Cat Power @ Auditorium [Roma, 8/Luglio/2013]

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Charlyn è fatta così. Artista vera. Autentica. Schietta. Genuina. 41 anni e il sangue sudista nelle vene. Di Atlanta, cresciuta in una famiglia innamorata e mischiata con la musica. “My mom loved Ziggy Stardust and was called always called Ziggy”. Padre (pianista) e patrigno “divisi” invece tra gospel, blues, soul e psichedelia, ed un giro “vicino” alla Charlie Daniels Band e ai fratelli Allman, tanto che la piccola Charlyn si ritrova sovente ai concerti di queste band e soprattutto in mezzo ai parties che animano il “dopo” di ogni show. A vederla così sembra la sceneggiatura di “Almost Famous”, ma non si tratta di finzione. A 16 anni il distacco dalla madre che non incontrerà più fino ai 24, a 18 quello con il patrigno. Quindi i primi passi nel mondo musicale e solo per caso l’adozione dello pseudonimo Cat Power, niente da spartire con i gatti, se è vero che il nome “Cat Diesel Power” campeggiava su un cappellino da camionista indossato da un tizio incontrato per caso dentro una pizzeria. New York. I suoi vent’anni. La scena sperimentale. Le correlazioni preziose con Man Or Astro-Man? e God Is My Co-Pilot, l’incontro con Steve Shelley, i primi album. Ma a segnarla nell’anima sono le relazioni amorose e personali. Un passo indietro. Famiglia a parte, quando ad Atlanta lavora come cameriera il suo storico boyfriend soccombe all’AIDS, come molti dei suoi amici, risucchiati all’inferno dal massimo momento d’esplosione della malattia. E’ il primo duro colpo nervoso per Charlyn. Tra la metà degli anni ’90 e gli albori del nuovo millennio si susseguono numerose relazioni tutte “sbagliate”, tutte naufragate prima del tempo. Nel 2006 il breakdown più grave. Esaurimento nervoso, pensieri suicidi, un limite a cui la Marshall arriva condotta da uno stress sproporzionato rispetto alla sua fragilità psichica e da un abuso massiccio di alcool (l’adorazione per lo scotch) e farmaci. Dopo ‘The Greatest’ il ritorno con ‘Jukebox’ e nel 2011 l’annuncio della relazione con l’attore Giovanni Ribisi (il padre Albert Ribisi negli anni ’60 fa parte dei People! band californiana ricordata per il singolo ‘I Love You’) ma anche questa volta la speranza di un rapporto duraturo si dissolve come neve al sole. Durante la lavorazione di ‘Sun’ il punto che segna la rinascita dell’artista: “I cut my hair off three days after the break-up, got on a plane to France, and finished the shit”. Ma il “bentornato” tarda ad arrivare. Altri ostacoli si frappongono alla sua strada tutta in salita. Le difficoltà economiche e a fine 2012 l’intervento medico per curare un pericoloso angiodema la costringono a rimandare il tour. Che fortunatamente arriva con il nuovo anno. E allora bentornata Charlyn.

