Caribou @ LimeLight [Milano, 21/Settembre/2012]

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Di nuovo a Milano, di nuovo a deliziarci col loro suono elettronico, ma neanche troppo, grazie alla Grinding Halt Concerti che già nel 2009, durante Parklife al Circolo Magnolia di Segrate, ci fece apprezzare Daniel Victor Snaith, alias Manitoba, alias Daphni, alias Caribou, alias un sacco di cose. Una band, un one-man-band, una macchina da club ma non solo che è trasversale nel mondo dell’indie e che riesce a connettere tra loro persone, visi, trend, attitudini e stili diversi. La grandezza di questa band, o meglio, del ‘matematico’ Dan non ha aggettivi, almeno in questa fase fantastica della loro/sua storia, altrimenti non si spiegherebbe cosa stiano facendo in tour con i Radiohead. E non crediamo che Yorke e soci si siano rincoglioniti di punto in bianco. Degli stronzi non sono mai stati e se li hanno scelti per aprire le loro serate, un motivo c’è. E’ la matematica, bellezza! Tutto torna. Così almeno argomenterebbe Dan ad una possibile domanda. Ma oltre al tour con la band dell’Oxfordshire, si dedicano qui a Milano un’unica, importante, magica serata tutta per loro, da headliner senza neppure un gruppo spalla.

Il concerto, inizialmente programmato ai Magazzini Generali, viene spostato qualche giorno fa al Lime Light. I motivi sono legati (da quanto si apprende in sala) ad eventi collaterali della ‘settimana della moda’ (siamo a Milano, ci vuole pazienza oppure tanta, tantissima ultraviolenza). Beh, li per li tiro un sospiro di sollievo immaginando che almeno l’orario non sia quello scritto sui vari dispacci di agenzia, 20.30. Col cazzo. Viene infatti confermato nella migliore/peggiore tradizione meneghina. Si tira sino alle 21.00 spaccate tra una chiacchiera e una birra, tanto per permettere a qualcuno di finire il panino e la pizza e darsi una pulita alla bocca. Dan e gli altri salgono sul palco e si tolgono le scarpe da tennis. Avviano i loro Mac e dopo un largo sorriso attaccano con ‘Kaili’. Elettronica? Neo-psychedelia? Deep house? Bla-bla-bla?? La band è più rock di molte altre e di quanto si sente in giro. I ragazzi, primo tra tutti il batterista, picchia veloce sui minuti tamburi. L’ipnotico flauto di ‘Leave House’ scongela gli animi e fa muovere le prime fila. Ma è con ‘Noibe’ e Sundialing’ che Caribou fa il pieno di braccia alzate. Qualcuno grida ‘Sundy’ (ero io, ovviamente), ma riattaccano con ‘Bowls’ come pe dire “ehi, caro, questa sera non se ne parla. Stasera facciamo solo ‘Swim’, accontentati di due pezzi di ‘Andorra’ e balla per dio!”. L’ottavo pezzo è ‘Hannibal’ che nell’esecuzione live amplifica l’ansia da attacco scandito dal quel basso che pare non riesca mai a volare. Escono e rientrano rapidamente per i bis. Ma ci concedono solo ‘Sun’, salutano e volano verso Roma. Domani ci sono i Radiohead. Un appuntamento che, certamente, li lancerà ancora più in alto, per lo meno qui in Italia. Nel frattempo sono le 22.10. Un ora di concerto, un po’ pochino, se proprio vogliamo trovare una pecca.

Andrea Rocca

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