Chevreuil + Le Ton Mite + L'Ocelle Mare @ Rashomon [Roma, 25/Aprile/2006]

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Davvero un peccato che il pubblico abbia disertato questa serata preferendo stendersi sul divano a guardare la TV dopo una stancante gita fuori porta e l’immancabile ritorno in mezzo al traffico. Tutta la zona di via di Libetta e via degli Argonauti si presentava paurosamente deserta, forse il Rashomon era l’unico locale aperto nei dintorni. Sembra che nella capitale i gruppi transalpini non abbiano molta fortuna (ancora mi ricordo delle poche decine di persone al concerto dei favolosi Berg Sans Nipple all’Alpheus di un po’ di tempo fà) e nonostante la favorevole impressione riscossa dagli Chevreuil pochi mesi fà al Circolo degli Artisti durante un festival (la serata promossa dal magazine Nero, ndr), questa volta a godere della loro performance eravamo solamente una quindicina di persone. Eppure le premesse per suscitare interesse c’erano tutte, bastava un po’ di curiosità per dare un’occhiata ai nomi con cui hanno collaborato gli artisti in programma [Steve Albini, Jamie Stewart (Xiu Xiu), Arrington De Dyoniso (Old Time Relijun), Deerhoof].

Ma andiamo con ordine. Durante l’attesa mi accorgo della presenza di due tenerissimi pazzi psicopatici che si aggirano nei dintorni: uno somiglia a Jerry Lewis e cammina in girotondo sciogliendosi le mani neanche avesse il morbo di Parkinson, l’altro, un nerdissimo occhialuto provvisto di capelli solo all’altezza delle tempie, percuote due bacchette di plastica. Scoprirò poco dopo che trattavasi rispettivamente di Thomas Bonvalet (aka L’Ocelle Mare) e di McCloud Zicmuse (aka Le Ton Mite), gli altri due performers della serata. Inizia L’Ocelle Mare che si esibisce semplicemente con chitarra classica e scarpe (no, non è un naturista con feticismo da calzature, ma utilizza un microfono piazzato tra i due piedi per poter amplificare lo strisciamento e il battito su due panni piazzati in terra). La sua tecnica è semplicemente mostruosa ed è messa al servizio di un progetto intelligente e particolarmente gratificante all’ascolto. Sfrutta tutta la gamma melodico-armonico-ritmica della chitarra facendo vibrare le corde (e la cassa) anche con strumenti percussivi, appoggia nacchere e collane sui panni per ottenere suoni più prolungati, soffia su un’armonica creando una tensione notevole, si dondola in maniera spastica sul seggiolino per creare un cigolìo alienante, le sue mani sulla chitarra viaggiano a una velocità impressionante. I suoi pezzi non superano mai i due minuti, tempo comunque sufficiente per farci sentire sommersi da liquido amniotico. Semplicemente un genio, che non ha niente da invidiare ai più rinomati nomi di musica contemporanea. Altrettanto geniale (e spassosissimo) è quel folle statunitense di Le Ton Mite che ci racconta le sue filastrocche naif solamente con voce, a volte chitarra, disegni e mimica gestuale. Le sue influenze sono San Francisco, le nuvole, le sardine e le patate. E’ come assistere a un clown dadaista che si esibisce alla festa di tuo figlio che compie cinque anni. Il pubblico, sebbene scarso, partecipa attivamente al concerto cantando ahahahah, ohohohoh, ihihihih, uhuhuhuh e soprattutto woooooooooooo accompagnando un autobus scolastico sulle pendici di una montagna. Esilarante il finale in cui canta “siamo tutti rincoglioniti” prendendo in giro Vasco Rossi, i concerti da stadio e i chitarristi metallari old-fashioned.

Il tempo che gli Chevreuil montino il loro celebre set (quattro ampli, in mezzo ai quali vengono posizionati batteria, tastiera e frigo portatile a mo’ di sgabello) in mezzo alla sala e si cambia di nuovo totalmente atmosfera. Il duo di Nantes ha all’attivo quattro album (l’ultimo “Capoeira” e il precedente sono prodotti da Steve Albini) ed è fautore di un potente prog core senza fronzoli e senza alcuna concessione al virtuosismo. Mentre il lungagnone Julien F picchia forsennatamente la malcapitata batteria (sollevando il rullante tra le gambe, inclinando pericolosamente il charleston e rinfrescandosi la faccia con l’accqua sulla pelle del rullante) il minuto Tony C lavora su chitarra (ad altezza collo) e tastiera tramite due loop-machine stratificando pattern di suoni distorti e sofisticati come fosse una torta millefoglie. Sbalorditivo. Guardare Le Ton Mite che assiste convinto alla performance è uno spettacolo nello spettacolo. La singolare logistica dell’impianto permette al pubblico di essere circondato dal suono e dalla potenza dei due, un’esperienza davvero unica che insieme a quella delle altre due esibizioni (e grazie anche al pubblico esigue) mi ha un po’ fatto sentire come le due protagoniste di “Mulholland Drive” mentre assistono allo spettacolo di teatro d’avanguardia. Peccato per gli altri tre milioni di romani che se lo sono perso.

Daniele Gherardi

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