Chris & Carla @ La Palma [Roma, 24/Marzo/2007]

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“Sta succedendo proprio a me. Non aver paura di emozionarti… è normale”. E’ la voce dell’anima. Che a metà concerto, durante il punto più alto dell’esibizione, fende l’aria e mi entra in testa. Sfacciata, chirurgica, invadente. Probabilmente la stessa che avranno sentito gli altri convenuti ad una delle ultime date europee di Chris Eckman e Carla Torgerson.

La Palma. Un sabato distante dai clamori e della sfrenatezza. Dall’apparire che sembra sempre imporsi inesorabilmente sull’essere. Un buon vino rosso, un fagottino caramellato di pere e parmigiano, un primo piatto colorato come la primavera. Qualche tavolo più in là riconosco la stazza imponente e la chioma bionda di Chris, siede accanto ad una bellissima donna dai capelli scuri, corti, con qualche riflesso rosso. E’ la sua compagna Carla. L’atmosfera è amichevole. Rilassata. Surreale nell’impropria normalità. Musicisti che da oltre due decenni sono protagonisti di viaggi tratteggiati da malinconia e ricordi lasciati alle spalle. Tra l’umida eredità donata dalla pioggia di Seattle ed un songwriting prezioso. Impareggiabile. Unico. I Walkabouts nel cuore, l’intimità solista tra le mani. Tra quei sorrisi. Che introducono la loro esibizione semi-acustica. La sala è già piena in tutti i posti a sedere disponibili. Sembra di entrare in un cinema. Ma Chris & Carla hanno bisogno, come tutti, di sentire il calore del pubblico. Vivo. Ecco perchè io, lei, Aguirre ed il Gherardi ci avviciniamo al centro focale del palco. Due piccole sedie. Due chitarre. Una tastiera minuta come gli occhi belli della Torgerson. Il loro quinto album in coppia (“Fly High Brave Dreamers”, vedi Archivio Dischi) è il biglietto da visita che i due mostreranno in quattro-cinque episodi cardine. Inseriti in un set di estremo gusto. Dall’infinita classe. Che è straordinario. Come il silenzio che poco alla volta trasmuta in rapimento e applausi. Viene omaggiato, inevitabilmente, anche il repertorio Walkabouts con in testa quel “Satisfied Mind” (siamo nel 1993) che rileggeva brani altrui con nuove cesellature d’autore. Si scambiano le chitarre. L’elettrica nelle mani di Chris diventa turbine e poesia. Mentre la gestualità di Carla si sovrappone a timide note liberate da quella simpatica tastierina. Gli sguardi si incrociano, spesso, quasi sempre. Quando introducono “At The Twilight’s Last Gleaming” è il momento di dare il benvenuto a quella “voce”. Tornano brividi che avevo nascosto da tempo. Torna la commozione. E da lì in poi sarà un crescendo. Il tradizionale “Will You Miss Me When I’m Gone” sembra essersi fermato tra la ionosfera. La caducità della vita narrata in un concerto da ricordare. Vengono richiamati a gran voce per un bis. E quei volti così familiari regalano un ultimo refolo di polvere di stelle. “Fly High Brave Dreamers” che all’improvviso si incastona tra la bowiana “Heroes” come ne facesse parte da sempre. Il quadro è finito. Il viaggio terminato. Il cuore batte forte. Emozionarsi, in fondo, è normale.

Emanuele Tamagnini

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