Calibro 35 + Offlaga Disco Pax @ Piazzale del Verano [Roma, 14/Giugno/2012]

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Nonostante l’essermi fiondato con la mia fedele due ruote, faccio il mio esordio nel San Lorenzo Estate (Supersanto’s) dolorosamente in ritardo: arrivo all’ingresso che gli Offlaga Disco Pax stanno suonando ‘Ventrale’. Riesco a sentirli e a vederli piuttosto bene da qui, visto che l’area riservata ai concerti è stranamente piccola in proporzione allo spazio occupato da bancarelle e baretti vari. Davanti alla biglietteria, un furgone hippy  scuro messo di traverso, c’è una discreta fila, smaltita nel giro di cinque minuti, e il pubblico è già piuttosto numeroso. Sarà anche il contesto, ma tanta gente non mi sembrava di averla vista l’anno scorso al Carroponte per gli ODP. A dimostrare che si stanno facendo un sempre più ampio seguito sono le voci degli astanti che accompagnano il recitato di Max Collini e la quantità di cd e vinili venduti al banchetto dopo il concerto. Nell’ultima mezz’ora cui riesco ad assistere, trovano soprattutto posto brani dall’ultimo ‘Gioco di Società’, ad esser sinceri il disco che mi ha entusiasmato meno. Fra i pezzi proposti, ‘Tulipani’, che racconta la disavventura al giro d’Italia del ciclista olandese van der Velde, mentre Enrico Fontanelli armeggia impugnando l’onnipresente sigaretta sul Moog e Daniele Carretti si divide tra synth e basso. Da ‘Bachelite’ ascoltiamo ‘Onomastica’, con il suo giro new wave e la voce declamatoria di Collini che a tratti ricorda tanto un’altra vecchia conoscenza della nostra musica, a nome Giovanni Lindo. È difficile che si vada a vedere per caso gli Offlaga se non piacciono, visto che l’esibizione dal vivo non va poi molto oltre i brani stessi così come sono su CD. Vengo invece piacevolmente smentito quando la coda di un brano viene allungata a dismisura fino a confluire in una versione inedita di ‘Robespierre’, meno in levare e più sinistra e riflessiva. Un bel finale, con il pubblico più che partecipe.

Dopo una sortita per bancarelle, torno in zona palco per vedere i Calibro 35, che fino a stasera conoscevo solo di nome. Terzetto classico più tastierista, che da lontano mi sembra Enrico Gabrielli, ex Afterhours: il vederlo passare con disinvoltura  da tastiere a flauto, quindi a sax e poi di nuovo a tastiere mi dissipa qualsiasi dubbo residuo. L’atmosfera si anima, grazie alla loro formula che mescola colonne sonore di film polizieschi italiani anni ’70, jazz, funk e prog, con la gente che fa mostra di apprezzare e gradire. Peccato per i volumi troppo bassi che, nel corso del concerto, vengono faticosamente portati a un livello accettabile ma ancora non sufficiente. Gruppo dalla tecnica e dalla padronanza di altissimo livello; Gabrielli, fra tutti, sembra quello più composto, benché faccia cose tutt’altro che facili, come quando prende note acutissime con il sax rimanendo quasi imperturbabile. Tra le poche interazioni con il pubblico, il tastierista ricorda ai romani di tenersi stretti “Angelo Mai e cose di questo tipo…”, similmente a quanto fatto dall’ex compagno Manuel Agnelli durante il concerto del 7 giugno. Nel mezzo, tanti furbi riff e giri di pentatonica, scontati quanto si vuole ma di sicuro impatto. Alla lunga si capisce che la struttura dei brani è più o meno sempre la stessa: riff sincopati e di sicura presa, svariati cambi ritmici e armonici, assoli al fulmicotone. Nonostante un po’ di stanchezza verso il finale, concerto piacevolissimo per un gruppo che non si preoccupa minimamente di voler sembrare originale e che va spedito come un razzo, grazie anche a una bravura eccelsa. Tra le chicche, una cover di ‘A Taste Of Honey’ di Herb Alpert & The Tijuana Brass, meglio nota come sigla storica della trasmissione ‘Tutto il Calcio Minuto per Minuto’. Allo scoccare della mezzanotte, i musicisti levano le tende e io con loro, riportando a casa un cd, una conferma e una bella scoperta.

Eugenio Zazzara