C-86: 25 anni dopo.

652

“The most indie thing to have ever existed”. Sono passati 25 anni dalla comparsa dell’ormai leggendaria “cassettina” che il New Musical Express “allegava” nel 1986. Un quarto di secolo che ha visto il mondo cambiare ma che non ha scalfito l’aura di punto nodale della musica britannica contemporanea. Dopo le celebrazioni massicce che nel 2006 hanno provveduto a festeggiarne i 20 anni, ci sembrava quanto mai giusto sottolineare la nuova ricorrenza andando a vedere che fine hanno fatto i 22 gruppi che componevano quei preziosi LATO -A e LATO-B, in rigoroso ordine di tracklist.

Dei Primal Scream (‘Velocity Girl’) sappiamo già tutto, soprattutto dopo essere ritornati live proponendo ‘Screamadelica’. Lunga vita a Gillespie e compagni. I Mighty Lemon Drops (‘Happy Head’) sono sciolti da tempo immemore (1992), durati relativamente poco anche se con in archivio cinque-sei album dal sapore neo-psichedelico (Liverpool-style). Stessa sorte temporale è toccata anche ai degni di enorme rivalutazione The Soup Dragons (‘Pleasantly Surprised’). Gli scozzesi sono stati una delle migliori band del periodo in questione, come testimoniano anche i progetti post-split dei componenti. Paul Quinn entra nei Teenage Fanclub, Sushil Dade forma i Future Pilot A.K.A., Jim McCulloch entra nei Superstar e Sean Dickinson dà vita agli High Fidelity. Quasi simile anche la storia dei The Wolfhounds (‘Feeling So Strange Again’) che provarono a cambiare le proprie visioni indie dedicandosi con scarso successo a territori noise prima di sciogliersi nel 1990. Identica durata la ebbero i fantastici The Bodines (‘Therese’), straordinari nel saper riassumere nell’unico album ‘Played’ (1987) la summa dell’idea jangly della loro musica. Tra i meno quotati (a ragione) del lotto furono i Mighty Mighty (‘Law’) molto molto simili al sound degli inarrivabili The Smiths. Recentemente rivampati. Gli Stump (‘Buffalo’) vengono ricordati per il singolo della compilation, per un unico album in cui è coinvolto alla produzione anche Stephen Street e per avere avuto in line-up un paio di elementi dei Microdisney. Curiosa anche la breve storia dei Bogshed (‘Run to the Temple’) e della loro proposta che John Peel definì “shambling”, termine che verrà usato poi anche per i Pastels. Due album prima dello split avvenuto nel 1988. Poco noti anche gli A Witness (‘Sharpened Sticks’) che durarono due dischi, fino a quando cioè il dramma non li colpì da vicino con la morte accidentale del chitarrista Rick Aitken avvenuta nel 1989. Nel nuovo millennio ristampe e retrospettive hanno riacceso l’interesse su questa non disprezzabile formazione inglese. Per i Pastels (‘Breaking Lines’) nulla da aggiungere come per i Primal Scream. Ancora attivi e ancora magnificamente necessari, dopo lo split con i Tenniscoats del 2009 infatti hanno avviato la loro label Geographic Music (a casa Domino), sono in società con il negozio di Glasgow Monorail e stanno lavorando ad un nuovo album seguito del bellissimo quanto sottovalutato ‘Illumination’ del 1997. Il lato A si chiudeva con gli Age Of Chance (‘From Now On, This Will Be Your God’) epigoni e accostati quasi sempre ai Pop Will Eat Itself, riuscirono comunque in due album (su tutti però il mini-LP di debutto del 1986) a crossoverizzare più generi e stili.

Un solo album ed un alone di autentico culto quello degli scozzesi di Edinburgo The Shop Assistants (‘It’s Up to You’). Legati storicamente agli amici Pastels, subito al top della Indie UK Chart, incensati da John Peel, tra uno scioglimento e un ritorno durarono fino al 1990. In mezzo Alex Taylor formerà i Motorcycle Boy che è bene ricordare anche per la cover di ‘Will You Love Me Tomorrow’ (ascolta) portata al successo nel 1961 dalle Shirelles (ascolta). Scozzesi anche i Close Lobster (‘Firestation Towers’) che con due soli album non riuscirono a dare seguito al successo ottenuto dalla C-86 e da un tour a supporto dei Jesus & Mary Chain. Sciolti intorno al 1989. Poco da dire anche sui mancuniani Miaow (‘Sport Most Royal’) durati sempre in quel solito lasso di tempo con in archivio anche due singoletti per la Factory. Qualcuno un giorno definì gli Half Man Half Biscuit (‘I Hate Nerys Hughes From The Heart’) come “la più autentica folk band inglese dai tempi dei Clash”. Una storia che continua tutt’ora alla testa della quale troviamo ancora Nigel Blackwell. Tra le cose più belle inserite nella C-86 anche se con un brano che non gli rese giustizia: The Servants (‘Transparent’). La band di David Westlake (andate a trovare cosa dice di lui Stuart Murdoch dei Belle And Sebastian…) e per un periodo anche di Luke Haines che poi ritroveremo alla guida degli Auteurs. Poco da dire sugli scozzesi di Glasgow The Mackenzies (‘Big Jim There’s No Pubs In Heaven’) se non per aver registrato due sessioni da Mister Peel. Dei tre Big Flame (‘New Way-Quick Wash And Brush Up With Liberation Theology’) oggi solo Alan Brown continua come musicista, visto che uno è professore di architettura a Leeds mentre un altro è semplicemente un architetto a Londra! Le venature post punk dei Big Flame in soli quattro anni, compresse in una marea di singoli ed EP,  riuscirono a diventare influenza per molte band a venire tra cui i Manic Street Preachers. Poco importa dei We’ve Got a Fuzzbox and We’re Gonna Use It (‘Console Me’), band di Birmingham recentemente riattivatasi, autrice all’epoca di due album senza troppo spessore. Dei grandi McCarthy (‘Celestial City’) avevamo già parlato su queste pagine. Da qui prenderanno vita gli Stereolab, da qui prenderanno vita come ispirazione molte altre band negli anni successivi. La storia breve de The Shrubs (‘Bullfighter’s Bones’) è curiosa se riferita al cantante Nick Hobbs (ex manager degli Henry Cow) e al sound della band chiaramente influenzato da Captain Beefheart e Pere Ubu. La cassettina si chiudeva con i Wedding Present (‘This Boy Can Wait’) che non hanno decisamente bisogno di altre righe a riguardo. Buon compleanno C-86.

ET

(articolo pubblicato nel marzo 2011)

1 COMMENT

  1. Molte bands eccezionali in questa compilation!
    Vorrei dare più risalto ai fantastici STUMP di cui è uscito qualche anno fa un doppio cd che contiene tutta la loro discografia (da avere!) e gli A WITNESS, che rispetto agli altri gruppi lì presenti (alcuni ottimi) facevano una musica più cerebrale e sperimentale che però secondo me destinata a durare più nel tempo.
    E vorrei ricordare che Dave Callahan dei Wolfhounds ha poi formato una band meravigliosa, MOONSHAKE, autori di almeno un album strepitoso (Eva Luna).

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here