriso sulle labbra ed accompagnato sulle ali dell’entusiasmo (e con un mattone sull’acceleratore) fino alla location designata per questo evento musicale. Alle 23:30, sbrigate le pratiche di ingresso, troviamo ad accoglierci sul palco i Senzabenza, storico gruppo punk latinense attivo dal 1989 e che, all’inizio dei ’90, aveva avuto il privilegio di fare da apertura, a più riprese, proprio a CJ ed ai suoi sodali Ramones. La compagine laziale ci dimostra da subito che essere sulla scena da più di vent’anni non è certo qualcosa che avviene per caso: i ritmi serrati del set ci esaltano e meriterebbero tutti gli applausi di questo mondo, se non fosse che proprio il loro modo di sparare fuori un brano dopo l’altro, à la punk, priveranno gli spettatori del consueto ruolo.

Chiusa la parentesi Senzabenza, ci rifugiamo all’esterno del locale per amoreggiare con un cilindrico concentrato di catrame e nicotina, fino a che, quando le lancette virtuali dell’orologio sul nostro telefono ci segnalano che mancano soli dieci minuti all’una, udiamo provenire, dagli altoparlanti interni alla sala concerti, degli squilli di tromba. Sembra quasi un segnale concordato in precedenza, visto che tutti i fumatori, all’unisono e senza esitazione alcuna, si riversano in direzione della porta d’ingresso, come se alle loro spalle stesse divampando l’incendio del secolo. Entrando, troviamo davanti a noi il piatto forte di serata: CJ Ramone, berretto da baseball, maglia nera e cento tatuaggi, imbraccia il suo basso, accompagnato alla chitarra da Jonny Wichersham ed alla batteria da David Hidalgo Jr., entrambi membri dell’attuale formazione della punk band californiana Social Distortion. L’apertura è di quelle col botto: ‘Blitzkrieg Bop’, ‘Judy Is A Punk’ e ‘Psycho Therapy’, tutte tratte dal repertorio Ramones, non hanno bisogno di presentazioni e fanno perdere l’aplomb a tutti i presenti in sala, dopo pochissimi secondi. Poi sarà la volta di ‘What We Gonna Do Now’, primo brano in scaletta ad essere estratto dal suo primo e per ora unico album solista. Il set è tiratissimo ed intervallato, oltre alle rapide interazioni di CJ, anche dai suoi corposi getti di saliva, depositati con cadenza regolare sul palco, senza fare troppo caso a questioni di etichetta. Siamo ad un concerto punk d’altronde, e nel corso di ‘Ghost Ring’ se ne accorge anche un brizzolato fan che decide di invadere il palco ed intrattenersi lì, danzando pacificamente, fino a che non verrà convinto a scendere dall’addetto alla security più mite della storia. Nel corso del live l’invasore verrà imitato da almeno altre cinque persone, così come non mancheranno lo stage diving ed il pogo, quest’ultimo però circoscritto soltanto alle prime tre o quattro file, a differenza di quanto potevamo immaginare. I brani sono semplici e non notiamo grosse sbavature da parte dei musicisti o del cantante, mentre stupisce la potenza vocale di quest’ultimo, tale da farci domandare se i muri del locale siano in grado di contenerla a lungo senza finirne abbattuti. La sua energia è contagiosa ed il live risulta sempre divertente, mentre non è certo questa l’occasione in cui mettersi ad esaminare la modernità della proposta, visto che la maggior parte dei brani è di vent’anni fa, o comunque mira a far rivivere le atmosfere di quel periodo. Gli episodi accolti nel modo migliore, tra le 26 tracce (con 4 encore) eseguite in un’ora o poco più, sono le hit senza tempo dei Ramones, come ‘Do You Wanna Dance’, ‘Endless Vacation’, ‘I Wanna Be Your Boyfriend’ e ‘I Wanna Be Sedated’, oltre all’iconica ‘Ramones’, utilizzata, come di consueto, per chiudere il live. Una particolare menzione la merita però un brano della produzione solista di CJ, ‘Three Angels’, scritta per i suoi tre “fratelli” ormai scomparsi, Joey, Johnny e Dee Dee Dee, da lui percepiti come un costante sostegno. L’aura dei tre componenti originari della band del Queens aleggerà sopra ad ogni nota e ci permetterà di immaginare quello a cui, per motivi anagrafici, non abbiamo potuto assistere. Anche per questo, stavolta non vi regaleremo finali ad effetto, smetteremo di scrivere e basta. Oggi siamo punk.

Andrea Lucarini