Brooke Fraser @ Palladium [Roma, 26/Settembre/2011]

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La bellissima voce di Brooke Fraser è accompagnata dalla sua dolce personalità, ma allo stesso tempo dal suo talento deciso e dalla qualità delle sue performance. Questa era l’idea con la quale ero partito per assistere al concerto della bella neozelandese e devo dire che le aspettative si sono praticamente sbriciolate di fronte ad una voce tanto dolce quanto assolutamente fenomenale. Il palladium offre un ambiente molto intimo, classica platea da teatro che ospita un’ottima acustica ed un suono molto pulito e scenicamente nella media, apre lo spettacolo Cary Brothers, chitarra acustica e tamburello che sembra avere anche un nome: Eugene. Voce suadente e vellutata per il convincente cantautore indie di Los Angeles, che recentemente ha presentato il suo ultimo lavoro ‘Under Control’, nome già orecchiato in parecchie serie TV come “Grey’s Anatomy” e “Bones”, a cui ha collaborato con alcune sue canzoni per arricchirne le colonne sonore. Ottimo sound ed ottima voce, Cary Brothers attira la platea e la fa sua per quella mezz’ora che precede il live principale della serata.

La seconda parte della serata, vede il palco riempirsi, compare la band che accompagna Brooke per tutto il tour, e nonostante i presenti siano non numerosissimi, quando compare la Fraser, è l’apoteosi. L’attesa è terminata e finalmente ci si può sprofondare nelle comode poltrone del Palladium per gustare di questo spettacolo davvero impressionante. La voce cristallina è avvolgente, calda e decisa, nonostante non abbia mai preso lezioni di canto per sua stessa ammissione, dimostra un certo talento naturale decisamente sopra la media. Presenta il nuovo disco ‘Flags’, prodotto che rappresenta la massima espressione del suo personalissimo talento e della sua spiccata fantasia melodica, doni che la fanno quasi apparire come una predestinata ad un risultato simile. Spiccano in scaletta le già famossissime ‘Something in the water’ e ‘Betty’, singoli estratti proprio dal suo ultimo disco che sembrano già aver raccolto molti pareri positivi dalla critica. Una band molto dinamica che sembra esprimere esattamente il suono che serve accanto ad una voce simile, pulita e scintillante, merito anche del superlativo Aaron Redfield, già visto ed apprezzato anche con The Greyboy Allstars. Tra una canzone e l’altra, la bella Fraser, si alterna fra piano elettrico e chitarra elettrica o acustica, canta, suona, interagisce ed impara nuovi termini nella nostra lingua, e quando un fruscio proviene da una cassa sorprendendola lei dice “was a fart?” chiedendo poi come tradurre in italiano, e quando il pubblico la istruisce lei semplicemente sorride aggiungendo “I love your language”. Un concerto che accomuna tutta la platea, come se lei stessa volesse stringersi fra i suoi fan ed ascoltare le sue stesse canzoni in mezzo a tutti noi, estremamente cordiale anche nel concederci un generoso bis di un paio di canzoni, senza perdere troppo tempo dietro le quinte, che ormai si sa, che prima o poi riescono tutti per accontentare i propri fan. Incredibile che si tratti della figlia minore dell’ex All Blacks Bernie Fraser, e dire che a vedere le vecchie foto di papà, chi avrebbe mai detto potesse avere una voce simile ed una spiccata sensibilità melodica? Da non perdere nelle prossime eventuali date in Italia, non riempie gli stadi forse, ma il cuore, quello si.

Stefano D’Offizi

Foto dell’autore: APRI