Bonobo @ Fabrique [Milano, 13/Marzo/2017]

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Bonobo era uno dei nomi più attesi del caldo marzo meneghino e la rapidità con cui si sono esauriti i biglietti per il concerto al Fabrique non ha fatto altro che confermare una sensazione già ampiamente diffusa. La prima data italiana del tour a supporto del suo nuovissimo ‘Migration’, ma anche anteprima del Locus Festival che, nella stessa giornata, annunciava un’imponente line-up (che include anche lo stesso Simon Green). Nonostante la lunga coda all’ingresso, il Fabrique si è riempito con un pubblico più che mai variegato poco prima che iniziasse il live. La titletrack del suo ultimo lavoro ha aperto la serata e l’atmosfera si è fatta rovente con forti boati che accoglievano puntuali tutti i brani della corposa scaletta. Accanto alla chitarra e all’impianto dj, gestiti magistralmente da Bonobo, oltre alla tastiera, al flauto, al sax e alla batteria, figurava anche Szjerdene, artista con cui l’inglese ha concluso un vero e proprio sodalizio artistico e protagonista di una prestazione canora praticamente perfetta. Nel suo continuo oscillare fra downtempo e parentesi quasi da clubbing, l’esibizione è stata parecchio godibile e largamente apprezzata dai presenti: le atmosfere trasognate e le coloriture ambient hanno abbracciato momenti più danzerecci, mentre sullo sfondo apparivano le immagini delle copertine dei dischi. Nonostante i volumi leggermente bassi, è stata altissima la resa dei pezzi in scaletta, coi quali è stato possibile ripercorrere l’ultima parte della carriera dell’artista: molto rappresentati, infatti, sono stati gli album di questa decade, a partire da “Black Sands” e con una netta prevalenza di “Migration” e “The North Borders”. Dall’affascinante esotismo di “Kerala” all’incalzare di “Cirrus”, dalle spigolose trame di “Kiara” alle carezze di “Break Apart”, dal delirio di “Kong” e i suoni morbidi di “First Fires” alle suggestioni di “Ontario”, Simon Green e la sua band di supporto hanno dimostrato di saper sedurre il presenti e di essere portavoci di una proposta che non stanca e che, anzi, sta conquistando un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo, come dimostra l’entusiasmo per l’annuncio delle due nuove date estive. Nemmeno i bassi marcatissimi e qualche scherzo giocato dal microfono a Szjerdene hanno ridotto il valore di un’esibizione che, seppure – forse – leggermente più breve rispetto alle attese, ha comunque convinto dall’inizio alla fine.

Piergiuseppe Lippolis

Foto Stefano Masselli per gentile concessione Radar Concerti

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