La pioggia ha evidentemente fatto ritardare i check. C’è una gran folla. C’è tanta inteligencia. C’è una parte “bene” di chissà quale dimora di Dio. C’è estrema curiosità. La storia va letta, semmai studiata, conosciuta prima ancora. Eppure sembra che molte di queste persone, stasera non abbiano fatto nessuna di queste semplici cose. Vedremo più avanti perchè. In solitaria, di fretta, quando ancora il pubblico è alle prese con la ricerca del posto numerato e intento ad asciugare i sedili con dei fogli di carta tempestivamente serviti dal personale dell’Auditorium, Scott Matthew inizia il suo set, proponendo cover incluse nel suo imminente nuovo album (leggi). In acustico, voce potente, rielaborazioni sincere, certamente di maniera, da ‘To Love Somebody’ a ‘I Wanna Dance With Somebody’ fino alla più riuscita ‘No Surprises’. Dentro finisce anche uno dei suoi “singoli”, ‘In The End’, figlia abbastanza chiara di ‘Tears In Heaven’ di Eric Clapton. Applausi e il palco rimane vuoto. L’umidità è a livello defcon 5. Ma rimango concentrato. Esattamente dieci anni dopo quella piccola-grande serata de La Palma (locale romano da tempo defunto), quando veniva supportata dai reiterati-impareggiabili Oneida (leggi), ritrovo Charlyn con estrema emozione ed estrema eccitazione. Alla spicciolata fanno il loro ingresso i quattro musicisti che l’accompagnano. Poi nel buio, con indosso un giubbotto di pelle sul retro del quale campeggia il suo logo (appicciato ovunque, magliette ufficiali comprese), entra lei, visibilmente già estraniata (sembra) dal resto del mondo attorno. L’intro scandisce l’arrivo di ‘The Greatest’ (guarda video). E’ già follia. Cat Power penetra e trafigge cuore, testa e anima, con una voce profonda, abrasiva, di straordinaria bellezza. Ed il finale sontuoso è il preludio ad un concerto unico. Enorme. Di un’intensità mai vista.

Aggrappata ai due microfoni, passeggia orizzontalmente per il palco, caracollando, trascinando una gamba, che è poi il trascinare la propria vita. Sopravvissuta e viva al tempo stesso grazie alle sue forze e all’amore delle persone accanto. La voce è roca e flebile quando parla e ringrazia. Magnetica in quei passi senza ordine apparente. Un viaggio a scandagliare i tormenti e i fantasmi. Un autentico esorcismo del dolore. Parlare dei brani mi risulta sempre difficile, figuriamoci dopo un’esibizione del genere. Impossibile toglierle gli occhi di dosso. Quello che invece sovente fanno alcuni impietriti, imbellettati, incravattati, improfumati, inanimati, imbustati, inadeguati personaggi dalle fattezze anatomiche (dotati cioè di olimpiche facce di cazzo), che evidentemente si aspettavano una cantante d’opera o di musica leggera dall’ugola gorgheggiante. Ogni momento sembra essere l’ultimo. Ogni pezzo ha una forza dirompente senza pari. Sconvolgente. L’universo a parte di ‘King Rides By’, il gorilla che campeggia alle spalle di ‘Always On My Own’, una spettrale e totale versione di ‘Angelitos Negros’ portata al successo da Roberta Flack nel 1969 (e presente in ‘Jukebox’), ‘Cherokee’, quella ‘Nothin’ But Time’ (guarda video) accompagnata dalle immagini del video che ha come protagoniste due ragazze che sfrecciano ad Albuquerque in sella alle loro BMX, quanto ancora? Poi ad un certo punto il break. Si ferma. Fa segno con le mani che non sente. Sente male. Cominciano lunghi minuti di colloqui con tutti i musicisti e con il fonico di palco. Poi è lei stessa ad annunciare che non ha sentito nulla, che ha sentito tutto male, si scusa, sembra ripensarci. Scende dal palco. Ed esce. I musicisti continuano a suonare una sorta di “tappeto” riempi qualcosa. Il pubblico la chiama. Passano i minuti. Alcuni di quelli giunti al Teatro dell’Opera si alzano e se ne vanno. Io guadagno tempo e vado a comprarmi una maglietta. Allo stand del merchandise, posto all’esterno della Cavea, ci sono due signore “di quelle”, piene di gioielli e oro, truccate come neanche una drag queen, che si lamentano con la povera ragazza addetta alle vendite: “Dovrebbero ridarci i soldi, ma che si fa così?”. Io la guardo stupito come un panda davanti ad un cocomero parlante, d’istinto vorrei risponderle “ma se ne vada affanculo babbiona” e invece molto educatamente le rispondo: “Signora, fin qui ha fatto un concerto eccezionale… cosa vuole?”. Lei abbassa gli occhi, scuote la testa e se ne va con l’amica dalla borsa firmatissima. Cat Power rientra. Mi butto nel parterre. Le facce olimpiche qui pullulano e sembrano proliferare ad ogni angolo. Una gentilissima singora di giovane età ma di vecchio cervello, mi intima di abbassare le braccia, alzate non di molto sopra la testa per catturare qualche immagine-video che vedrete da queste parti, ma lo fa dandomi di fatto una pacca-schiaffo sulla spalla con l’intento di togliere lei l’apparecchiatura. Riprendo a filmare e dopo cerco l’educanda che invece si posiziona accanto a me, cinta da un compagno figlio di qualche fiore appassito e ancora (nel 2013) con la sciarpetta al collo comprata al negozio del bangla sotto casa.

