Chantal Acda + The Leisure Society @ Chiesa Evangelica Metodista [Roma, 21/Gennaio/2016]

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Sono le 20:05 di un giovedì sera e siamo nel mezzo del traffico di Via Venti Settembre, equidistanti dal Quirinale e Piazza della Repubblica. Guardiamo con insistenza l’orologio posto sopra al contachilometri della nostra autovettura, ferma, mentre le possibilità di arrivare puntuali in chiesa diminuiscono ogni secondo di più. Chi leggesse queste righe estrapolandole dal contesto di un live report, potrebbe scambiarle con una confessione di un chierichetto poco previdente, una suora al volante, o un qualsiasi fedele che non è disposto a perdersi nemmeno un minuto dell’orazione del suo prete preferito, visti l’orario e la destinazione. Ma qui non ci sono religioni di mezzo, anche se forzando possiamo trovare una divinità. Apollo, Dio della musica, che deliziava chiunque suonando la lira dorata. Non ci sono neanche lire però, che l’euro le ha sostituite da un po’, ma in compenso abbiamo un rallentamento nel nostro tragitto dovuto a un ragazzo che con poca cura di se stesso e altrettanta per il prossimo ha problemi col suo motorino e decide di risolverli occupando buona parte della carreggiata, ad una corsia per senso di marcia. Nel frattempo vediamo passare al nostro fianco, sul marciapiede, con un passo così sostenuto da seminarci nel giro di pochi secondi, The Leisure Society, che si incamminano verso la Chiesa Evangelica Metodista, dove alle 20:15 saranno la prima band a salire sul palco. Quasi gli vorremmo dire di aspettarci, in un impeto di egoismo facilmente mascherabile in ironia latina, ma non ci sembra il caso e decidiamo di desistere, venendo premiati dallo sblocco del traffico ed un parcheggio che più vicino alla venue non si può. Non è la prima volta che assistiamo a concerti in questo luogo di culto, tra i banchi della chiesa, con l’angolo bar da un lato e il banchetto del merch da quello opposto. Tutto nasce dall’intuizione dei ragazzi di Unplugged in Monti, che decidono di portare il loro storico concept in un luogo più ampio del Black Market, per le Church Sessions, con l’appoggio di Cut Press e Triste Sunset. Le semplici regole traslate da una location all’altra sono l’orario di inizio dei live, anticipato rispetto a quello di ogni altro concerto romano, l’attenzione e il silenzio degli spettatori, anche grazie a location che donano maggiore solennità agli artisti e all’evento.

Ci accomodiamo sulle panche in legno – al concerto in chiesa si assiste seduti – e dopo qualche minuto di attesa i Leisure Society prendono il loro posto sul palco. La band di Nick Hemming, già membro dei Telescopes e dei She Talks To Angels (con Shane Meadows, regista di “This is England”), si presenta in trio e non nella formazione a sei, per motivi di logistica, spiegheranno. Chitarra, tastiera ed alle loro spalle un violino. Anche loro, proprio come noi, sono seduti. Per la formazione di Burton on Trent un disco ogni due anni a partire dal 2009 e un rendimento piuttosto stabile: nessun album capolavoro, ma allo stesso tempo nessuno meno che piacevole. Il loro approccio alla musica è divertente e divertito, più che di mestieranti si tratta di veri appassionati ed il loro entusiasmo li spinge a cercare un continuo contatto col pubblico, interrompendo la magia che si crea durante i brani con aneddoti che hanno l’intento di tenere alto l’umore degli astanti. L’allegria arriva però principalmente grazie alla loro musica, mentre i testi sono spesso cupi, crepuscolari. Sembra quasi che ci vogliano far capire che si può star male dentro senza perdere il sorriso. Il concerto, nonostante arrivi in apertura di serata, sarà completo (un’ora abbondante) e non in versione ridotta, come un qualsiasi opening act. Ci sarà spazio per i brani dell’ultimo lavoro, ‘The Fine Art of Hanging On’,  ma anche per un’inaspettata cover, ‘A Little Respect’ del duo synth-pop Erasure. Questo pezzo sarà riconoscibile soltanto grazie alle parole, mentre a livello musicale è quanto di più lontano possa esserci dall’originale.  Attingeranno molto da ‘Alone Aboard The Ark’, opera terza e a nostro avviso la più riuscita della loro carriera, con il successo ‘Fight for Everyone’ che vince la palma di pezzo capace di far muovere il maggior numero di teste dei presenti. Un paio di pezzi saranno eseguiti con l’ausilio di una ragazza, da loro conosciuta a Brighton, che li aiuterà con la sua splendida voce. Prenderà il posto a sedere del violinista, mentre il galante musicista si metterà in piedi. Hemming, per questi due brani, userà il chitarrino, dando un’atmosfera più jangle alla cosa. Infine, dopo aver portato a termine la scaletta regolare, torneranno per un brano che verrà cantato e suonato in piedi sotto il palco, ben lontani dai microfoni. Grande atmosfera ed accenno di brividi sulla schiena, prima che i “fedeli” lascino le panche per una standing ovation.

Al termine del live ci prenderemo una pausa, uscendo all’esterno a prendere una boccata di nicotina. Il freddo ci ricaccerà dentro ben presto, dove troveremo i Leisure Society intenti a firmare dischi e accerchiati dal calore dei loro fan. Qualche minuto ancora ed ecco salire sul palco l’olandese, ora residente in Belgio, Chantal Acda. È bionda e alta più di quanto potessimo immaginare, e anche più del 90% degli uomini italiani. Imbraccia la chitarra e canta, mentre gli altri tre membri che la accompagnano si occupano di suonare basso, tastiera (o seconda chitarra) e batteria. L’atmosfera che si crea è rispettosa della chiesa, ma il suo cantautorato glaciale che scorre lungo le composizioni minimali non ci conquista, anzi col passare del tempo finisce per annoiarci. Tra le sue collaborazioni ci sono quelle con Gyda Valtysdottir dei Mùm e Nils Frahm. Dopo aver lavorato per quattro anni al progetto Sleepingdog che coniugava cantautorato e atmosfere ambient, Acda si è messa al lavoro su un proprio album solista e proprio da lì è nato l’esordio, ‘Let Your Hands Be My Guide’. Il live è incentrato, sul disco d’esordio, con ‘My Night’ e ‘Own Time’ come pezzi più apprezzati dal pubblico, ma anche sul sophomore ‘The Sparkle in Our Flaws’ che segue lo stesso canovaccio del suo predecessore. Tra i molti applausi dei presenti ci sono anche quelli di un suo conoscente olandese, che Chantal riconosce e mette al centro di un siparietto. Dice di essere felice di avere finalmente qualcuno con cui parlare olandese, tradendo un pizzico di nostalgia di casa. La stessa che ci prende a noi, che lasciamo la chiesa non appena la band si allontana dal palco.

Andrea Lucarini

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