Calibro 35 @ Locus Festival [Locorotondo, 2/Agosto/2014]

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Ma come? Un altro report su Nerds Attack! dei Calibro 35? Lo so, il buon Nicolò Matteucci aveva provveduto a scrivere della data romana di appena pochi giorni ma qui, nel cuore della Valle D’Itria, i Calibro 35 hanno regalato alla Puglia una perfomance singolare e spettacolare. Una serata dedicata all’omaggio affettuoso, al trattamento attualizzato quanto rispettoso degli originali di colonne sonore del cinema italiano, marchio di fabbrica della band, stavolta di un genere ben definito, quello horror sugli scudi a cavallo tra gli anni’70 e ’80 grazie non solo a Dario Argento ma anche a Lucio Fulci, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi e altri. Il titolo, che sfiora il capolavoro di Elio Petri, pure fra i registi presi in considerazione dai nostri e non è una novità, è esplicito: “Indagine sul cinema del brivido in Italia”. Ai magnifici quattro Enrico Gabrielli, Massimo Martellotta, Luca Cavina e Fabio Rondanini si affiancano per l’occasione gli archi di Elena Floris e Daniela Savoldi, i fiati di Marzio Marzocchi e Flavio Bucci, le percussioni di Sebastiano De Gennaro e, per opportuni interventi, la voce di Serena Altavilla e l’indiavolato Vincenzo Vasi a voce e theremin, senza scordare la preziosa gestione in cabina di regia di Tommaso Colliva, vi garantisco che i suoni son stati splendidi. S’inizia con un tema meno noto, quello di ‘Casa delle finestre che ridono’ per arrivare in una dimensione internazionale già col cupo e vibrante tema di ‘Dawn of the dead’ di George Romero, da noi titolato piuttosto grossolanamente ‘Zombi’, in origine musicato dai Goblin, e proseguendo a toccare il sottogenere “cannibal” con musiche da ‘Cannibal holocaust’, film che ricordo più per la terrificante presenza di Luca Barbareschi e per la scellerata idea di uccidere incolpevoli animali in favor di macchina da presa che per il resto, eccezion fatta per la delicata musica del compianto Riz Ortolani che accompagnava paradossalmente una delle scene più cruente, e ‘Cannibal ferox’. Corposa la parentesi dedicata alle riletture morriconiane, dalla scatenata ‘Quattro mosche di velluto grigio’, quasi tagliata su misura per Gabrielli e soci, a ‘Una lucertola con la pelle di donna’ con un folle Vasi a interpretare vocalizzi alla Mike Patton e ‘Trafelato’, da ‘Giornata nera per l’ariete’, già parte del loro omonimo album d’esordio, elegante e vivace compendio delle capacità della band, dalla chitarra fuzzosa di Martellotta adagiata sul tappeto di organo e piano “picchiettato” di Gabrielli e la fulminante sezione ritmica Cavina – Rondanini. Ancora due omaggi ad Ortolani tratti da ‘Non si sevizia un Paperino’: ‘Rhtyhm’ e l’intensa ‘Quei giorni insieme a te’ dove Serena Altavilla fa pienamente sua l’interpretazione che fu di Ornella Vanoni. In chiusura, tra fine del set e bis, i colori sono l’Argento (Dario) e il Rosso (Profondo), da ‘Il gatto a nove code’ fino a un trittico di musiche tratte dal più noto film del “maestro del brivido”, altrettanti omaggi al compositore Giorgio Gaslini, scomparso appena pochi giorni prima: ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, i Calibro 35 dimostrano di esser band di categoria superiore, visto il gusto con cui si appropriano della sinistra ‘Lullaby Song’, della più funk/chitarreggiante ‘Death Dies’, pure parte del loro lavoro ‘Dalla Bovisa a Brooklyn’ del 2012, e dell’arcinoto tema del film, Claudio Simonetti avrebbe certo gradito. Serata da incorniciare, sperando in un album live o addirittura un dvd che catturi tanta bravura e classe. Piero Apruzzese

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