La gente si è ormai assiepata ai bordi del palco. Non è un bis. E’ un’altra parte di concerto. L’intensità forse è andata perduta? Neanche per sogno. Nella sua sfilacciata, surreale bellezza, questo finale è da ricordare. Non fosse altro perchè arriva ‘Shivers’, brano firmato dal compianto Roland S. Howard, brano dei Boys Next Door di Nick Cave. Come non amare questa artista? Che avrebbe fatto la fortuna di una come Vivienne Westwood nella Londra di fine ’70, che sta facendo la nostra con un’attitudine selvaggia, legata e prossima al confine dell’autodistruzione (mentale prima ancora che fisica). Claudicante continua a sistemare casse e a parlottare con i quattro musicisti, poi il gran finale la vede impegnata a lanciare magliette (tante) e fiori bianchi sulle note del piano di ‘Ruin’ (guarda video). A qualcuno dalla spiccata “erre moscia” nobiliare questo non va bene, “una cosa triste” dice un olimpionico da poco medagliato, la cosa triste è averti visto qui, credimi. Visibilmente sfiancata, ringrazia a mani giunte, battendosi il petto, salutando come uno scout. L’ultimo applauso. Momenti di commozione e stupore. Tutto e il contrario di tutto. Tutta l’essenza di un’artista pura. Vinta e rimersa dalle sabbie mobili della propria esistenza. Ardente e lancinante. Ti voglio bene Charlyn.

Emanuele Tamagnini

39 COMMENTS

  1. La cosa triste, molto triste, estremamente triste è il pubblico di ogni cazzo di concerto romano. Non se ne può più: fumano, parlottano, si lamentano, riprendono TUTTO il concerto. Fanno QUALSIASI COSA tranne godersi il live.
    Aridatece i sordi, non se sente quello, non se sente quell’altro.
    Cioè chiariamo, ieri l’organizzazione-auditorium ha fatto una figura di merda da antologia, con evidenti problematiche tra artisti e tecnici. Un po’ colpa degli uni, un po’ degli altri, un po’ della pioggia, ma la figura rimane.

    Però voi non potete rompere così i coglioni a chi si vuole solamente sentire un concerto.

  2. Ieri ero al concerto. Ma a un certo punto sono andato via, prima della lunga pausa di cui parli, perche’ mi sono sentito a disagio. Quella che vedevo sul palco era una persona che stava male e avrebbe preferito trovarsi altrove e noi tutti seduti a guardare quella persona soffrire. Nonostante la bellezza della sua voce mi sembrava una specie di zoo un po’ macabro di cui non riuscivo ad essere spettatore.

    • EH MECOJONI! quella persona che “soffre” che dici tu, ha preso un impegno e si becca fior fiori di quattrini per ogni data del tour. tu non riuscivi a fare da spettatore? tu paghi…che colpa hai, te ne vai per rimediare a cosa?? tu a disagio?? ma ragazzi roba da matti!

