Buzzcocks @ Forte Prenestino [Roma, 30/Marzo/2006]

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E pensare che non dovevo neanche esserci. A un certo punto tutti i motivi sul perché non dovevo andare stavano clamorosamente vincendo su quelli del “doverci andare”. “Dovrò svegliarmi presto domattina”, “Al centro sociale puzzano”, “Non ho il passaggio per il ritorno”, “Li ho già visti”. Ma poi ovviamente mi sono deciso, perché l’eventualità di canticchiare “Ever Fallen In Love” mi girava nella testa da un po’ e non me la sarei mai perdonata.

Ad aprire la serata ci hanno iniziato gli Other Voices e i Black Circus Tarantula. I primi hanno proposto una (dannatamente) buona colata di dark wave ottantiano, tra Cure, Siouxies e Echo And The Bunnymen, misto a proto punk alla Joy Division. Dopo un attimo di sbandamento per le strane contorsioni del cantante, mi si consenta, al limite del ridicolo, la mia attenzione è stata catturata dalla buona musica proposta. Davvero interessanti i ragazzi. Pochi brani eseguiti, solo quattro, ma l’impressione dei calabresi OV è stata ampiamente positiva e se ho fatto qualche critica al modo di muoversi del cantante non posso non fargli i complimenti per la bella voce. I Black Circus Tarantula sono romani e propongono una sorta di garage r’n’r molto anni ‘60. Quel po’ che si è ascoltato non era male ma, complice un microfono che non funzionava e il pochissimo tempo a disposizione, ci riserviamo di dare un giudizio in una migliore occasione.

I Buzzcocks… il gruppo inglese, seminale ensemble punk per tutta quella miriade di gruppi e gruppetti punk rock che dagli anni ‘80 a oggi imperversano nel mondo, e tra i primi ad incidere per etichette indipendenti, è da poco ritornato sulle scene con un ottimo album del solito pop punk di classe sopraffina. Il nuovo “Flat Back Philosophy” è davvero gagliardo per tutti gli amanti del genere, pieno zeppo di nuovi morbosi ritornelli. Durante il cambio palco il Forte si è riempito all’inverosimile; senza esagerazione ci saranno state almeno 400 persone, se non di più, tanto che l’aria si è fatta immediatamente irrespirabile. Avevo visto questi eroi punk due anni fa all’Alpehus e, seppur mi fossero piaciuti molto, non c’è stato paragone rispetto all’incendiaria performance di questa sera, complice soprattutto l’esagitato pubblico. All’inizio la band si è dedicata a compiere il proprio dovere promozionale eseguendo tutte di fila 8/9 canzoni del nuovo album, dalla traccia omonima, usata come brano di apertura, alle varie “Wish I Never Loved You”, “Sell You Everything”, “Soul Survivor”, “Beteween Heaven And Hell”. Il pubblico comincia a scaldarsi ma il momento topico della serata arriva quando tolte di mezzo le nuove canzoni i Buzzcocks sparano una dietro le altre una decina di classici che scatenano il putiferio. E allora da “I Don’t Mind” in poi non è stato più un concerto normale, ma una festa. Stage diving a go-go, ragazze che salivano sul palco per mostrare le loro grazie, pogo selvaggio della maggior parte dei presenti, anche il sottoscritto non ha resistito a buttarsi nella mischia come ai bei tempi quando sono scattate “Ever Fallen In Love” e “Promises”, anche se con infausti risultati. Fortunatamente seppur il palco era invaso dal pubblico non ci sono stati dementi a rovinare il concerto pretendendo di suonare o cantare loro, tanto che la band era divertita da quel continuo via vai e per nulla affatto infastidita. Il concerto diventava sempre più incandescente, con il delirio cosmico di “What Do I Get”, quella canzone che a 15 anni non potevo mai smettere di ascoltare, e “Noise Annoiz”, con un Pete Shelley in grandissima forma, che nulla ha perso del suo classico timbro vocale imitato a iosa da decine di altre band, fino al brano di chiusura, “Orgasm Addict” che fu anche il loro primo singolo inciso. Purtroppo a nulla sono valse le richieste di bis e tanti altri brani mi sono rimasti in gola. “Just Lust” su tutti. Poco più di un ora ma va benissimo anche cosi. Per ora concerto dell’anno, assieme ai Phantom Surfers!

Dante Natale

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