Buzzcocks @ Blackout [Roma, 12/Marzo/2009]

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Terza volta che vado a vedere i Buzzcocks, ma non mi faccio certo pregare. I ricordi delle altre due splendide esibizioni, specialmente l’ultima al Forte Prenestino (vedi recensione su questo splendido sito) non mi hanno lasciato dubbi. Esserci e basta. Tra l’altro non sarebbe stato un concerto qualsiasi perchè la band in questo tour non presenta nessun album ma esegue per intero, e in rigoroso ordine, i primi due lavori, ‘Another Music In A Different Kitchen’ e ‘Love Bites’. Sede del ritrovo il nuovo Blackout sulla Casilina, forse il locale meno punk tra quelli che si sarebbero potuti scegliere ma sufficientemente grande in effetti per accogliere i numerosi convenuti al rito. Aguirre è nervoso. Il buttafuori con una battuta innocente e indiretta lo ha messo in agitazione ma basta una Guinness per rimetterlo in sesto. Vecchio cuore punk. Aprono i The Lapsus, giovanile gruppo giovane a cui concediamo appunto le giustificazioni dell’età. Qualche buona soluzione melodica però l’hanno tirata fuori. Per quanto riguarda invece le esclamazioni lanciate dal cantante per invogliarci a partecipare, ricordiamo che il conte è stato liberato e che si è giusto  liberata una cella in Norvegia.

Veniamo ai Buzzcocks. E’ curioso vedere un concerto in cui saprai perfettamente quali brani verranno suonati e in che ordine. Manca l’elemento sorpresa ma almeno non puoi aspettarti delusioni del tipo “ma io speravo facessero quell’altra!”. Partono un po’ fiacchi devo dire, o forse sono io troppo stipato e troppo sfastidiato dai continui “permesso!, permesso!”, detti da gente che ti passa continuamente intorno con gomitate ovunque, per guadagnare un nanomillimetro. Ma poi, sopratutto quando iniziano a venire fuori ‘Sixteen’, ‘I Don’t Mind’, ‘Autonomy’, viene a galla tutta la loro classe e la loro bravura di musicisti. Quadratissimi non sbagliano un colpo, sezione ritmica potente e mai una pausa. Tutti i brani uno dietro l’altro (altro che The Damned!), Diggle e Shelley splendidamente in forma. Anche sulle lunghe parti strumentali sanno il fatto loro. Ovviamente il pubblico va in delirio quando arrivano le più belle. Quelle che ci piacciono a tutti e per cui amiamo i Buzzcocks e quindi quando è il turno di ‘Ever Fallen In Love’, e chi conosce gli album sapeva a che punto sarebbe arrivata, si scatena il delirio e anche io e Aguirre, normalmente compassati nonchè seri, dimeniamo le chiappe. I Buzzcocks però sanno benissimo che non sarebbero potuti uscire vivi dal palco senza aver eseguito certe canzoni. E infatti nei bis arrivano tutte. ‘What Do I Get It?’, ‘Promises’, ‘Orgasm Addict’, ‘Whatever Happened To?’, ‘Oh Shit’. Tutto perfetto, tutto splendido, il pubblico le canta tutte, Shelley dà il cinque a tutti e ride ad ogni brano, contento della sua musica. E noi anche. Contentissimi di poter canticchiare sempre quelle melodie, quegli “ooooh” che solo loro sono stati capaci di creare. Alla prossima cari Buzzcocks. Non mancherò.

Dante Natale

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