Bombay Bicycle Club @ Init [Roma, 2/Marzo/2010]

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E’ quasi l’una di notte di un martedi, vigilia di un’altra giornata lavorativa, e mi ritrovo all’Init a cantare a braccia alzate quando inesorabilmente mi rendo conto di essere un vecchio pesce fuor d’acqua. All’improvviso vengo travolto dalla foga di un gruppo di ragazzini esagitati, presumibilmente inglesi, che decretano la fine dei miei sogni. Mi ero illuso, speravo che questo concerto dei Bombay Bicycle Club potesse accompagnarmi in un magico viaggio senza ritorno verso l’adolescenza, ma qualcosa non ha funzionato.

Fortunatamente quando arrivo incontro Gino degli Ancien Regime, mi presento e riesco a fare due chiacchiere con lui poco prima della loro esibizione. Mi dice che hanno appena finito di lavorare con un produttore di Brooklyn (lo stesso dei newyorkesi Led Er Est) con cui sono riusciti a registrare nove pezzi che verranno inseriti in uno split in vinile di prossima uscita. I loro live mi hanno sempre impressionato positivamente e anche stavolta non mi deludono, tra l’altro rimango sorpreso da come l’acquisto dei sintetizzatori abbia fatto notevolmente avvicinare le loro sonorità alle atmosfere della cold wave degli anni ’80. A tratti tornano in mente i Tuxedomoon, mentre la bellissima ‘No Lights In The Elevator’ strizza l’occhio alle rivisitazioni più recenti della new wave.

Per quanto riguarda i BBC, probabilmente l’acustica dell’Init non ha agevolato questi ragazzini londinesi, oppure Jim Abbiss deve aver fatto, come con gli Arctic Monkeys, un gran lavoro in fase di produzione del loro ottimo album d’esordio. La voce infatti è spesso sovrastata dalle chitarre, e anche queste sono poco incisive, sembrano non avere lo stesso potere evocativo che hanno su disco. Questo rafforza la mia convinzione che ‘I Had The Blues But I Shook Them Loose’ sia un album che richiama una dimensione intima e riflessiva poco adatta al palco di un concerto. Nonostante ci siano alcune affinità con gli Strokes e con il lo-fi dei Cribs (per rimanere in territorio brit) la struttura pop dei brani viene spesso stravolta da contaminazioni shoegaze, da pastose sfuriate di chitarre che dilatano gli spazi e fanno viaggiare la mente. Si tratta di qualcosa di sostanzialmente diverso dal classico indie rock made in UK dell’ultimo decennio, non ci sono hit di successo da dancefloor ma piuttosto si ha a che fare con un concept album delicato e romantico, la cui bellezza emerge dopo più ascolti. Peccato che questa serata dell’Init non riesca ad esaltare la splendida voce tremante di Jack Steadman, che (specialmente in ‘Dust On The Ground’) sembra quella di un timido e al tempo stesso inquieto adolescente che si confessa in una piccola chiesa di campagna. Non mancano comunque elementi che catturano subito la mia attenzione, come la maglietta dei Maccabees sfoggiata dal chitarrista, e i buffi movimenti a scatti che contagiano tutti i membri della band quando arrivano i potenti riff di chitarra. Il coinvolgimento poi sale verso la parte finale del concerto, quando a un tratto inizia il funkeggiante giro di basso della splendida ‘Always Like This’, e l’energia della conclusiva ‘The Hill’ avrebbe la potenzialità di farmi salire sul palco come un incosciente quindicenne. Nonostante tutto sono convinto che questi ragazzi abbiano un futuro, speriamo solo che non vengano sopraffatti dalla pressione mediatica. Intanto NME li ha già premiati come migliore nuova band del 2010.

Matteo Ravenna

2 COMMENTS

  1. Ciao Matteo, vorrei correggerti

    “Fortunatamente quando arrivo incontro Gino degli Ancien Regime, mi presento e riesco a fare due chiacchiere con lui poco prima della loro esibizione. Mi dice che hanno appena finito di lavorare con un produttore di Brooklyn (lo stesso dei newyorkesi Led Er Est) con cui sono riusciti a registrare nove pezzi che verranno inseriti in uno split in vinile di prossima uscita.”

    In realtà il produttore delle tracce degli Ancien Regime sono io, romano di Roma 🙂 la mia etichetta e distribuzione si chiama Mannequin, lo split con i Led Er Est sarà di 5 tracce per i nyrchesi e 4 per gli Ancien Regime..l’idea che sta alla base è quella di conciliare una band italiana con una straniera, operazione gia fatta per Newclear Waves / Opus Finis e che si farà anche per Soviet Soviet / Frank (Just Frank).

    grazie

    Alessandro / Mannequin

  2. Ciao Alessandro, si sapevo che lo split usciva per la Mannequin, nota etichetta di Roma,
    ma forse quella sera ero poco lucido e ho interpretato male le parole di Gino 🙂
    Chiedo scusa, grazie della correzione!

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