Bud Spencer Blues Explosion @ Monk [Roma, 31/Marzo/2018]

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Non è mai facile fare sold out, ancor meno se la serata in questione si svolge il sabato di Pasqua. Eppure il ritorno dal vivo a Roma dei Bud Spencer Blues Explosion, ha lasciato fuori gente dal Monk Circolo Arci. Si trattava della prima data del tour che promuove “Vivi Muori Blues Ripeti”, quarta fatica in studio della band, pubblicata il 23 marzo da La Tempesta Dischi. L’album è stato registrato totalmente in analogico, mixato e prodotto da Marco Fasolo e conferma l’energia e l’urgenza comunicativa caratteristiche del loro suono. Prerogative che insieme all’istinto e ad una sincerità e schiettezza disarmante, si manifestano soprattutto dal vivo. La dimensione migliore dove sottolineare il loro approccio ed il valore tecnico espresso. Fa sempre piacere vederli suonare e la sensazione d’appagamento genuino che ci trasmettono, si manifesta fino ad oggi sin dagli esordi del 2007. C’è chi li aveva visti abbastanza stanchi dopo il lungo tour legato a “BSBE3”. Inoltre l’intensificarsi dei progetti paralleli e delle performance da session man di prestigio dei due, avrebbe anche potuto far pensare diversamente sul futuro insieme. Invece Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio si sono rimboccati le maniche, investendo un anno e mezzo per realizzare un disco compatto e diretto. Rock alternativo dalle tinte blues elettriche e contaminate, ma con una maturazione diversa rispetto al passato. Un rilancio convincente che per molti aspetti non era affatto scontato. Sonorità più dense e stratificate che per il tour richiedono un ampliamento della formazione per la prima volta in assoluto. Quindi oltre ad Adriano alla chitarra e voce e Cesare alla batteria, troviamo Francesco Pacenza al basso e ai cori e Tiziano Russo alle tastiere, percussioni e cori. Quello che ne scaturisce è un suono pieno ed equilibrato, che mantiene l’impatto immutato, ma lo arricchisce di colori e di sfumature.

Alle 23:10 il concerto si apre con “La Donna è Blu”, uno dei brani più efficaci tra quelli nuovi. Il blues è più che una citazione, ma la forma scava in una modernità del linguaggio che sfiora il crossover. Stesso mood per le seguenti “Dove” ed “E Tu?”. Il singolo specialmente gode di una buona efficacia e la pacca, come si suol dire da queste parti, non lascia scampo. Il pubblico apprezza visibilmente e si fomenta, mentre un Adriano particolarmente emozionato, tradisce qualche impaccio in fase di presentazione. Si prosegue con la frenesia compulsiva di “Allacci e Sleghi”. Il canto del frontman sembra particolarmente ispirato, mentre gestisce in autonomia molti degli effetti della voce. Due sono i brani vecchi presenti nella prima parte in quartetto, entrambi presi da “BSBE3”. Il primo è una versione potente e dinamica di “Duel”, in cui Adriano cita i Beastie Boys, cantando nel mezzo il ritornello di “So Wat’cha Want”. Esaltante! “Di Fronte a Te, Di Fronte a me” ha un refrain pop accattivante e un riff di chitarra graffiante e melodioso allo stesso tempo. “Miracoli” è il secondo estratto della serata tratto dal disco che uscì nel 2014 per 42 Records. La versione che ne eseguono acquista una profondità ben delineata, resa ancor più coesa dai quattro strumentisti. L’ascolto in sala è ottimo e Daniele Gennaretti al mixer dimostra il cavallo di razza che è. Anche le luci risultano particolarmente efficaci, mentre la scenografia, realizzata con fondali rigidi e grossi teli bianchi come quinte teatrali, sembra troppo sacrificata. Per “Io e Il Demonio” vengono raggiunti sul palco da Davide Toffolo, che canta il brano anche sul disco e lo ha riadattato da una versione di Gil Scott Heron, che a sua volta aveva tratto ispirazione da un blues di Robert Johnson. Toffolo ha scritto alcuni testi per l’album, altri sono stati realizzati da Umberto Maria Giardini e solo uno è ad opera di Viterbini. “Enduro” è un gran brano ed anche dal vivo non fa eccezioni. I successivi “Coca” e “Calipso” completano il set magnificamente. La chitarra regala perle di vario ordine e grado e nella sua originalità, ci sono tutti i riferimenti cardine. Troviamo elementi di Dan Auerbach, Jack White, Jon Spencer e Tom Morello, ma anche Jimmy Page e Jimi Hendrix (con Adriano che in alcuni casi suona le corde della sua chitarra con i denti). C’è tutto uno scibile tra virtuosismo ed intrattenimento, ci sono il rock ed il blues nella loro accezione più ampia. Petulicchio dal canto suo è preciso e potente. Dispensa pattern asciutti e fortemente narrativi, con cui incalza ed anticipa, accompagna e contrappunta, spezza e rilancia. Si chiude così la prima parte dell’esibizione e la band lascia il palco. Richiamati a gran voce risalgono in duo per eseguire i bis. “Mi Sento Come Se…” era il brano che apriva l’album omonimo d’esordio del 2009 e suona fresco come allora. L’amarcord prosegue con “Giocattoli”, tratto da “Do It” del 2011 e si chiude con la celebre cover di “Hey Boy, Hey Girl” dei Chemical Brothers. Inutile dire quanto questo trittico venga accolto con favore dai presenti, ma è opportuno sottolineare un paradosso, cioè che questa formula sembra risultare anomala rispetto alla precedente, quasi impropria. Come a sottolineare che a questo punto, la formazione canonica allargata rappresenti il vero stimolo rispetto alla loro classica forma chitarra e batteria, individuandone quindi il reale punto di svolta in prospettiva futura. I brani in duo hanno sempre le loro certezze, mostrando un perfetto affiatamento, interplay notevole e grande capacità d’improvvisazione. Quelli in quattro invece sfoggiano una maggiore espressività e un’esecuzione molto più raffinata. Pacenza è già inserito da tempo nell’entourage, avendo già lavorato a lungo con loro come rodie, driver e merchandiser. Russo si occupa anche delle aperture del tour, presentando il suo interessante progetto solista chiamato Lo Spinoso. Il loro apporto è frutto di rispetto e dedizione e risulta fondamentale, rappresentando un’opportuna boccata d’aria fresca. Risalgono ancora per la loro meritata dose d’applausi e per eseguire in quartetto una versione ispirata dal sapore roots di “Dark Was The Night” di Blind Willie Johnson. Si congedano così dopo novanta minuti di spettacolo, offrendo un concentrato di forza e gusto, passione e sudore.

Cristiano Cervoni

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