  3. La sera prima a Milano ha fatto un concerto pazzesco, certo un po’ di disagio interiore e pazzia si avvertiva, d’altronde non sarebbe Cat Power. ma era felice di essere lì e non ha mancato di ribadirlo almeno 3 volte durante il concerto. Ha interagito tantissimo con il pubblico, condividendo sigarette, lanciando sguardi, osservando tutto, sorridendo. A parte un piccolo gesto a un fonico durante la prima canzone non c’è stato nessun problema. Anzi non c’è stata neanche la pausa prima dei bis, ma 80 minuti di musica ininterrotta. Questo solo per dire, non attribuite ciò che è successo al suo stato personale. Potrebbe essere un errore dovuto solo ai suoi famosi “precedenti”. Secondo me in questo tour si è ripresentata con tanta voglia di suonare e felice, a modo suo, per essere “still alive and here with you” come ha detto a Milano. Per il pubblico… beh, che ce voi fa’! A Milano per una volta quasi nessuno filmava o fotografava. Era impossibile farlo, bisognava solo guardare e ballare! Tutto ciò detto da una che tendenzialmente odia Milano e adora Roma. E non viene da nessuna delle due città 🙂

  4. Mio caRo impara a scrivere gli articoli come fossi un giornalista e non come un aspirante stolker. Lascia perdere la prima persona singolare perche in pochi se la possono permettere e tu non sei tra questi. Abbi rispetto per gli altri spettatori. Nessuno ieri poteva rivaleggiare con te in quanto a snobismo. Pretendere che si vada a un concerto solo dopo aver studiato la biografia dell artista cosi da comprendere e perdonare eventuali inadeguatezze è semplicemente ridicolo. Tu puoi essere FAN di chi credi ma non ci sono obblighi di legge. Il concerto di ieri è stato per molti versi imbarazzante e la voce, seppur splendida, da sola non basta. Ora classificami pure nella categoria che più ti aggrada mettiti le cuffie accendi lo stereo e ritorna nella terra dei giusti.

  5. “Lascia perdere la prima persona singolare perche in pochi se la possono permettere e tu non sei tra questi”. Abbi rispetto te per gli altri. Io sono giornalista da prima che tu diventassi “tifoso” della musica. Non ti classifico da nessuna parte, sprecherei del tempo prezioso.

  6. Thank you for the review. It seems that it was a very special concert, with many sound problems, but i’m very happy that you had a good time with Chan and the band!

  7. Ma il dubbio che gli “impietriti, imbellettati, incravattati, improfumati, inanimati, imbustati, inadeguati” abbiano pagato il biglietto esattamente come te ti è venuto?
    O devono essere tutti esperti di passate relazioni di Chan Marshall?

    • Però c’è questo problema per cui più o meno dai tempi di Euripide per vedere uno su un palco paghi il biglietto, e altro non ti è chiesto. Ne consegue che l’artista non può scegliersi il pubblico, ed è quindi costretto a fare il meglio che può.
      Ora, oltre agli ingioiellati – tanto per riciclare le battute di John Lennon – c’è magari qualcuno (cioè quasi tutti) che s’è scaricato il torrent di You are free o The greatest e ha pensato “non male questa” (cioè il pubblico di quasi tutti i concerti, anche degli U2), poi si trova davanti una cosa del genere ed esprime, più o meno garbatamente, il suo dubbio di aver buttato i soldi, cosa che sin dai tempi di Euripide non piace a nessuno.
      Cosa gli diciamo a questo povero zoticone? Di Giovanni Ribisi? Gli interesserà?

      • Non capisco cosa vuoi. Il discorso è generale su molti commenti ascoltati personalmente in tribuna e nel parterre. Di una minoranza fortunatamente di pubblico. Ognuno è libero di dissentire come meglio crede, ci mancherebbe, di andarsene, di bestemmiare, di fischiare o applaudire. Dai tempi di Euripide però bisognerebbe avere più educazione e rispetto. Che sia “una cosa del genere” poi è una tua opinione. Sono opinioni… è solo musica.

  8. Al solito si punta alla luna e si guarda il dito: non è una questione di avere in testa a memoria la biografia di cat power, ma SE NON ALTRO di essere consapevoli del contesto in cui si è, in cui è nata/cresciuta l’artista.

    Poi a posteriori le critiche al live sono assolutamente legittime e, visti i problemi tecnici, motivate.

