Borgata Boredom @ Angelo Mai [Roma, 27/Novembre/2011]

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Mi è già capitato un paio di volte di scrivere belle parole per Borgata Boredom e la prima fu proprio qui su Nerds Attack! quando ebbi l’occasione di recensire la compilation omonima curata da Toni Cutrone (Hiroshima Rocks Around) assieme al giornalista Valerio Mattioli (autore del libro “Noisers”) e pubblicata dalla No=Fi Recordings. E ovviamente è scattato quello che scatta sempre in chi si invaghisce, si interessa di qualcuno o qualcosa: la frenesia di conoscere, di vedere, di ascoltare e, per quanto mi riguarda, anche di scrivere. A Roma cosa c’è di più stimolante se non la nascita delle sottoculture, dell’underground pulsante che va oltre i cliché della romanità conosciuta ai più (escludo ovviamente quelle finte scene underground più adatte ai figli di papà)? Cosa c’è di più nuovo dell’esistenza tangibile di una scena. Di artisti che, senza dietrologie, mettono semplicemente in pratica le loro idee, la loro creatività. Che siano performance, fumetti, giochi o rumore i risultati di questa creatività hanno come obiettivo quello di shockare, infastidire, nauseare, perché come insegna la storia (se possiamo tentare di catalogare qualcosa di incatalogabile) della noise music o delle performance legate a questo “genere”, è proprio il fastidio o ciò è rifiutato dalla massa il fine ultimo, perché è ciò che più affascina.

Vado dritto al dunque: all’interno del prefabbricato dell’Angelo Mai non c’è solo il palco adibito alle varie esibizioni, ma anche uno spazio già allestito con ampli, synth, tastiere, chitarre e effettistica varia. Accanto a questo spazio c’è un angolo dove si fa uno strano gioco: una telecamera posta in verticale inquadra un tavolo su cui due ragazzi muovono dei cubi con dei disegni strani su ogni lato. Entrambi i ragazzi indossano delle cuffie e (da quello che ho potuto capire) spostano i cubi a seconda del suono che sentono in cuffia: in pratica la telecamera diventa una sorta di “lettore ottico”. Sul palco intanto si stanno esibendo i Moster Dead: duo basso distorto e batteria in stile Lightning Bolt (ma meno estremi) che mi fa ghignare immediatamente di goduria. Sono semplici e dal sound bello compatto: decisamente rumorosi e con degli “scarabocchi” in faccia. Una manciata di brani e nel giro di 5 minuti si passa al secondo gruppo, ovvero i J’Accuse. Tempi hardcore, chitarra violenta e voce urlata piena di riverberi e feedback. Al cantante piace sconvolgere gli spazi come l’arte concettuale e allora si crea un po’ di casino perché scende dal palco e si mette a sbraitare tra il pubblico, si rotola per terra e si avvicina pericolosamente. Io me ne accorgo tardi e vengo messo in mezzo alla grande (ahah). La serata continua così, con cambi repentini di band e di palco, 4/5 pezzi ognuno e via. Infatti la mandria si sposta verso l’altro spazio vicino l’entrata dove si esibisce Grip Casino: cantautore che sembra voler suonare e cantare qualsiasi cosa purché sia disarmonica, stonata, strana e fastidiosa. Dura una decina di minuti e alla fine sarà uno di quelli che convince di più a giudicare dall’affetto del pubblico. Mentre mi sposto di nuovo verso il palco grande noto un losco figuro aggirarsi per il locale: una maschera che sembra un incrocio tra Chewbecca di Guerre Stellari e lo Yeti. Ad ogni modo lo spettacolo continua: seguono altre esibizioni come quella di CreaPopulusque ovvero l’unione elettronica di Mushy e di System Hardware Abnormal, anche loro mascherati, poi segue il surf mortifero (come ho letto da qualche parte) degli Heroin In Tahiti, chitarra mandata dentro un synth e tastiere. Ma uno degli artisti che più mi ha colpito è sicuramente Cris X, che riprende lo stile di Merzbow con il suo tavolino pieno di effettistica e la sua lastra metallica che sfrega e scuote violentemente creando boati, rombi, pioggia, distorsioni estreme che probabilmente avrebbero mandato in estasi il buon Russolo e gli amici Futuristi.

Segue quindi il drone hip hop degli Hiroshima Rocks Around, che eseguono un set senza batteria (ma con una drum machine) e praticamente in mezzo al pubblico. Ad un certo punto la chitarra viene lasciata in pasto alla gente che assiste quasi a invitare chiunque a metterci del suo nel brano. Sul palco principale intanto si preparano i Trans Upper Egypt, anche loro tra i più attesi e personalmente tra i migliori della serata con il loro garage ipnotico. La conclusione quindi della serata viene affidata ad un duo electro pop ovvero Cascao & Lady Maru. Il primo molto simile a Dan Black dei Planet Funk. È mezzo nudo e scatenato, si arrampica e salta ovunque oltre dimostrando una notevole agilità, scopro in seguito che infatti è un ballerino oltre che musicista (già frontman dei Nastro, ndr). Lady Maru, già conosciuta nella scena, è più pacata ma insieme fanno ballare per la prima volta un pubblico che dopo tanta bella alienazione vede uno spiraglio di luce e colori, ma nell’insieme rimane comunque qualcosa di grottesco e quindi ci sta alla perfezione!

Marco Casciani

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