Calibro 35 @ Angelo Mai [Roma, 8/Novembre/2013]

759

 “Eppure lo sapevo. Lo sapevo che dovevo stare a casa”. Non mi davo pace alla vista della fila interminabile che si snodava sinuosa sotto la maestosità della villa di Alberto Sordi e delle meno maestose Terme di Caracalla. “Non mi va più di andare ai concerti, devo farmene una ragione” continuavo a ripetermi. Per fortuna poi un santino biondo ma brutto è intervenuto riuscendo a teletrasportarmi napoletanamente dentro l’Angelo Mai mai visto così pieno di carne umana (correttore di Word che sottolinei in rosso le parole doppie, ci sei cascato). Sapevo che i Calibro 35 avevano fatto un bel po’ di strada rispetto a quando li avevo visti al Circolo qualche tempo fa e che questa serata fa parte del tour europeo, ma non mi aspettavo una tale folla. Eppure, a parte me, neanche un vecchio con l’impermeabile e i basettoni, ma solo un bel po’ di ipotrentenni come del resto nella tradizione del locale. Sono sincero, mi aspettavo di annoiarmi. Sì, perché la fase colonne sonore mi era piaciuta parecchio al punto di comprarmi il primo disco (evento), però ero molto prevenuto nei confronti dei pezzi inediti che non avevo ancora sentito. Ma vediamo un attimo cosa è successo prima. C’è un duo acustico con due nomi, anzi quattro, cioè due nomi e due cognomi: Ilaria Graziano e Francesco Forni. Insomma uno e una con chitarra e ukulele che cantano tre pezzi molto belli. Davvero belli. Grazie a tutti e vi lasciamo ai Calibbro.

Il tempo del cambio palco ed eccomi travolto da una serie di pezzi uno più tirato dell’altro. Segua quella macchina! Rubo un’Alfetta, faccio i contatti con i fili e acceleratore a tavoletta. Che cazzo di gruppo. Il batterista trascina tutti in modo ammirevole e io come al solito muoio di invidia (non sono un batterista, ma ne vorrei uno così sul comodino). Per non parlare degli altri tre musicisti, del resto tutti di fama internazionale. I pezzi non sono per niente banali e si confondono con le colonne sonore originali coverizzate, che ogni tanto vengono messe in mezzo. Qualche momento di tregua un po’ più di atmosfera e poi il finale di nuovo tirato. Fra i bis, perfino un cameo vocale in stile Nappule gangsta new melodic di Francesco Forni in giacca di pelle aperta e occhiali da sole, che oltre a dimostrare le sue ottime doti vocali fa sorridere la platea. Avendo solo sentito il primo disco non sono stato in grado di riconoscere molti pezzi, ma l’impressione globale è stata entusiasmante. Le ginocchia si piegano al ritmo di zumpappà in barba all’artrosi e non mi annoio neanche per un minuto, che di questi tempi a un concerto per me è davvero un evento. Non poteva mancare l’analisi sociologica, che forse per colpa del laboratorio quotidiano chiamato social network è diventata una vera fissazione in ogni cosa che faccio, e cerco per tutto il concerto di inquadrare da questo punto di vista il fenomeno Calibro 35. Mi chiedo perché ci siano tanti giovinetti (compresi i musicisti) appassionati di questa roba. Insomma, mi aspetterei i soliti anziani nostalgici con le lacrime agli occhi come a un concerto dei Genesis e invece tutte persone nate dopo l’uscita dell’ultimo film poliziottesco. Forse bisogna tenere presente che il revival si basa sul fascino dei fatti non vissuti ma raccontati dai più grandi. Forse bisogna ricordare che lo specifico genere cinematografico è da sempre considerato di serie B e di conseguenza le musiche associate, a cui a suo tempo nessuno aveva fatto caso. Ma sono i miracoli del revival, in grado di riesumare e riattualizzare qualunque cosa. Comunque non trovo la risposta, ma da una parte meglio così e tanti applausi ai Calibro 35 che mi hanno fatto voglia di andarmi a sentire gli altri tre dischi. Ce l’ho fatta! Sono riuscito a finire il report senza nominare i Muse e gli Afterhours.

Simone Serra

3 COMMENTS

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here