Bugo @ Circolo degli Artisti [Roma, 27/Gennaio/2007]

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Avevo perso un po’ i contatti con le canzoni e con i concerti di Cristian Bugatti in arte Bugo. Per cui, nonostante le numerose volte in cui ho assistito alle sue esibizioni in passato, la curiosità è tanta quando, trafelato dopo una sapiente cena a base di pecorino stagionato e composta di fragole in aceto balsamico, entro nell’affollatissimo Circolo degli Artisti. Non faccio in tempo a vedere e salutare qualche faccia amica tra il pubblico e subito il nostro sale sul palco. Il look è decisamente cambiato, infatti oltre alla desueta giacca Bugo indossa anche un paio di baffi (“a proposito … a chi non piacciono i miei nuovi baffetti?”) e sembra la copia del protagonista del film “Almost Famous”. Ma la sua andatura è sempre la solita, sbilenca e angolare (ma che stracazzo scrivo?), per cui l’effetto è piacevolmente straniante come quello che si ha quando ci si trova di fronte a un viso di adulto su un corpo di bambino. Perchè in fondo le canzoni di Bugo hanno sempre avuto il distacco che solo chi è adulto può avere, ma anche quell’innocenza che è propria del fantastico mondo di quei rompicoglioni dei bambini. E tutto questo con un background che è quello del cantautorato di Rino Gaetano e di Lucio Battisti, ma trasposto dentro sonorità (ormai non più) lo-fi che travalicano diversi generi musicali e che gli sono valse (in maniera del tutto inappropriata) l’accostamento con Beck.

Questa sera sono tre i musicisti ad accompagnarlo; tra loro svetta Giorgio “MichaelDouglas” Canali (tra l’altro produttore di “Sguardo Contemporaneo”) in giacca e cravatta al basso e ai cori, ricambiando così il piacere che lo stesso Bugo gli aveva fatto suonando la batteria durante il bis di un suo concerto al Traffic di poco tempo fa. Il set parte un po’ piano con una ballata introdotta da accordi di piano elettrico ed è incentrato per lo più sui pezzi dell’ultimo album “Sguardo Contemporaneo”. Convince di più appena Bugo inizia ad imbracciare un’improbabile chitarra trapezoidale e attacca “Plettrofolle” e “Carla E’ Franca”. Ma è solo con quel piccolo capolavoro di “Casalingo” che il pubblico inizia a scaldarsi e a saltare coivolgendo anche il cantante che fino a quel momento era apparso molto più statico del solito (ancora rido quando penso che qualche anno fa distruggeva tastiere e rimaneva imprigionato sotto amplificatori, aste e cavi elettrici). C’è spazio anche per un gran bel pezzo dal repertorio di Giorgio Canali, quel “Nananà Nananà” dalla quale sembra quasi che i Polyphonic Spree abbiano preso ispirazione per la loro “It’s The Sun”. Altri brani degni di nota sono stati “Io Mi Rompo I Coglioni”, “Ggell”, “Che Lavoro Fai?” e un colage/medley improvvisato dal solo Bugo e formato da quattro di suoi vecchi pezzi (peccato che tranne un accenno di “Benzina Mia” i primi due album siano stati completamente esclusi dal set). Dopo un po’ compare sul palco l’altra special guest della serata, ovvero quella gran bella gnoccolona di Viola(nte Placido) che prima di essere lasciata da sola sul palco in balia degli insulti e dell’insofferenza del pubblico intona con Bugo l’hit “Amore Mio Infinito” ed è un piacere vedere il piemontese esaltarsi col pubblico cantando un testo così spudoratamente naif come “forse mia cara maestra non ha capito l’amore mio infinito” e trasformandolo in un vero e proprio anthem. La band rientra per il finale dopo la mini esibizione solista di Viola (3 pezzi, più fischi che applausi, anche se alla fine la pulcherrima puella riesce a convincere il malleabile pubblico con una vecchia canzone di Marylin Monroe) e il concerto si chiude con Bugo che fa fare del salutare stage diving alla sua chitarra.

Daniele Gherardi

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