Caribou + Battles @ Villa Ada [Roma, 23/Giugno/2011]

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Gran bella serata al Laghetto di Villa Ada nell’ambito del festival “Villa Ada incontra il mondo”, serata mite e per fortuna non troppe zanzare voraci in questo appuntamento di inizio estate, sul palco un doppio set con i Battles e Caribou. Sottolineo la bontà dell’impianto, decisamente all’altezza e con volumi giusti, capaci anche di coprire il vociare dei classici vicini che sono là giusto per bearsi di quanto sia figo fare filmati con l’Iphone e organizzare proprio lì per lì una trasferta ad un festival con gruppi fighi figamente imperdibile per bearsi anche lì di quanto sia figo fare filmati con l’Iphone e organizzare una ulteriore trasferta figa – che belli certi indieglam così indiemente vestiti a cui non frega indiemente un cazzo di chi sia la band indie sul palco, l’importante è ciucciare indiemojito.

Sul palco spicca il solito crash alto due metri del drumset di John Stanier è là in mezzo al palco, Ian Williams si sistema in mezzo a un paio di synth e campionatori e subito inizia a crearsi sample vari da rimandare qui e là, marchio di fabbrica del modus operandi dei Battles, Konopka è il cecchino infallibile creatore di giri di basso che contrastino e si amalghimino al potente drumming di Stanier, stasera all’apparenza più sobrio di altre volte. L’attacco è con ‘Africastle’, in mezzo praticamente tutto l’ultimo disco, ‘Gloss Drop’ e nessuna concessione al passato di formazione a quattro, né i brani geometrici dei primi EP, né le “hit” di ‘Mirrored’. I pezzi cantati da Kazu Makino, Mathias Aguayo, Gary Numan vengono proposti con le voci registrate e i volti degli ospiti virtuali fanno capolino su due pannelli (non si vedrà invece il faccione spiritato di Yamantaka Eye nella conclusiva ‘Sundome’). L’idea geniale con l’abbandono di Tyondai Braxton è stata reinventarsi un po’ cazzoni, con alcuni pezzi dalle atmosfere caraibiche, estive, melodie coinvolgenti che fan muovere il pubblico -impossibile restar fermi su ‘Wall Street’-, interpretati qui e là dagli stessi musicisti con qualche passetto di danza, ben diversi dai Battles più freddamente funambolici (ma non meno eccelsi) visti in azione un lustro fa al Brancaleone. Konopka che prende per due volte il microfono per ringraziare il pubblico e Roma la dice lunga, vista l’aurea di riservatezza del personaggio. ‘Gloss Drop’ è un buon disco che rende meglio dal vivo e in un contesto del genere esplode in tutto il suo valore.

Così come dal vivo esplodono letteralmente i brani di Dan Snaith alias Caribou. Non son un grande appassionato dei suoi dischi, non da dedicarmici a continui ascolti quantomeno, ma l’approccio dal vivo, con tanto di scatenata full band al seguito, mi colpisce alquanto e, come me, tutti i presenti pronti a saltare, batter le mani, lasciarsi coinvolgere dal matematico canadese che canta, armeggia con manopole varie, suona le tastiere e s’accomoda pure alla batteria. L’approccio più fisico dovuto ai tre strumentisti (particolarmente a un batterista – drum machine con cui il Caribou ingaggerà un paio di duelli all’ultimo beat) aggiunge muscoli a pezzi già trascinanti ma che forse non avrebbero lo stesso impatto se proposti unicamente con loop e basi preregistrate. Il delirio su una acclamata ‘Odessa’ e una scatenatissima ‘Sun’ (che chiude il concerto) evidenziano l’apprezzamento del pubblico, che Snaith ringrazia più volte – ringrazia calorosamente anche i Battles per il loro set. A dover trovare proprio un difetto, la voce, vuoi per il troppo riverbero, vuoi per una non preciso mixaggio, non arrivava pulita e, anzi, a tratti risulta un po’ fastidiosa. Dettagli. Snaith è un performer con i controcazzi ed un suo concerto è una gran bella esperienza, nella cornice del laghetto di Villa Ada ancora meglio. Anche per gli indiefighetti di cui sopra, che tra un mojito e l’altro, si son almeno divertiti zompettando, ballando e chiedendosi ogni tanto “Ma chi è questo che suona allora?”.

Piero Apruzzese

13 COMMENTS

  1. I Battles live sono una band spaventosa. Magari qualche pecca, però sono riusciti ad alienarmi TOTALMENTE. Là a villa Ada c’era gente improponibile che non aveva la più pallida idea di chi stesse suonando. Per dire: un tizio è riuscito a dire riguardo il concerto DEI Caribou (che è noto sono un complesso di migliaia di persone) che “hanno iniziato un po’ in sordina, ma quando hanno attaccato col punk-funk non ce n’è stato per nessuno”. Che amarezza.