    Ma la parte puramente empatica, dolorosa, penetrante è stata, a mio avviso da 10 e lode almeno fino al break.

    just my 2 cents

  9. Con grande dispiacere, devo dire che il concerto di ieri è stata una delusione totale, questo nonostante la sua voce dal vivo sia fantastica.
    La band era totalmente slegata, mi davano l’impressione come se non avessero mai suonato assieme.
    Sono uscito deluso, nel mentre provava ad imbastire una jam(?) alla fine di Ruin. Durata oltre ogni ragionevole misura.
    Spero di poterla rivedere in una forma migliore: quanto visto ieri è davvero poco.

  10. Non conoscevo il disco e non l’avevo mai sentita, e mi ha commosso. Naturalmente porta la sua sofferenza,proprio per questo vuole essere ascoltata, o no?
    Invece chiedo a voi,non sarà che questo spazio è inadeguato?L’auditorium è splendido ma non si crea scambio, non si costruisce atmosfera, o sono io che vado solo a concerti semivuoti?
    Che ne pensate?

    • Concordo, ho pensato la stessa cosa. Ho avuto la sensazione che cercasse un contatto ed un’intimità con tutti noi. Il palco mi è sembrato enorme e l’Auditorium in genere, nella sua smania di sofisticatezza, rischia di risultare asettico e arido. E anche troppo rigido: quasi al termine del concerto ho voluto scendere dalla tribuna alla platea per avvicinarmi al palco, ma il personale l’ha impedito obbligando tutti ad uscire da sopra.

  11. Io c’ero 10 anni fa a La Parma…ero incantata e non ero riuscita a vedere la faccia di Chan coperta dalla sua timidezza, fragilità e chioma…c’ero pure al Piper qualche anno dopo dove l’ho vista saltare e fare ruote e spaccate sul palco…beh…un gran cambiamento, una mutazione, mi ero detta…strabiliante…Ieri sono uscita dal concerto angosciata, allibita con una gran pena per lei, i musicisti e soprattutto quel povero cristo che le spostava i microfoni e i cavi…avrei preferito nn esserci

  12. Salve, sono il fonico del service che fornisce audio e luci in Auditorium e che ieri era presente per fornire assistenza tecnica alla crew di Cat Power.L’Auditorium forniva come sempre in Cavea l’impianto audio, il mixer di sala e le luci.Backline, mixer di palco, in ear monitors e tecnici erano invece a seguito della produzione.Presto servizio al Parco della Musica da sette anni e noni era mai capitato di assistere a nulla del genere.La complessità emotiva dell’artista(che non va discussa nè tantomeno giudicata) non giustifica affatto l’imbarazzante lavoro che i suoi fonici sono riusciti a fare.Se anche non avesse piovuto per tutto il giorno, cosa che ha reso impossibile svolgere un sound check adeguato, sono certo che il risultato sarebbe stato lo stesso.La spiazzante inadeguatezza tecnica che il personale a seguito ha dimostrato per tutto il giorno mi lascia francamente perplesso.L’Auditorium e la squadra tecnica che rappresento, come sempre, hanno fatto tutto il possibile per consegnare un impianto audio adeguato e perfettamente funzionante nonostante l’acqua presa per tutto il giorno.Se invece il suo fonico di sala non è riuscito neanche dopo un’ora a reverberare la sua voce o se per i primi tre brani avete sentito la cassa sul Left e il rullante sul Right dell’impianto la colpa non è certamente dell’Auditorium.

    • a me francamente gli errori del fonico sono sembrati così amatoriali che trovo difficile credere alla sola “inadeguatezza professionale”.

      Poi sicuramente è così e lo staff tecnico dell’auditorium avrà svolto al 100% il loro lavoro (cosa che tralaltro negli altri live è sempre successa), ma l’incompatibilità tra artista/fonici/tecnici mi è sembrata palese.

      Senza voler dare colpe addosso a nessuno, è stata una cosa piuttosto pietosa.

