Boogarins @ AirportOne [Roma, 19/Luglio/2014]

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Spero vivamente che un giorno possano tornare e raccontare ridacchiando “La prima volta che siamo venuti a Roma non c’era praticamente nessuno a sentirci” tra l’incredulità generale degli interlocutori. Nel frattempo però il parziale che si registra è ignoranza 1 – musica 0. 
Un vero peccato, perché i Boogarins sono davvero un progetto valido e non meritavano di suonare di fronte a sì e no 20 spettatori. Eppure era sabato. Eppure questa è una band che prima di arrivare qui ha suonato all’SXSW, all’Austin Psych Fest ed al Primavera Sound… Vallo a capire l’hype nostrano. Nonostante tutto il quartetto originario di Goiânia non si fa prendere dallo sconforto, certo che no, sono brasiliani. In particolare Fernando Almeida, voce e chitarra ritmica, sorride sempre, anche mentre canta. La sua voce è quasi androgina ed anche i suoi lineamenti molto gentili traggono inizialmente in inganno, somiglia ad una versione maschile (ma neanche troppo) di  Corinne Bailey Rae. L’esecuzione dei brani, è pressoché perfetta, tale e quale a quella del loro primo e finora unico disco, il godibilissimo ‘As Plantas Que Curam’. Il chitarrista solista, Benke Ferraz, visto da lontano ricorda Nick Valensi degli Strokes ed è senza dubbio quello con l’attitudine più mistica, non solo per la camicia da figlio dei fiori e perché suona scalzo, ma soprattutto per lo stato di trascendenza in cui sembra essere calato durante riff ed assoli, tutti conditi da massicce dosi di delay e riverberi. Il mood è tutto molto solare, la loro è una psichedelia più gioiosa che acida e da pezzi come ‘Lucifernandis a Infinu’, le influenze che risaltano maggiormente ruotano principalmente intorno alla sfera 60’s, che parte dagli Os Mutantes e passa per i Kinks.
 I pochi presenti applaudono convinti, cercando di fare del proprio meglio per dare un’accoglienza degna alla psych-band brasiliana, che risponde “Obrigado!”.

Niccolò Matteucci

Foto dell’autore

Twitter: @MrNickMatt

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