Boris + Russian Circles + Saade @ Traffic [Roma, 4/Luglio/2011]

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Non ero mai stato alla nuova sede del Traffic, celebre locale del sottobosco romano che ha cambiato recentemente la sua location. La curiosità di scoprire le nuove vesti è di poco inferiore a quella di vedere, per la prima volta, i Boris dal vivo. I Boris, per chi non ne fosse al corrente, è uno di quei pochi gruppi a cui si può appioppare con cognizione di causa il vago aggettivo “sperimentali”. La band giapponese ha spaziato in tantissimi generi, in particolare: drone, hardcore, ambient, noise ed ha pubblicato, in una carriera quindicennale, più di venti lavori (considerando anche gli split).

Sfortunatamente mi perdo i Tommydeepestego che in realtà ho avuto il piacere di vedere in tantissime altre occasioni, soprattutto di spalla a band più blasonate. Passa poco tempo e salgono sul palco dei tipi mai visti, sono i Saade, un duo noise ceco apparso in un recentissimo split con i Boris che era stato preceduto dal loro LP d’esordio ‘Coming Home’. La band impressiona molto positivamente il pubblico all’interno della sala, l’unico neo è la voce del cantante-chitarrista che ha la classica impostazione canora da alcolista alla James Hetfiled. La proposta non è particolarmente nuova ma l’impatto live è molto buono e, se non fosse stato per il difetto sopracitato, probabilmente avrei acquistato il loro disco.

I Russian Circles, primi headliner della serata, sono uno dei tantissimi gruppi, in bilico fra post-rock e post-metal con influenze sludge, del panorama musicale odierno. Ad essere onesto non mi hanno mai colpito particolarmente, credo siano di gran lunga inferiori alla band a cui vengono frequentemente accomunati, vedi, ad esempio, Pelican e Red Sparowes. La band di Chigaco sale sul palco e la sala, riempendosi, raggiunge una temperatura da collasso. I suoni sono molto buoni e i volumi piuttosto sostenuti, come da tradizione del genere la band non rivolge uno sguardo al pubblico e millanta una certa distanza; l’audience invece, a volte colto da eccessivi entusiasmi da concerto metal, apprezza moltissimo lo show e rimane in sala nonostante l’insopportabile caldo. Bisogna ammettere che i Russian Circles live ci sanno fare alla grande e, nonostante qualche leggerissima sbavatura, le ritmiche e le dinamiche, decisamente il loro punto forte, fanno oscillare la mia testa su e giù. Gli elementi insopportabile della loro musica sono i continui riff in tapping e  delle ritmiche di chitarra che più che allo sludge mi ricordano gli stereotipi del thrash metal. Il concerto tuttavia si chiude con una grandissima intensità anche grazia a un eccellente Dave Turncrantz alla batteria e, tutto sommato, anche i detrattori devono dirsi soddisfatti.

La premessa necessaria per il giudizio sul concerto dei Boris è che mi aspettavo, suffragato dalle testimonianze di diverse persone, dei volumi paragonabili alle torture a Guantanamo. La prima parte del concerto sono stato sorpreso dal fatto che i miei timpani non erano ancora stati spazzati via ma, cercando di essere più seri, soprattutto  dal fatto che la metà della sala si era improvvisamente svuotata. I Boris da tradizione passano con enorme semplicità da un genere all’altro tracciando un percorso attraverso i loro ultimi lavori che ci porta attraverso hardcore, drone, il pop-rock asiatico (eh sì) e sludge. Con il passare del tempo il volume si alza sensibilmente, ora si alternano schegge di pochi minuti o pezzi  down-tempo pesantissimi, purtroppo però all’aumentare di intensità del concerto la gente accorsa comincia a defluire dalla sala. Il concerto si conclude e, tutto sommato, i Boris si prendono le ovazioni dei pochi rimasti. Peccato che non faranno il bis previsto dalla scaletta. Nessuno gliel’ha chiesto.

Luigi Costanzo