  13. allora io ero presente, devo dire che conoscendo l’artista che è emotivamente instabile (leggetevi la biografia, ci sono stati concerti che è stata seduta in un angolo del palco a piangere) non capivo fino a che punto i problemi tecnici fossero reali. Mi è sembrato di capire che il problema dell’audio fosse reale verso la fine ma nn sono un tecnico quindi non so dare un giudizio. Ovviamente il suo comportamente è stato strano ed era visibilmente molto scossa e turbata e le canzoni erano quasi irriconoscibili dato che improvvisa molto e le allunga di decine di minuti. Non saprei esco da questa esperienza un po perplesso e considerate che chan è una artista che adoro da anni e ho tutta la sua discografia

  14. Capisco che l’Auditorium fornisce soltanto il service, e l’assistenza, ma credo che ieri avrebbero dovuto rendersi conto durante il check che i suoni erano sballati. La batteria non si sentiva, la chitarra di destra era assente ed anche l’altra in un paio di canzoni. Le percussioni coprivano tutto quando entravano,e poi sul palco il suono sarà stato pessimo.

    Voglio dire potevano fare qualcosa loro, e aiutare gli incapaci tecnici di Cat Power.

    Inoltre perchè non spostare il concerto dentro visto che di sale ce ne sono a bizzeffe ?

    Ed ancora a chi è venuta l’idea di un palco cosi inutilmente grande, anzi dannosamente grande, quando sia i National sia ieri Cat Power non facevano altro che spostarsi per cercare il contatto con il pubblico, con evidenti problemi di ascolto visto che uscivano dal campo delle casse spia??

    • Quando i tecnici di una produzione stanno al lavoro noi siamo solo in assistenza e non possiamo dare indicazioni in merito al gusto che si dovrebbe usare in un missaggio dignitoso.Una volta spiegato come interfacciarsi e usare la nostra strumentazione loro dovrebbero fare il loro.Non posso andare dal fonico e dirgli che la cassa fa schifo o che la chitarra la terrei più alta.Per quanto riguarda il palco è così grande per dare la possibilità all’orchestra della Accademia di Santa Cecilia di potersi esibire sullo stesso palco.Il contatto con il pubblico lo puoi certo trovare e i The National e tanti altri lo hanno dimostrato.Il problema degli ascolti non sussiste, tanto più ieri dove non c’èrano monitor ma solo sistemi in ear.Per concludere, dopo l’interruzione che c’è stata, i due fonici si sono scambiati i ruoli.Lei ha preteso che il fonico di palco andasse in sala e quello di sala sul palco.E’ quindi evidente che i problemi erano esclusivamente da ricercare nel loro operato.Ciao

  15. DNA CONCERTI:
    Il concerto di Cat Power al Parco della Musica è stato complicato da alcuni problemi tecnici esclusivamente interni alla produzione dell’artista, e non imputabili in alcun modo alla location o all’organizzazione.
    Chan sentiva male la sua voce sul palco a causa dell’impossibilità di effettuare un soundcheck adeguato nel pomeriggio per via della pioggia incessante, e tenendo in modo paritcolare a questo concerto a Roma dove non si esibiva da molti anni, si è risentita di non potere, a suo avviso, offrire uno spettacolo all’altezza delle sue aspettative.
    Come organizzatori della tourneè italiana abbiamo la più grande riconoscenza per il Parco della Musica che ha permesso all’artista di esibirsi ben 60 minuti oltre il coprifuoco imposto dalla legge, così da poter effettuare l’intero set nonostante il tempo perso all’inizio e di permettere allo show di ritrovare la giusta intensità dopo la lunga interruzione che ripetiamo non causata da mancanze tecniche esterne allo staff dell’artista.
    DNA concerti

  16. E’ teeribile. Sono qui davanti a questo monitor da tre ore, a compilare fogli Excel. Pensate che dove lavoro io, l’analisi statistica dei dati me la fanno fare con Excel. Io che ho una laurea in matematica ed una specializzazione in probabilità, ridotto a calcolare regressioni ai minimi quadrati con Excel. Compilare fogli Excel mi spezza il cuore. Excel non ha anima. Necessiterei di R oppure Matlab, che hanno le routine e librerie migliori tramite cui potrei esprimere al meglio le mie capacità critiche ed analitiche dei dataset su cui lavoro. Non posso esprimere me stesso al 100% con Excel. Ora mi alzo e dico al mio capo che così non posso più lavorare, ne va della mia professionalità, di più, della mia dignità di persona.

