Calcutta @ Monk [Roma, 19/Dicembre/2015]

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Arrivati con provvidenziale anticipo ci troviamo catapultati in una situazione alquanto inusuale per un locale come il Monk: per farla breve manca solo il bagarino abusivo a voler vendere l’ultimo introvabile biglietto al triplo del prezzo, insieme allo stand del merchandising illuminato a festa per le sciarpe con la scritta mainstream. Premettendo che Calcutta sia un habitué di locali romani e che si sia esibito chitarra e voce negli ultimi anni con una media di una volta a settimana al Fanfulla o a Le Mura, ha destato in me grande curiosità il sold out delle prevendite con due giorni di anticipo. C’è da dire che il nostro artista dall’uscita di ‘Mainstream’ (novembre 2015 per Bomba Dischi) ad ora abbia suscitato grandissimo interesse nel pubblico, nella stampa, in tutto l’etere e che non ci sia un recondito angolo di Facebook che non parli di lui. Insomma le sciarpe ci sono e non posso essere sicura di poter dire il contrario sui bagarini. In ogni caso l’atmosfera è assolutamente vivace e carica di trepidante attesa per l’evento più “cool” di Roma. In effetti ricorda molto l’episodio estivo dei thegiornalisti a Villa Ada o un concerto qualsiasi de I Cani. Il prodotto vincente del momento, che vuoi o non vuoi piace proprio a tutti (ammiratori e haters inclusi) è lì davanti a noi.

Il palco è pronto per la formazione completa e i ragazzi sono evidentemente emozionati davanti a un pubblico così numeroso. L’esibizione non inizia nel migliore dei modi per via dei continui fischi delle casse sulle note di ‘Limonata’ e ‘Frosinone’ prepotentemente sovrastati dai cori da stadio del pubblico, le solite sciarpe ondeggianti e alte al cielo. Si prosegue con ‘Milano’ mixata sul finale con ‘Velleità’ de I Cani: è vagamente apparsa come una furbata ma voglio pensare che sia stato un semplice ringraziamento a Niccolò Contessa per aver fatto un ottimo lavoro di produzione sull’album. C’è da dire che hype o non hype, mainstream o underground, questi primi brani vengono eseguiti egregiamente da Edoardo e dalla band, una nota di merito su tutti va alla batteria del “nostro” Alberto Paone sempre precisa e addetta a mettere ordine tra i vari strumenti che non sempre collimano alla perfezione. E’ abissale la differenza di attenzione del pubblico nei confronti dei brani meno conosciuti e più datati: su ‘Amarena’, ‘Dinosauri’ e ‘Le barche’ la sala è pervasa infatti da un completo assenteismo mentale a conferma del pacchetto “montatura” di cui sopra e forse anche dalla tipologia dei brani più adatti a un contesto stile “Fanfulla”. Si ritorna sull’attenti con i momenti più attesi di tutta la scaletta (iPhone alla mano per le foto e video da postare su Facebook) ovverosia ‘Gaetano’ e ‘Cosa mi manchi a fare’ che, oltre ad essere pezzi che attualmente fanno prendere molti “like”, sono canzoni ben fatte, magnificamente pop, cantabili e godibili sotto ogni sfaccettatura come d’altronde quasi tutto l’album. Negli appena cinquanta minuti di esibizione, bando alle critiche e alle osservazioni del caso, al pubblico opinabile, all’errore, al contesto, al contenitore architettatosi tutt’intorno, la cosa più bella del concerto di Calcutta è stato proprio Calcutta.

Melania Bisegna

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