Caroline Andersen & The Treats @ Mads [Roma, 26/Febbraio/2010]

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“Apart from the music, I’m a Norwegian Porn Actress, Go-Go Dancer, Stripteuse, Burlesque dancer, and general good time girl”. Così si presenta la formosa norvegese Caroline Andersen in una serata da ampi respiri primaverili e antichi pruriti adolescenziali. Tanta curiosità potè prima dell’interesse reale verso un discreto e ben suonato punk’n’roll dai docili riff bubblegum e dalle irriverenti trame power pop. San Lorenzo è sempre il solito pullulare di anime più o meno in pena, e al fianco del prode Cecco e del tagliente Aguirre, ci muoviamo alla volta di nuove avventure nerdiche targate venerdì sera.

Quando arriviamo al Mads, satolli di pizza in PVC annaffiata da ottimo caffè triestino e con una copia in vinile di un seminale ‘Hunky Dory’ stampa RCA intonsa, sul palco stanno ultimando la loro performance i tre Beats Me. Alla chitarra vengono supportati da Flai (Montecristo) e rispetto ad un recente passato li ritrovo molto più quadrati e tirati. Punk’n’roll rauco e compatto. Fuckin’ cool guys!

Il tempo di una boccata d’aria che il quartetto nordico ha già preso posizione. Caroline Andersen sembra la Mucca Carolina. Trecce bionde, occhiali a cuore stile Lolita, calze a rete, tacchi alti e un vestito nero in PVC (esattamente come la pizza) che deve ogni volta tirare in basso per non rimanere in mutandoni. Alla chitarra un navigato Morten Henriksen ci ricorda i suoi Yum Yums (più volte reportati dal nostro Olaf Dante) ed è forse per questo che il “suono” esce sicuro, mestierante, seppur i riff siano sempre i soliti noti. Molti attempati avventori, tra una sbirciata al DVD-XXX presente sul banco merchandise e una alle procaci power-poppe della biondona, si muovono colti da raptus libido-danzereccio. Il bel volto sorridente e un po’ affaticato da tanta abbondanza giunonica, ammicca e chiede consensi. Si piega a baciare per due volte una ragazza tra il pubblico, ancheggia, ondeggia e scuote il sederone, mentre uno dietro l’altro scorrono i brani che andranno a comporre il disco d’esordio. Parla di gelato italiano, manda smack, chiama a raccolta gli adepti, sbaglia due-tre entrate vocali, e alla fine lancia i desideratissimi mutandoni. Evasione e divertimento. Si torna indietro canticchiando ‘Andy Warhol’ e ‘Life On Mars’, con un cornetto alla crema nell’esofago e il PVC che torna a farsi sentire.

Emanuele Tamagnini

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