    • E se invece il tuo capo ti mettesse a disposizione Matlab 2012 con le ultime librerie però da far girare (lo so, non è possibile ma azzardiamo) su una vecchio pc, diciamo un Pentium 2? O i dataset a tua disposizione fossero realizzati a cazzo di cane?

      Potrei sbagliare (non ero neanche al concerto e neanche a Roma, ho solo letto la recensione) ma il concetto di fondo della questione non credo sia “far le nozze con i fichi secchi”, semmai è “far le nozze con il caviale, però servito da camerieri incompetenti a mani nude e sporche di pupù”, ovvio che lo chef possa aver qualcosa da ridire.

        • lavorerebbe cmq, si farebbe il c**o cmq, anche il doppio, perchè sennò non porterebbe la pagnotta a casa…

    • bravissimo…. e che dire di me che ho un pc lentissimo e una sedia che lentamente durante la giornata cala…

  17. Ero al concerto di Cat Power ieri sera e conosco la sua biografia ed i suoi dischi. Conosco pure Euripide. Ho visto i radical chick e gli hipsters di cui parla l’autore ed ho sentito i loro discorsi fastidiosissimi e stereotipati sul rock mentre aspettavo di entrare. Ho visto Asia Argento, Valeria Golino, Angela Baraldi, ossia il bel mondo di cui si parla. Detto questo, per quanto si può essere indulgenti ed innamorati (artisticamente senz’altro, ma pure sentimentalmente per quanto mi riguarda) della performer, quando si chiudono le luci, la parola passa all’artista. E se qualcuno del pubblico ne esce deluso, la colpa non può certo essere la sua. Detto questo, la Cavea ha un suono molto buono e non mi è sembrato che ci fossero errori gravi nel settaggio degli strumenti.

  18. “Una gentilissima singora di giovane età ma di vecchio cervello, mi intima di abbassare le braccia, alzate non di molto sopra la testa per catturare qualche immagine-video che vedrete da queste parti”

    E’ il motivo per cui non vado più al cinema o ai concerti: non posso filmare durante l’esibizione, non posso telefonare durante il film…c’è pure chi si incazza se al teatro mi permetto di fare illuminanti commenti col mio vicino durante la rappresentazione, cose da pazzi!

  19. Il Concerto di ieri sera è stato una vera sofferenza.
    La pioggia ha certamente ritardato e limitato il soundcheck, oltra a posticipare l’orario d’ingresso (causa seggiolini bagnati).
    Ma non credo si possa negare il disagio vero (fatta eccezione per la ragazza con il vestito verde davanti a me) nell’assistere all’esibizione di una grande del Rock che, ahimè, ieri era assente ingiustificata.
    Non parlatemi di grande concerto, ma neanche di sangue caldo, audio da schifo, empatia, anima, voce, arte.
    Accusare l’amplificazione della propria inadeguatezza è tragico.
    I primi ad essere in imbarazzo sono stati i membri della band.
    Un tecnico del suono le ha fatto da badante, ininterrottamente.
    Mi chiedo come non sia caduta, almeno una volta.
    Io ieri sul palco ho visto solo un corpo vuoto. La voce a fatto capolino a sprazzi.
    Mi dispiace per Chad, perché ne conosciamo (si fa per dire) i drammi grandi e piccoli, le difficoltà, il male di vivere e tutto ciò che di bello (per noi che la ascoltiamo) ne consegue.
    Ma non è giusto ridursi in tali condizioni prima di un concerto già rimandato, rinviato e recuperato proprio ieri.
    Almeno, però, ho sentito qualcosa di interessante: Scott Matthew.

