Calibro 35 @ Alter Fest [Cisternino, 15/Agosto/2011]

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Ferragosto. Monopoli. Via dalla pazza folla che sciama rumorosa e arrogante nei vicoli della città vecchia, via subito, verso Cisternino (Brindisi), sulle colline, vicino Ostuni per rigenerarsi con una birra e un concerto. L’Alter Fest è un festival di musica che proprio quest’anno festeggia i suoi trent’anni e che proprio stasera (aridai) si conclude con l’esibizione dei Calibro 35. L’ampio spazio mette subito al sicuro dalla morsa del caldo, l’ingresso è assolutamente gratuito, il palco bello e grande e ci sono anche i gradoni, tipo anfiteatro, per gustarsi il concerto da seduti. Una meraviglia. Molti gli stand tra cui cincischiare in attesa del concerto, ovviamente mi dirigo a quello gastronomico dove si capisce che siamo in Puglia perchè oltre al solito panino con salsiccia, tipo festa dell’unità, c’è la variante di panino al polipo arrosto (!) o un piatto di orecchiette.

Si esibiscono i Mallory, una delle performance più imbarazzanti della mia vita. Il gruppo locale propone uno  sciapissimo pop rock innocuo e noioso come un cane randagio ma quello che preoccupa è la frontwoman. La scena è tipo primo concerto della vita all’occupazione della scuola media. Ella si presente sul palco, ci dice chi sono, cosa suoneranno, quante canzoni, quante cover, di che epoca sono le cover, ci dice chi suonerà dopo e ci augura buona serata. Annuncia sempre dei brani “inediti”, forse confondendoli con brani “originali”, perchè con tutto il mio ottimismo non riesco a credere che abbiano fatto un disco e che ci siano delle tracce che il pubblico ancora non conosce e che giustificherebbe la parola “inedito”. In teoria la loro agonia doveva finire dopo 4 canzoni “inedite” e la cover ‘Psycho Killer’ dei Talking Heads ma il grottesco arriva quando vengono rispediti sul palco per allungare la serata e non sapendo cosa fare si ricordano di avere in repertorio due “cavalli di battaglia”, una dei Garbage e una dei Pearl Jam suonate praticamente come suonerebbero se improvvisate da dei quattordicenni alla loro prima cover. I Mallory ci lasciano così. Erano più imbarazzati loro che noi. Poverini.

I Calibro 35 hanno ben saputo sfruttare il filone del revival dei polizieschi anni ’70, sono usciti fuori proprio nel momento in cui i Vallanzasca di turno sono riapparsi nei telefilm e nei libri assicurandosi la giusta e furba attenzione. Ancora non avevo avuto modo di ascoltarli e non sapevo bene cosa esattamente aspettarmi. Suonano i Calibro 35, inutile negarlo, suonano benissimo. Una sorta di prog jazz con tanti cambi di tempo che, non ce ne voglia il gruppo, porta alla mente i soliti gruppi di genere anni ’70, italiani e non. Intervallati da qualche wah wah poliziesco, ovviamente. Il pubblico è numeroso, forse un migliaio le persone presenti, che apprezzano applaudendo. Quando tirano fuori il flauto purtroppo viene in mente quel gruppo innominabile ma l’effetto è suggestivo. Non lo sono invece le maschere da banditi alla Diabolik, un po’ troppo forzate ed effimere. Suonano convinti, con potenza maschia e raffinate melodie anche se alla lunga il tema della loro musica è sempre quello. Dal vivo hanno un grande impatto, grazie anche all’ottimo suono del placo, e quindi piacciono, non annoiano anche se non so che futuro dargli. Il filone si esaurirà presto.

Dante Natale