Civil Civic + Appaloosa @ Parco Del Torrione Prenestino [Roma, 25/Luglio/2012]

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Teste dondolanti, l’aria fresca d’una serata estiva, un’idea di intimità e quiete d’un piccolo parco tra palazzoni, ferrovie e tangenziali, vicini quanto impalpabili, sorrisi, brusio. Per me anche una capocciata all’inizio del set dei Civil Civic, senza ghiaccio, grazie. Che piacevoli momenti di gioia può riservarti una notte di mezza estate in un giardinetto sulla Prenestina dove s’è pensato proprio bene di metterci stand vari per cibo, drinks, libri, dischi come contorno a proiezioni cinematografiche e concerti. Complice la polizia aeroportuale londinese che aveva pensato bene due mesi fa di stoppare Aaron Cupples per problemi con passaporti e permessi, costringendo il duo australiano autore del fieramente osannato su queste pagine ‘Rules’ a posticipare il tour –  avrebbero dovuto aprire il concerto dei !!! all’Angelo Mai lo scorso 23 maggio e io avevo bestemmiato in vari modi perché non avrei potuto esserci -, la serata di stasera del Festival Pigneto Spazio Aperto diventa automaticamente un concerto da circoletto rosso e con la dovuta affluenza di pubblico, in un fine luglio giustamente meno pregno di possibilità concertistiche all’interno di una stagione romana di cui sarebbe però da pazzi lamentarsi.

I livornesi Appaloosa aprono la serata e che apertura è, con una sezione ritmica solida e robusta  e il resto ad alternarsi fra chitarra, synth e la componente elettronica, fino a qualche campione vocale, col risultato di smuovere gambe con ritmi cangianti e spesso irresistibili innestandoci un tessuto di geometrie strumentali, (post) punk funk matematico e il loro recente album ‘The Worst of Saturday Night‘ che merita un’altra menzione. Quando salgono sul palco i due lungagnoni aussie con in mezzo la loro drum box, a tutti gli effetti il terzo membro del gruppo, le cui quattro colonne di led colorati la rendono la sorella buona e danzereccia di Hal9000, il pubblico si avvicina timidamente bastano un paio di pezzi per carburare ed esplodo anch’io, vittima di una ‘Street Trap’ per cui spingo chi mi capiti a tiro, m’agito e rimedio la craniata di cui sopra e non me ne frega niente perché se il disco è gustoso, i Civil Civic dal vivo lo sono infinitamente di più, pure per come interpretano visivamente la loro musica, da un lato i passi a gambe larghe e allungate di Ben Green con o senza basso e dall’altro Aaron Cupples trascinante con la sua chitarra e che l’outfit tutto nero, il ciuffo e la residenza londinese renderebbero ideale presenza in foto di qualche band post punk britannica di fine anni’70 , per come suonano ancora più sporchi e ruvidi, per come degli uncini strumentali come l’arpeggio alla base di ‘Lights On A Leash’, resa poi tutta un tripudio di rumori e feedback molto e molto di più che su disco, siano la semplice chiave per far muovere le teste dei presenti mentre le note di tastiera che introducono ‘Airspray’ vengono addirittura intonate da alcuni dei frastornati sotto al palco e il mio collo si piega violentemente su ogni attacco del brano. E ancora, fino al bis di fronte a cui, posa o no, Aaron replica con un “Seriously!?” prima di applausi e dell’ennesima orgia di feedback innestati su melodie killer, entrambi i due ad armeggiare tanto sui synth disposti sulla box e poi piegati sulle cervellotiche pedaliere a saturare ancora più il tutto, Aaron a rilanciare suoni di ritorno della sua chitarra di fronte all’amplificatore e poi via il cavo e fine di tutto e dio, quanto è stato bello e divertente il tutto e quanto una serata, un concerto, una band così ti rimettano ancora più in pace col mondo, anche con un bozzo in testa in più.

Piero Apruzzese

2 COMMENTS

  1. …metà del concerto sentito in sottofondo mentre ero con un’amica a chiaccherare davanti al cine-detour (acceso non si sa per quale motivo)……..figo…bella performance dei due pazzi…

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