Chris Brokaw @ Detour [Roma, 13/Febbraio/2006]

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Quanto sia lunedì lo si capisce dalla scarsa densità del traffico serale. Ma soprattutto dalla invadente difficoltà di trovare una semplice nicchia dove poter riporre per un paio d’ore l’automobile. Aria fredda, strade deserte che riflettono i passi decisi, latente stanchezza d’intenti molto presto destinata a svanire. Dopo Nina Nastasia, il Cineclub Detour apre le porte ad un altro show acustico. Sul piccolo palco approntato nella sala a schermo bianco, il protagonista è un ragazzone classe ’64: Mr. Christopher Jon Brokaw. Ci tiene subito a precisare la sua provenienza (Boston) e la sua città natale (New York). Proprio nella piccola grande mela a dodici anni erà già con la batteria tra le gambe, spinto dal padre stimatissimo drummer in ambito be bop. Agli inizi degli anni ’90 il grande talento di Chris si divide anche con la chitarra e ne dà prova prima nei Codeine e quindi nei Come. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Basta leggere la sua discografia che recita collaborazioni con Steve Wynn, Cobra Verde, GG Allin, Karate, Evan Dando, Jumbo, il progetto Pullman, The New Year, Willard Grant Conspiracy fino alla musa Thalia Zedek sua compagna nei Come. Chi ha seguito, anche sommariamente, le sue gesta soliste conosce quel bellissimo debutto del 2002 a nome ‘Red Cities’. Totalmente strumentale confermava quanto di prezioso fatto fino ad allora. Saltando temporalmente al 2005 eccolo ripresentarsi con un ottimo ‘Incredible Love’ dal quale decide di estrapolare molti brani tradotti in versione acustica per questo suo tour europeo. Quando le luci si spengono la magia di un uomo solo al comando irradia emozioni. L’aura duplica la propria estensione grazie al luogo raccolto. Si triplica addirittura nel momento in cui la voce calda e profonda di Brokaw comincia a duettare con le corde della chitarra che viene supportata da un paio di “semplici” effetti. Concentrato ma con il sorriso sulle labbra ad ogni break, alterna momenti only for guitar, a quelli più intimi delle sue composizioni che hanno come spettro d’ispirazione Lou Reed piuttosto che Tom Waits. Ma come al solito sono solo dettagli. Ricorda che la prossima fermata italiana sarà Bologna, dispensa battute sussurrate, si produce in una divertente canzone per S. Valentino, aggiunge tre brani nel bis chiamato a forza dal pubblico. L’ultimo pezzo è un omaggio ai Come (che lui chiama i bostoniani Come) che si conclude con una corda saltata ed un applauso lungo e convinto. In fondo era solo un lunedì speciale.

Emanuele Tamagnini

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