  2. A parte il fatto che il primo brano di Caribou avevo già fatto tabula rasa di tutto, io avevo di fianco tre idioti che parlavano di vacanze: uno di come aveva speso poco per viaggio e alloggio da aver “ben 500 euri da sputtanare in alcool e droga”, gli altri due sull’andare all’Indipendent Days perché “si, gli Arctic Monkeys, ma vuoi mettere i Kasabian?!”

  3. Cazzo bel report, porca eva mi sarebbe piaciuto esserci, visto che tra l’altro non conosco quasi per nulla ne Battles ne Caribou, ma purtroppo ‘sto periodo sto raso, e quindi “pausa concerti” obbligata… Comunque quello dei fighettini indie è un grosso problema, specialmente poi ai concerti al chiuso, visto che sono proprio le stesse teste di cazzo che ti parlano e ti fumano addosso… Spero proprio che madre natura se li porti via quanto prima, magari proprio con quei “500 euri da sputtanare in alcool e droga…” ‘na striscia de troppo e poi vabbè, dispiace……..anzi anche no…

  4. Con un passato da fumatore anche a concerti cerco di non esser ipocrita su questo punto (il fumo ormai mi dà fastidio in ogni condizione, non solo a concerti, ma tant’è) anche se beccarsi di fianco ciminiere che non respirano alcuna aria pulita (né ne fanno respirare) durante un concerto metterebbe alla prova i nervi di chiunque. Ma i genialoidi che devono parlare di qualsiasi cosa proprio là di fianco a te, urlando perché possano sentirsi bene tra di loro e devono per forza sovrastare voci e strumenti degli artisti, beh, non so quante volte ho sperato in prove di qualche esistenza divina sotto forma di fulmini inceneritori. Certo, sbroccare di brutto per zittirli non ha prezzo.

  5. Oltre agli indiefighetti ci sono le ragazzine di 17 anni che vanno a rimorchiare che risultano “leggermente pesanti”. Una prima di non so quale pezzo di Caribou ha urlato “OMMIODDIO QUESTA E’ LA MIA PREFERITAAAAAAAAAAAAAA… ADESSO PARTE LA CASSAAAAA!!!!”. Io ero indeciso se ridere o piangere, ma ho optato per la prima perché alla fine sticazzi se sei sottosviluppata.

  6. Amen sugli indiefighettini, il trasformismo del romano modaiolo è oramai conclamato, la moda indie è sghicia, fa rimorchiare, lava via l’immagine del coatto, è una bella maschera per il fottuto con i dischi di Vasco e dei Pink Floyd in auto. Lo stesso fottuto col mojito che ancheggia nel preconcerto con i Jamoroquai. Lo stesso fottuto che si sderena di pasticche al goa il venerdì e si presenta nei concertini hype perchè ci DEVE essere (altrimenti non si tromba) e non conosce un benamato cazzo, per lui “la musica alternativa” (giuro, l’ho sentito) l’hanno portata gli Oasis. Lo stesso fottuto vestito indie ma con la faccia da smaranza, pronto a menar le mani (perchè il vestito lo cambi ma rimani sempre coatto).
    Il tuo report è molto bello, dissento solo sulla qualità dei volumi. Caribou, sencondo me, sarebbe stato molto più coinvolgente con un livello più alto.
    Nota positivissima, vista la contemporaneità di Mannarino al fiesta c’erano pochi fuorisede/anacapito/caparezzi/caposseli.

  7. Il discorso sui volumi era relativo ai volumi medi dei concerti di solito, per esser all’aperto ne ho sentiti di ben peggio – e comunque penso al gentilissimo signore in tuta da meccanico che sul bus mi ha dato indicazioni per arrivar a Villa Ada, nonostante soffra da anni per il “rumore” dei concerti vivendo là vicino, porello.

    Non so quant’essere contento dei pochi da Mannarino, possibile che gli altri si fossero cambiati d’abito e fossero tutti a Villa Ada – per quanto possa esser bello il festival, questo era IL concerto di questa edizione, ahy ahy ahype.

  8. Io ero contento dei pochi presenti a Villa Ada e dei tanti da Mannarino sebbene, come giustamente da te report-ato, il posto pullulasse di fighi indiemente vestiti (e non so chi è peggio).
    Bel concerto comunque, posso cavillare sui decibel, ma la qualità degli artisti non si discute assolutamente!
    Sono vicino al signore in tuta da meccanico.

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