Bugo @ Villa Carmine [Martina Franca, 8/Agosto/2015]

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Ovvero la soddisfazione di poter scrivere finalmente di un concerto in casa, addirittura a una manciata di metri proprio dalla casa natale, in una villa dove sorgeva un mitico tennis club e un campo in cemento calcato almeno un paio di centinaia di volte ai tempi delle medie, quando i pomeriggi sembravano interminabili e così, di conseguenza, le partite a calcetto organizzate dieci minuti dopo la campanella della scuola. Il campo non c’è più da anni dopo un discutibile restyling architettonico ma ora c’è un’arena che nei giorni d’estate si riempie in occasione di concerti gratuiti organizzati con passione dai ragazzi dell’associazione Arte Franca che hanno donato nuova vita ai fu locali del tennis club. Per l’anteprima di un trittico di serate che vedranno sul palco fra gli altri Levante, Erica Mou, Roberto Angelini e l’idolo di casa Renzo Rubino, sul palco c’è Bugo, il “rustico cantore” da San Martino di Trecate, Novara, ritornato di recente col singolo ‘Cosa ne pensi, Sergio?’ dopo un silenzio di quattro anni trascorsi con una parentesi in India.

Bugo, curiosamente, l’avevo scoperto nel 2002 in quella che allora era una delle poche manifestazioni estive nei dintorni a proporre un certo tipo di musica (il fatto che stasera stessa vi siano in zona anche i concerti di Lamb e Liftfiba nel raggio di pochi chilometri la dice lunga) e per giunta gratuitamente, l’Alterfesta (r.i.p.) a Cisternino da cui eran passati artisti come Negrita e Afterhours anni prima della fama. Da allora, ho seguito con interesse l’evoluzione dello strambo cantautore pur avendo praticamente mancato il precedente ‘Nuovi rimedi per la miopia’. La verve del Bugatti è comunque intatta e conquista subito con quel pezzone di ‘C’è crisi’ in apertura, accompagnato dalla band di Paletti, bravo a scaldare il pubblico con un bel set in apertura in bilico tra pop, electro e cantautorato e bravo ad alternarsi tra basso e chitarra nel set di Bugo, sul palco anche un batterista e una tastierista. Bugo canta, non sta fermo un attimo, incita il pubblico, ripete di essere il numero uno e si lancia nell’esecuzione di alcuni dei suoi brani più noti tra cui spiccano l’immancabile ‘Il sintetizzatore’, l’inno ‘Io mi rompo i coglioni’ e la scombinatissima ‘GGeell’, con quel irresistibile basso in primo piano. Al delirio di tali brani si alternano le ballate ‘I miei occhi vedono’ e la più disillusa ‘Che diritti ho su di te’, cantata con un trasporto e una rabbia palpabili. Maiuscoli i recuperi, in un miniset solo voce e chitarra elettrica, di ‘Il cellulare è scarico’ ripescata addirittura dal primo disco ‘La prima gratta’ uscito ai tempi sulla defunta Bar La Muerte e di ‘Cosa fai stasera’ tratta da quel bell’album acustico che era ‘La Gioia di Melchiorre’ pubblicato insieme al più elettrico/elettronico ‘Arriva Golia!’ ormai oltre dieci anni fa. Altrettanto godibili le versioni voce e piano di una quasi irriconoscibile ‘Spermatozoi‘, finalmente cantata a squarciagola assieme agli amici a cui l’ho proposta nel corso degli anni, e della più tenue ‘Sesto senso’. Poi, di nuovo con la band, si torna a ballare, con ‘Nel Giro Giusto’, il restyling electro proposto già da qualche anno di ‘Casalingo’ (ma continuo a preferire la più rumorosa versione originale), la nuova e divertente ‘Cosa ne pensi, Sergio?‘ e, ancora in coda, convinto dagli applausi nonostante avesse ripetuto “Io non faccio bis!”, di nuovo ‘C’è crisi’, quasi a voler esorcizzare ancora una volta il difficile momento, come un vaffa gridato al mondo. Se doveva essere un ripasso della carriera di Bugo finora come preludio a una nuova fase, non avrebbe potuto esser migliore, per ricordare quanto servano i personaggi come lui, strambi e onesti, capaci di passare tranquillamente da brani trascinanti a più intimisti intrisi tanto di bizzarria quanto di malinconia, buoni tanto per divertirsi quanto per pensare.

Piero Apruzzese

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