Calibro 35 + Appaloosa @ Circolo degli Artisti [Roma, 17/Marzo/2010]

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Un seratone al Circolo degli Artisti: Appaloosa e Calibro35! Due band che sanno veramente il fatto loro per quanto riguarda un certo tipo di rock strumentale. Questa volta non riesco a prendermela con calma e arrivo solo 5 minuti prima l’inizio del concerto. Faccio in tempo a prendere una birra e ad appostarmi in zona palco, notando che il locale è già affollato mentre gli Appaloosa iniziano a suonare. È la prima volta che li vedo e devo dire che mi hanno lasciato veramente soddisfatto: quattro giovani livornesi che fanno “qualcosa di nuovo”. Ad esempio, solo osservando la line up dal vivo si possono capire elementi importanti: batteria centrale, in primo piano, a destra e a sinistra due bassi elettrici e dietro, sullo sfondo e un po’ rialzato, a farla da padrone, il laptop. Sperimentazione, contaminazione di generi, dal noise-rock al “rumore” sintetizzato o digitale di strumentazioni moderne, dalla dance ai tempi funkeggianti. Suonano circa 40 minuti e riempiono il locale prima dell’esibizione dei Calibro. Convincono sicuramente, tant’è che mi sono informato e ho scoperto cose che mi piacciono assai: come la collaborazione con Giulio Favero nel loro ultimo album ‘Savana’.

Ma passiamo ai Calibro 35. Alle 22 circa si abbassano le luci e parte una simpatica registrazione ad introdurre la band milanese. Non sembra tratta da alcun film italiano, come se fosse qualcosa di originale ma potrei sbagliarmi. Quando i quattro entrano in scena (Tommaso Colliva, il quinto elemento, è già alla regia) il calore del pubblico nei loro confronti mi fa capire il livello di popolarità che hanno raggiunto anche nella capitale, cosa poi confermata da Enrico Gabrielli (agli organi e ai fiati): “è probabilmente la decima volta che veniamo a Roma ma siete un pubblico bellissimo. Complimenti!”. Aprono le danze con ‘Milano Odia’ composta da Ennio Morricone e tratta dal film “Milano Odia La Polizia Non Può Sparare” di Umberto Lenzi. Poi proseguono ininterrottamente con ‘I Milanesi Ammazzano Il Sabato’, ‘5 Bambole Per La Luna D’Agosto’ e ‘Vallanzaska’.

Quella loro è un’idea veramente ben realizzata: questo tipo di cinema d’autore italiano (i b-movies, il trash, l’horror), è stato ampiamente rivalutato negli ultimi anni grazie anche alle “chiacchiere” di Tarantino. Sfruttare questo ritorno di immaginario (molte sono le band che lo fanno) è un’idea brillante e decisamente cool, metteteci poi il fatto di saper suonare sul serio ed essere dei professionisti a livello musicale ed ecco che si può tirare su qualcosa di buono anche dal punto di vista culturale. Perché di questi film, oltre alle vicende, gli attori e le città italiane come ambientazione degli eventi, sono le colonne sonore di compositori come Morricone, Micalizzi, Bacalov, Umiliani, che hanno fatto la storia. Loro le fanno “proprie” con chitarre fuzz e funkeggianti, con tempi di batteria incalzanti e bassi preponderanti. Con organo e fiati finalizzati a portare avanti le linee melodiche principali.

In un locale sempre più caldo e affollato i Calibro continuano con ‘Summertime Killer’, ‘La Mala Ordina’, ‘Piombo In Bocca’ (bellissimo pezzo originale dei Calibro contenuto nell’ultimo album), Eurocrime! (altro bel pezzo originale), per giungere a ‘L’uomo Dagli Occhi Di Ghiaccio’, brano che ha fatto parte della compilation ‘Il Paese È Reale’ “pubblicizzata” a Sanremo dagli Afterhours. Poi si fermano per pochi secondi. Enrico Gabrielli, il più comunicativo del gruppo (una sorta di frontman molto espressivo e brillante che oltre ad avere il compito di “parlare” ha anche quello di accompagnare con gesti e smorfie le varie registrazioni dei film che separano spesso i brani tra loro), annuncia il “tris” composto da “un brano lungo e due corti, così prima vi rompete i coglioni e poi vi divertite!”. Concludono poi con ‘Indagine Di Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto’, (il cavallo di battaglia che mancava all’appello) di fatto trasformando il tris in un quadris. Due ore intense di concerto: non posso che ritenermi soddisfatto. Di nuovo mi ritrovo a pensare che in Italia, su questo versante, ossia quello della musica indipendente c’è a disposizione tanta roba, soprattutto se si cerca a fondo. E a Roma c’è addirittura la possibilità di assistere ad eventi di questo “calibro”. Una salvezza!

Marco Casciani

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