Brahem/Surman/Holland @ Auditorium [Roma, 3/Dicembre/2007]

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Più o meno dieci anni fa, ECM pubblicava uno tra i dischi più interessanti del suo intero (e vastissimo) catalogo: ‘Thimar’. Il disco (capolavoro) presentato appunto con il nome dei tre artisti: Anouar Brahem (oud), John Surman (sax soprano, clarinetto basso) e Dave Holland (contrabbasso), è diviso in 11 pezzi, 9 composti da Brahem uno da Surman ed uno da Holland. Inutile dire che la mia copia in CD [originale] è stata così tanto passata dal laser che se potesse parlare farebbe la rima a quel Roy Batty di scottiana memoria. Inutile ribadire chi sono questi tre mostri sacri della musica contemporanea… appunto Mostri Sacri. La musica che composero ed interpretarono in quel 1997, caratterizzata dall’assenza di percussioni, è musica transculturale decisamente atipica, lontanissima da quegli standard della world-fusion in cui si uniscono tradizione e modernità. ‘Thimar’ (Frutti) è un nuovo ed unico linguaggio, formulato da tre grandi personalità, con basi diverse (jazz/musica classica/araba/folk anglosassone), ma con un forte punto in comune, l’improvvisazione, grazie alla quale questi artisti riescono a parlare in tutte le “lingue”.

Il concerto si è aperto, proprio come sul disco, con il pezzo ‘Badhra’, un’introduzione alle voci dei tre maestri seguita da un’apertura su una melodia eccelsa. In successione ‘Kashf’ e poi ancora ‘Talwin’. Tutti i pezzi sono durati mediamente di più [goduria], poiché le parti di improvvisazione sono state allungate. Ad ogni modo è stato eseguito tutto il disco [tradotto per me in un poliorgasmo], in una versione molto più ampia. Brahem ha incantato con le sue melodie ed i suoi soli eleganti. Surman ha spaventato con la sua voce unica al soprano ed i suoi fraseggi a metà strada tra il bop e il barocco. Holland ha oltremodo scosso con la sua tecnica vigorosa. Ripeto: ho estremamente goduto e spero che questo trio produca ancora. Finale con bis e standing ovation: ma non c’erano dubbi.

Gabriele Mengoli

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