  20. Sottoscrivo tutto quello che ha detto Panic.

    E’ una grande artista/songwriter ma ieri sera era fuori come un balcone.
    E la sofferenze della vita bisogna saperle convertire in intensità interpretativa, non in postumi da sbronza. In tutto ciò, ha cantato bene, la sua voce è fantastica, è pure bella e affascinante. Perchè cavolo si è ritirata?

  21. Ieri c’era di tutto.. I fan vecchietti della prima ore, quelli giovani stupiti e quelli giovani annoiati. Le signore dell’abbonamento a santa cecilia e i vip accerchiati da chi vuol essere un vip. C’era un posto splendido che negli ultimi anni ha garantito dei concerti pazzeschi e c’era il diluvio che non aiuta, il team di cat power non era all’altezza delle difficolta. Il suono che voleva riprodurre troppo complicato per quel tipo di situazione emotiva. È salita sul palco stravolta, lo sguardo perso e barcollante. Senza pelle. Se fosse un’amica faresti di tutto per farla scendere, darle qualcosa e farla dormire 12 ore.

    Ma il suo dolore è la sua arte e piu lei soffre piu è meraviglioso sentirla. Siamo stati carnefici ed ostaggi allo stesso tempo.

    Ma lei lo aveva gia cantato
    Last time I saw you, you were on stage
    Your hair was wild, your eyes were bright
    And you were in a rage
    You were swinging your guitar around
    Cuz they wanted to hear that sound
    But you didn’t want to play
    And I don’t blame you

    I don’t blame you

    Been around the world, in many situations
    Been inside many heads in different positions
    But you never wanted them that way
    What a cruel price you thought that you had to pay
    Them back for all that shit on stage
    But it never made sense to them anyway
    Could you imagine when they turned their backs
    They were only scratching their heads
    Cuz you simply deserve the best
    And I don’t blame you

    I don’t blame you

    They said you were the best
    But then they were only kids
    Then you would recall the deadly houses you grew up in
    Just because they knew your name
    Doesn’t mean they know from where you came
    What a sad trick you thought that you had to play
    But I don’t blame you

    They never owned it
    And you never owed it to them anyway

    I don’t blame you

  22. Cristiano P.
    Comunque questo (intendo quello di Nerds Attack) è il live report migliore che abbia letto. Per quello che vale, giusto come attestato di stima. E’ triste che di decine in circolazione, se ne possano salvare solo due o tre, scritti con un po’ di testa. Circa gli altri, invece, fa spavento l’enormità di penne annoiate e imbolsite che circolano, ed è triste vedere una mandria così folta di gossippari del cazzo prestati alla musica per hobby, c’è poco da dire. Poi succede che va a puttane il concerto di una che ha dimostrato talento artistico a valanghe e la conclusione è che tanto è matta. Non ci pensano nemmeno che – come poi è stato – possa essere una questione tecnica. Una persona normale fa caso due minuti al fatto che possa sembrare strana, poi va oltre e si gode il concerto. Se non lo fa è perché non ha gli strumenti critici: c’è poco da fare, il gossip è la ritirata strategica di chi non sa che scrivere.
    Come andare al concerto di Daniel Johnston e fissarsi ossessivamente sul fatto che trema. Grazie al cazzo, sei più idiota te che pretendi che non lo faccia o è matto lui, che è così di suo?
    Vabeh, stima eterna per nerdsattack.

  23. Ho seguito il concerto, mi piace da sempre Cat, almeno da you are free,non sono una signora ingioiellata, ma il tutto è stato deludente. La voce era bella, la band modesta e sferragliante l’impianto ancora peggio . Lei stava male o aveva bevuto. Ora è noto che i fan amano tutto e si immedisimano nella vita e nei problemi dell’artista preferito, però all’auditorium è andata male.
    Speriamo che si riprenda.
    Quello che l’ha preceduta era atroce, secondo me suonava trenella metro i suoi accordi elementari

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