Calibro 35 @ Villa Ada [Roma, 22/Luglio/2014]

524

Allora adesso non è ”tanto per dire”, ma mi viene naturale esordire facendo presente che nemmeno 48 ore fa su questo stesso palco, quello di Villa Ada, l’ultima cosa che ho visto e sentito sono stati I Cani. Ora io vi dico, andate ad un concerto de I Cani, dopo ad uno dei Calibro 35, poi parliamo di Musica. Come una medicazione per le ferite occorse qualche ora fa ai miei timpani, il quartetto manda prima di subito in brodo di giuggiole non solo il sottoscritto, ma tutti i presenti. Sono in molti ad essere accorsi ugualmente sulle rive del laghetto di Villa Ada, nonostante le condizioni metereologiche durante la giornata fossero state tutt’altro che delle migliori, anzi. Del resto gli stessi Calibro dal loro profilo Facebook nel pomeriggio di ieri erano stati chiarissimi riguardo le loro intenzioni: “Stasera suoniamo a Roma, Villa Ada. Il concerto è CONFERMATO anche in caso di APOCALISSE”. Come si spiega cosa fanno i Calibro 35 a chi non ha idea di che cosa si sta parlando? La loro proposta musicale abbraccia spesso e volentieri il funky, ma il vero marchio di fabbrica sono i rimandi  alle sonorità tipicamente anni ’70 della tradizione musicale associata alle colonne sonore dei film definiti “poliziotteschi” dell’epoca. Richiami e cover vere e proprie, come quella del tema di “Italia A Mano Armata”, o anche nel look, o come nel caso di ‘Trafelato’, eseguita “a volto coperto” con dei passamontagna da rapinatori. Il tuffo in queste atmosfere si fonde con massicce dosi di esplorazioni nel campo della psichedelia. In certi frangenti il leader polistrumentista (principalmente tastierista, ma anche sassofonista e flautista), Enrico Gabrielli, sembrerebbe rievocare Ray Manzarek. 
Gabrielli è poi assistito magistralmente dal resto della band, che in più di una circostanza vira su accompagnamenti vicini al sound dei Doors. Che poi si fa presto a dire “accompagnamenti”… Un’altra caratteristica sconvolgente di questa band è la coesione tra i componenti, generatori di un muro di suono compatto ed imponente, ma che al tempo stesso è composto da quattro singoli “flussi”, che quantificano la pregiatissima qualità di ognuno dei facenti parte della band. Dal puro genio di Enrico Gabrielli passando per Massimo Martellotta (chitarra e tastiera), Fabio Rondanini (batteria) e Luca Cavina (basso). La caratteristica che ho riscontrato, ma non sono stato l’unico, è difficile da spiegare. Quando ci si concentra su quello che produce con il suo strumento uno dei singoli membri, è come se questo si ingigantisse a discapito degli altri, tale è la ricercatezza dei suoni e delle armonie. Raramente, solo quando basso e batteria vanno a braccetto, è possibile riuscire ad addentrarsi e concentrarsi a pieno su più di uno strumento, come se ognuno fosse un fortissimo catalizzatore magnetico di attenzione, a meno che non si scelga di venire avvolti e travolti dal suddetto muro e da tutti i flussi congiunti. 
Mi viene in mente quando Egon dei Ghostbusters ammoniva i suoi colleghi dicendo: “Mai incrociare i flussi, sarebbe male”. Mentre invece in questo caso è  palesemente “bene”. I Calibro 35 sono una, se non addirittura “la” band tecnicamente più preparata se non altro d’Italia, un’elevatissima cifra tecnica asservita al gusto ed alla resa finale, che fa sì che tra i quattro giganti sul palco alla fine non ce ne sia mai uno che emerga o surclassi gli altri. Tanta bravura accompagnata curiosamente anche da tanta disinvoltura, finanche all’autoironia… esilarante la presentazione di Gabrielli di ‘Convergere In Giambellino’, subito dopo ‘Uh Ah Brrrr’, nella quale presenta i  Calibro 35 come una band che tiene molto al messaggio sociale dei propri testi… (!) Per chi non lo sapesse i brani sono praticamente tutti strumentali, eccezion fatta per alcuni caratterizzati da cori perlopiù monosillabi, come nel caso dei due brani sopracitati. Quasi 2 ore, suddivise per più di venti pezzi in scaletta, resi godibili grazie ad un’attrazione ipnotica ed ammaliante. Non mancano però neanche brani più tosti, come la chiusura ‘Stainless Steel’  (nella setlist scritta ‘Segaoss’a) tratto dall’ultimo album ‘Traditori di Tutti’, prettamente funky, ma nella sua accezione più dura ed aggressiva, che riporta alla mente addirittura i Rage Against The Machine. Il tempo vola incredibilmente, senza far mai risultare la proposta musicale monotona o facendo accusare sintomi di stanchezza al pubblico. Prima degli ultimi tre pezzi c’è anche un intermezzo dedicato allo storico centro sociale romano Angelo Mai, con lettura da parte di Gabrielli del testo L’Indispensabile. L’affluenza e la risposta entusiasta dei presenti ad un progetto, per quanto affermato, sicuramente da considerarsi di nicchia e di non facilissimo approccio, è di quelle che ti riconcilia con tutto e accorda nuovamente la fiducia nel genere umano, o più specificatamente nel pubblico romano. 
Chiunque sappia di cosa si parla in materia di musica non può non apprezzare e stimare i Calibro 35.

Niccolò Matteucci
Twitter: @MrNickMatt

Foto dell’autore

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here