Cat Power @ Acieloaperto/Teatro Verdi [Cesena, 6/Settembre/2016]

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Un lungo mantra di chiaroscuri canti nuziali. Salmodianti chiaroveggenze. Intessuto e ricamato come uno scialle per la sera intera. Con fili d’erba, argento e memoria. Cat Power è arroccata su uno scoglio. Occhi fissi sulle ginocchia. Radi sguardi a incerti orizzonti. Rotte stellate. Nebule basse e gravide. Sciabole di fulmini dolci e sommersi. Cover di Cure. Marvin Gaye. Bob Dylan. Ray Charles e mille altri. ‘Werewolf’ e mille altre. Tutte incastrate tra loro. Prese a morsi e intrecciate. Un petalo caduto qua. Una gemma spuntata di là. A marcire e sbocciare. Sullo stesso davanzale. Nello stesso cortile. Senza iniziare né finire veramente mai. Sale sul palco con una tisana e una Danelectro, Cat. Un sorriso e un saluto. Due microfoni per cantare. Un piano verticale come confessionale. Suona con la certezza invincibile di chi sa che quel poco che serve basterà a sostenere l’impero suadente e sterminato di voce e parole. Accordi e suoni magnetici, basici. Che diventano del tutto inutili nel finale, sgretolati e dissolti nel bianco di una chiusura a cappella diamantina. E’ bello, ora. E molto triste. La densità della performance, come madre premurosa e imparziale, culla tra le braccia, fraternamente, luce e disagio. E ce n’è tanta di luce. Tanto, di disagio. Una performance jazzy e utopica. Completamente nuda e svelata. Ciondolante sull’altissima fune. Salda e  incerta. Senza rete, lassù. Donchisciottesca. Barrettiana. Adoro questo coraggio. Queste danze. Questa battaglie date per perse. Parte del pubblico manca completamente il bersaglio e pare più eccitato dalle false partenze, dalle turbolenze tecnico umorali della nostra che dal suo cuore affamato, generoso e spalancato, lì, rosso per chiunque. E’ sempre stato così in passato per lei. Non credo cambierà domani. Non pochi vampiri e voyeur anche stasera. Fans e presenzialisti che allungano unghie, proiettano ombre nel fascio di una luna gialla e piena. Don’t fall in love with the autograph. Just fall in love when you sing your song on and on. Lei se ne frega, tira diritto e sale. Sale. Sale. Fragile e Santa. Non la tireranno giù. Ci pensa già lei, se proprio deve. E non avranno mai quei balzi. Il potere felino è dalla sua. E le vite sono molto più di sette.

Vite d’altri tempi, quelle di Cat Power. Catapultata qui. A guadare un’epoca paludosa. Uno spirito anarcoide nella macchina. Che dà del tu al sangue di Nina Simone. Surclassa tre volte su quattro per intensità e bellezza d’animo i colleghi fighi con barba, occhi azzurri e ukulele d’oltreoceano. Che in fondo non ha bisogno delle sigarette del primo Jude Law che passa. Che ama, soffre e inciampa con le stesse vette, gli stessi schianti di tutte le anime potenti e sottili di questo ventunesimo secolo. Potenti, sottili e un po’ perse. A seconda di come gira la ruota. Per questo e molto altro, presumo, se ti infili nel dedalo di quegli occhioni non ne esci più. Amica o amante, poco importa. It’s true romance, when you dance. C’è una grande tradizione di intenti e una profonda, complessa, reverente e iconoclasta revisione del suo, di passato, in questa musicista che è contemporaneamente grande interprete e pericolosa sabotatrice. Qualche battaglia, cronache alla mano, è stata combattuta. E non per gioco. Cat Power non fa prigionieri. Inclusa sé stessa. Scarnifica all’osso il senso del mestiere e del vivere. Lo canta meravigliosamente. Lo suona con tutti gli spigoli. Saluta e abbraccia in fine. Davvero. E senza pudore. Mai. Non conta molto altro, per me.

Giuseppe Righini

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3 COMMENTS

  1. Finalmente un report che procede sulla mia stessa lunghezza d’onda. Tu eri a Cesena, io sono stata a Firenze il giorno successivo. In tempi e luoghi diversi, abbiamo visto la stessa cosa. Ed era bellissima.

  2. Finalmente un report che segue la mia stessa lunghezza d’onda. Chi l’ha scritto era a Cesena, io sono stata a Firenze il giorno successivo, seppure in luoghi e tempi diversi, abbiamo visto la stessa cosa. Ed era bellissima.

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