Calibro 35 @ Teatro Quirinetta [Roma, 26/Novembre/2015]

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I concerti ad alto tasso ritmico sembrano essere una costante, ultimamente, in quella bella cornice che è il Teatro Quirinetta. Dopo Orlando Julius, torniamo sul luogo del delitto e mai locuzione potrebbe essere più azzeccata per un live dei Calibro 35. Già ampiamente trattata su queste pagine, la band di Gabrielli/Martellotta/Cavina/Rondanini/Colliva ritorna a calcare le scene (senza aver mai smesso di farlo, peraltro) in virtù del lancio e promozione del quinto album ‘S.P.A.C.E.’, in cui il combo accantona in parte le tematiche e il sound di matrice poliziottesca che l’hanno reso celebre per immergersi nell’iperspazio di un’ipotetica colonna sonora per un film di fantascienza. Una sana boccata d’aria per un gruppo che, per quanto impeccabile, rischiava seriamente di venire rubricato, alla lunga, a mo’ di fenomeno di costume e cliché. Invece, con questa nuova uscita si confermano le ambizioni e le velleità di espansione sonica del collettivo meneghino. Che continua a mietere successi in patria e, forse soprattutto, all’estero: testimonianza ne siano i vari sample di loro fattura presi in prestito da artisti internazionali di un certo calibro (Dr. Dre, Jay Z, Child of Lov & Damon Albarn, ecc.) e la registrazione (rigorosamente in presa diretta) negli studi vintage Toe Rag di Londra, che già hanno ospitato un disco come ‘Elephant’ dei White Stripes. Difatti, i Calibro 35 pongono interrogativi seri al recensore medio, cui si palesa ineluttabile un solo aggettivo: ineccepibile. Difficile coglierli in fallo su qualcosa. Persino nella scaletta sorprendono: la scaletta “ufficiale” riempie un quarto dell’intera esibizione, mentre le encore si prendono più della metà dello spettacolo. Riflettori puntati sui brani di ‘S.P.A.C.E.’, ovviamente, in cui non mancano riferimenti sonici al recente passato: un ascolto alla traccia omonima e a ‘Bandits On Mars’ basta per ritrovare i Calibro di sempre. Si passa poi per momenti più afrobeat, come in ‘Ungwana Bay Launch Complex’ fino a partiture inedite per la band, come in ‘A Future We Never Lived’, che lasciano presagire interessanti sviluppi futuri. In generale, queste nuove tracce si muovono sui solchi di un’elettronica più accentuata (Martellotta è molto più coinvolto rispetto al passato sui synth) e più scura, ad altezze di suono più basse e più “minori”. La volontà di esplorare nuove possibilità sonore si estrinseca anche nell’uso di strumentazione insolita: oltre ai sintetizzatori, fanno capolino un fagotto e un violino, forse uno dei pochi strumenti che Gabrielli non sa suonare nel senso tradizionale del termine. Cavina e Rondanini, dal canto loro, sono un ingranaggio ormai oliatissimo e girano che è una meraviglia. Ovviamente, nella girandola infinita di encore non possono mancare alcune delle gemme dei dischi precedenti, ‘Traditori Di Tutti’ in particolare, con brani come ‘Vendetta’, ‘You, Filthy Bastards!’ ‘Traitors’ e l’immancabile ‘Stainless Steel’, anche detta “Segaossa”, e lasciata in fondo all’esibizione per gioia e godimento dei tanti presenti, me compreso. Un Teatro Quirinetta gremito e composto a rendere tributo ai migliori musicisti in ambito rock che abbiamo al momento in Italia. Esemplari.

Eugenio Zazzara

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