Cigarettes After Sex @ Monk [Roma, 2/Dicembre/2017]

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Non siamo mai stati tipi da sigaretta dopo il sesso. Siamo dell’idea che concedersi un piacere subito dopo averne provato un altro acceleri il processo di archiviazione di quel vissuto e lo faccia entrare in maniera troppo rapida nel calderone dei ricordi. La prima volta che abbiamo letto il nome di questa band abbiamo pensato che in luogo di After sarebbe stato più indicato Before, ricordando tutte quelle che ci siamo fumati nella fase precedente, quella della conquista, degli sguardi languidi, dello scambio di opinioni che precede quello di fluidi. Inanellare due sold out nell’arco di pochi mesi, a Roma, non è facile per nessuna band ancora non affermata, ma i Cigarettes After Sex, progetto che fa capo a Greg Gonzalez, sono riusciti a bissare il successo estivo avendo realizzato soltanto un disco (omonimo) sulla lunga distanza, oltre a un EP risalente a un lustro fa, titolato ‘I’, per dovere di minimalismo. ‘Cigarettes After Sex’, inteso come album, è stato tra i più chiacchierati del 2017, con i pareri suddivisi tra quelli di chi si sperticava in lodi e chi diceva che ottimo lo era, ma solo a far prendere sonno. Noi, dopo aver apprezzato le loro atmosfere dreamy nella versione studio andiamo nel club di Via Giuseppe Mirri alla scoperta della resa live di una band che molto ci ha incuriosito. La prima cosa che notiamo, sin da ‘Sunsetz’, primo pezzo della setlist, è che i volumi sono più bassi rispetto a quelli che siamo soliti sentire quando andiamo ad ascoltare musica dal vivo. Una precisa scelta, quella di sussurrare, più che imporre all’ascoltatore decibel alti, in controtendenza rispetto alla prassi di un’era in cui le urla e gli strepiti sembrano sempre prevalere sui toni composti. Sullo sfondo, oltre al fumo bianco, c’è un telo sul quale vengono proiettati visual in bianco e nero. Questa bicromia, onnipresente su dischi, merchandising e video, verrà richiesta persino ai fotografi: nel condividere i loro scatti, dovranno adattarli a quei due iconici colori. Quasi un’ossessione, sebbene dobbiamo ammettere che quest’immagine che si sono dati è entrata a far parte di loro a tal punto da diventare una sorta di marchio. Il minimalismo fa capolino anche sulla scelta dei visual, molto importanti per completare il quadretto di un simile live, suggestivi ma anche poco numerosi. Sul palco, oltre al fondatore del progetto che imbraccia la chitarra, ci sono tre elementi: basso, synth e batteria si suddividono il compito di creare un’atmosfera che porta molti spettatori presentatisi in coppia ad avvinghiarsi e baciarsi in numero molto più frequente rispetto a quanto siamo abituati a vedere e secondo noi fraintendendo l’obiettivo di Gonzalez, tutt’altro che uno stornellatore alla “daje ‘na mano a faje dì de sì”, ma piuttosto un artista che propone in maniera intimista le sue sensazioni. I riverberi delle chitarre e il suono ovattato della batteria creano un impasto sonoro trascinante, languido e malinconico, con l’adeguato accompagnamento della voce androgina del cantante di El Paso, Texas. Non ci sono scambi col pubblico, eccezion fatta per qualche breve ringraziamento, ma non ce n’è alcun bisogno visto che il messaggio è tutto nella musica e nelle liriche. L’intera setlist, composta da otto brani dell’album, tre dell’ep, la demo ‘Please Don’t Cry’ e due pezzi tratti dal singolo ‘Affection’, tra cui la cover di ‘Keep On Loving You’ dei Reo Speedwagon, è tutta sulle stesse onde, ma lungi dall’annoiare i presenti. Per quanto ci sia ripetitività nelle atmosfere dei pezzi, le sfumature evocano sentimenti diversi. Nell’ora circa del set non ci sono fasi di stanca se non nei confronti di chi tra il pubblico apostrofa il cantante a suon di “non si sentono le voci” o espressioni analoghe e a chi pesa il live un tanto al chilo, dicendo che il prezzo è elevato per un set così breve e che comunque, per motivi strutturali, non avrebbe potuto essere più lungo, a meno di non inzepparlo di cover. Usciamo dal locale e ci immergiamo nella gelida Roma senza pentirci di aver inserito il loro esordio nella nostra top 5 dei dischi dell’anno apparsa su Nerds Attack! e sovrappensiero ci accendiamo una sigaretta. Per la prima volta capiamo cosa si prova a fumarla subito dopo aver fatto sesso.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

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