Carl Craig And The Innerzone Orchestra @ Auditorium [Roma, 12/Gennaio/2008]

397

Direttamente da Detroit il guru della techno afroamericana ci guida dentro un esperimento che oltrepassa i ritmi spezzati della d’n’b per fondersi con pianoforte, percussioni, basso, moog, batteria e software per produzioni elettroniche. Il risultato è un meltin’pot che ha tutta l’energia colta del jazz soul, un percorso unico che oscilla tra l’improvvisazione e la cura magistrale per tutte le sfumature del suono. Innerzone Orchestra è un ambizioso esperimento fusion che vede protagonisti Chicoine (aka Recloose) e i jazzisti Paul Randolph al basso, Craig Taborn al piano e il batterista e percussionista Francisco Mora, diretti dal maestro Carl Craig in consolle. Da più di 15 anni Carl Craig e la sua orchestra producono un sound di alto livello, da ‘Bug In The Bassbin’ del 1992, ‘Programmed’, del 1999 per la Talkin’ Loud di Gilles Peterson, per citarne alcuni, fino a ‘The Detroit Experiment’ prodotto nel 2003 da RopeaDope Records – Rykodisc International, un vero e proprio capolavoro definito Jazz Active da ascoltare in camera col volume a palla per non lasciarsi sfuggire nemmeno una sfumatura di virtuosismi che passano per l’hip hop, il jazz e il soul . Dal 1989 Carl Craig non si è fermato mai e di strada ne ha fatta molta diventando un’icona non solo per la scena techno-Detroit ma per la sperimentazione elettronica in generale. Di passi ne ha fatti molti percorrendo le strade diverse dell’hip hop, della d’n’b, fino all’ambient e al jazz ma senza un’ordine preciso. Progetti paralleli che non l’hanno mai distolto dalla vera passione per la cassa dritta e cadenzata di quel genere inconfondibile che porta quasi il suo nome: la techno Detroit. Profondamente eclettico Carl Craig è un punto di riferimento della scena musicale contemporanea proprio per questa sua sensibilità camaleontica.

Non mi stupisco per questo del calore che il pubblico dell’Auditorium dimostra a lui e alla sua orchestra, un pubblico che è consapevole dello spessore artistico di questo giovane producer che ama la musica e si mette in gioco reinterpretandola con professionalità e proponendola in tutte le sue sfaccettature con produzioni originali e remix memorabili come ‘Urban Affair Mix’ di ‘Moment Of Truth’ di Brian Transeau e il remix di ‘God’ che ha fatto diventare famosa Tori Amos. L’esperimento fusion a cui abbiamo assistito è Afroamerica ed Europa insieme, ritmo tribale e raffinata tecnologia, calore analogico e freddezza sintetica. Come un direttore d’orchestra, Carl Craig tiene i fili di un progetto raffinato che commuove ed esalta un pubblico attento nonostante swing a volte lenti, per natura spezzati, sincopati e ripetitivi. Seppur ancorati alle poltrone della sala Sinopoli, ci si lascia trascinare dentro una performance che raggiunge l’acme con un atteso e insieme inaspettato bis che finalmente vede protagonista la ritmica elettronica di un Carl Craig che abbiamo visto spesso mettersi da parte per dar spazio agli assoli di ognuno dei componenti della sua orchestra. Un grande Carl Craig, umile, comunque estremo ed eclettico insieme.

Raffaella Bordini

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here