C'era una volta il Circolo degli Artisti…

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Si tratta solo di una piccola riflessione a cuore aperto. Davanti all’immagine de Il Circolo degli Artisti con i sigilli, sequestrato, chiuso, privo di quella vita che lo aveva caratterizzato per tanti, tantissimi anni. Che all’improvviso sembrano essere così tremendamente lontani, fuori fuoco. Sentimento di sconforto e frustrazione per chi, come il sottoscritto, nel club casilino ha lasciato scritta una gran parte (la più recente) della propria storia (non solo professionale). Al Circolo degli Artisti ho conosciuto e conquistato la donna che sarebbe poi diventata mia moglie, la madre di mia figlia. Al Circolo degli Artisti abbiamo scritto di oltre 600 concerti (un terzo di tutta la produzione report di Nerds Attack!). Al Circolo degli Artisti abbiamo organizzato serate, mostre, eventi. Al Circolo degli Artisti ho giocato nei giorni di festa, messo dischi prima, dopo e durante, brindato a qualcosa di importante. Ho ballato, ho presentato libri, ho visto artsiti che non ci sono più, ho urlato per molti altri, ho gioito quando la sala era semideserta, ho litigato e discusso, ho visto amici e conosciuto fiumi di gente, ho sorriso, ho pianto nel buio dell’anticamera “rossa” davanti all’incanto di “Heima“. Un anno dopo l’altro. Ho incontrato Johnny Marr e ho aspettato di vederlo sul palco con i Modest Mouse solo per cinque minuti per poi scappare a inseguire l’amore. Ho cenato accanto a Jennifer Herrema, ho sudato, mi sono seduto sulle scale con accanto il pancione di Laura mentre i Glasvegas dedicavano a Matilde uno dei loro successi. Dentro e fuori le liste, con il freddo e la pioggia battente, ho bevuto sempre moderatamente, ho fatto canestro, dipinto di bianco decine di copertoni, scattato foto, stretto mani. Davanti allo specchio del camerino fermato. Il Circolo degli Artisti chiude, perchè c’è stato qualcuno che evidentemente non ha pensato alla gente che nel tempo ha lavorato per realizzare tutto questo, c’è stato qualcuno che non ha pensato alle decine e decine di storie come la mia, c’è stato qualcuno che ha pensato solo ai propri interessi. La cultura muore quando ad ucciderla c’è la malagestione di persone senza scrupoli e non un essere superiore, una figura invisibile, un potere soprannaturale, un disegno divino. Gli errori si pagano, sempre. E in queste ore la retorica diffusa, l’arte del parlare e del persuadere, non fanno altro che alimentare, aumentare, amplificare lo strano senso di disillusione e impotenza. Una piccola riflessione a cuore aperto, l’importanza di sentirsi solidali, per non dimenticare. Così, semplicemente.

Emanuele Tamagnini

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