Chrome Hoof @ Circolo Magnolia [Milano, 3/Settembre/2010]

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Provate a mescolare assieme 1/7 di disco, 1/7 di funk, 1/7 di (free-)jazz, 1/7 di electro-music, 1/7 di metal, 1/7 di psichedelia, 1/7 di prog; aggiungete poi un paio di gocce di LSD (con moderazione mi raccomando eh?!) e otterrete facilmente un risultato esplosivo molto simile ai Chrome Hoof. Questa band si è formata a Londra grazie all’intuizione di Leo Smee, bassista dei Cathedral, e di suo fratello Milo e conta un EP e tre album all’attivo, dei quali l’ultimo ‘Crush Depth’ è uscito quest’anno. Più che una band, i Chrome Hoof sono una vera e propria orchestra il cui impatto live, scenico e teatrale è curato sin nei minimi particolari con abiti che ricordano – per non andare troppo lontano anche in fatto musicale – i mitici e “mitologici” Gong. Dati gli ingredienti, non ha senso proseguire con gli accostamenti. Lo dimostra lo stupore nonchè i visi perplessi ed increduli della gente presente stasera all’interno del secondo di tre appuntamenti con la “Magnolia Parade”.

Prima di loro, salgono sul palco Il Teatro Degli Orrori, l’apprezzatissima band di Capovilla che con estrema semplicità riempie il sottopalco in un batter d’occhio. Non poteva d’altronde non essere così data la popolarità raggiunta dal quintetto specialmente nell’ultimo anno. Finiscono, come spesso fanno, con la melanconica ‘Canzone di Tom’. Dopo i saluti lo spiazzo sotto il palco si svuota di nuovo. I Chrome Hoof, senza alcun aiuto, sistemano e settano i loro strumenti nel giro di un quarto d’ora, giusto il tempo perché l’orologio rintocchi le 23. Ad uno, ad uno, in fila indiana Leo, Milo e il resto della band escono dal backstage e si posizionano dinanzi ai nostri occhi. Lola, è l’ultima a salire riscuotendo immediatamente un entusiastico apprezzamento specialmente dal pubblico maschile, rimasto imbambolato di fronte alla sua bellezza. Se qualcuno pensava che l’unica venere nera vivente del r’n’r fosse Skin, evidentemente non aveva mai visto ad un metro di distanza dal suo naso Miss Olafisoye. Neanche a dirlo, subito scatta un mitragliata di foto e flash; i telefonini sono tutti puntati in direzione di Lola, che si annoda e snoda attorno all’asta del microfono in maniera sinuosa e sensuale fin dal primo pezzo ‘Moss Covered Obilisk’ estratto dallo stupendo album Pre-Emptive False Rapture. Segue l’electro-fancheggiante ‘Crystalline’ che richiama altro pubblico, altri curiosi, altri flash. Quella che sembrava inizialmente una band come tante diviene piano piano l’attrazione della serata. Seguono i controtempi e i fraseggi di ‘One Day’ e ‘Mental Peptides‘. Concludono infine con la stupenda ‘Tonyte’ dilatata fino a che le lancette dell’orologio non cadano sulla mezzanotte. Quarantacinque minuti di show, otto pezzi, un’esibizione esaltante, un’esecuzione perfetta ricca di stop’n’go prog e cavalcate free-jazz con incursioni tecno, disco e deviazioni metal. E’ questa è l’arte dei Chrome Hoof, un crossover che trova ragione di esistere specie nelle performance live.

Andrea Rocca