Bob Log III @ Init [Roma, 30/Maggio/2011]

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Lunedì sera. Torna Bob Log III a Roma, all’Init, per una serata interamente dedicata al blues e alle One Man band. Decido quindi di andare e di andare solo. “To have the blue devils”, cioè essere triste, malinconico: questa è una delle possibili origine del nome. Musicalmente si rende questo particolare stato d’animo attraverso l’uso delle cosiddette blue note. Ed è più o meno tutto ciò che bisogna sapere: schiere di musicisti hanno poi fatto la storia della musica con i loro meravigliosi lamenti di voce, piano, chitarra, sax ecc… Sopra un palco ma soprattutto per strada, spezzando i colli di bottiglia delle bottiglie di whiskey e sfregandoli sulle corde arrugginite delle loro chitarre affumicate dal tabacco. Oggi questo bagaglio culturale, musicale e di approccio alla vita potremmo dire, si è intersecato con tanta altra roba più o meno bella dando vita a tantissime realtà in tutto il mondo. La figura One Man Band è affascinante proprio per questo: dei 3 artisti che sto per descrivere tutti e tre erano come macchine che producevano musica utilizzando non sempre strumenti tradizionali, e quando ti rendi conto che a contare è la sostanza, non la bellezza o il valore di uno strumento allora pensi: ok, questa è musica.

Più o meno intorno alle 22 e 45 si aprono le danze con Spookyman, un artista che a Roma suona praticamente tutte le sere, ma io non ho mai avuto l’occasione di vedere dal vivo. Ha 25 anni e al posto della grancassa, per dire, usa una piccola valigia. Trombetta, armonica a bocca, chitarra acustica e charleston, racconta man mano che va avanti il significato di alcuni suoi brani o l’ispirazione che lo ha portato a comporli, con un tono da romano scaciato un po’ fattone e un po’ sornione, ma che quando inizia a cantare fa sul serio. Suona persino un “blues sardo” o almeno così lo descrive ironicamente.

Poi è la volta di One Man 100% Bluez che invece di essere da solo, ossia invece di essere Davide Lipari, è accompagnato da un interessante batterista che si chiama Ruggero Solli. I primi due brani li esegue da solo sul palco suonando la chitarra in fingerpicking: le corde pizzicate, arpeggiate tra pollice ed indice, medio, anulare, sono caratteristiche. Per quanto riguarda il batterista, sentir calibrare così bene il “volume” della batteria a seconda di un crescere o un diminuire del tono della musica mi è piaciuto perché il risalto che i due riuscivano a dare nel momento in cui il pezzo acquistava più potenza era enorme, decisamente bravi. E qui giungiamo al fulcro della storiella: prima dell’entrata di Bob Log III sul palco ci sono uno sgabello, una piccola grancassa, un piatto ad “altezza piede” con tamburello annesso, un piccolo ampli Vox e una “colonnina” con delle antenne che, per farla breve, serve a collegare la chitarra all’amplificatore senza i jack: è molto utile quando, durante un’esibizione, l’artista vuole vagare per il palco, poi per il locale, o per il quartiere, per la città ecc…

Ore 24 in punto: una chitarra acustica inizia a suonare un ritmo avvolgente e ipnotico. Poi si spalanca la porta del backstage e una sagoma alta appare al pubblico dell’Init visibilmente divertito. Divertito perché conosce già Bob Log, sa che suona con un casco da pilota in testa e usa una cornetta telefonica integrata come microfono, sa che la sua musica è quasi una droga, che è impossibile rimanere fermi e lui si comporta da simpatico cazzone sul palco senza mai, e dico mai, svelare la sua vera identità. Dopo i primi due pezzi è già in mezzo al pubblico che si strappa il completo elegante con cui si è presentato scoprendo un’inquietante tutina di palliette blu. Suona una quantità infinita di pezzi. Il fingerpicking di cui parlavo prima, ebbene la sua mano lo esalta al massimo e in modo impreciso secondo uno stile assolutamente personale. La sua chitarra ha un’accordatura molto più bassa di quella standard e le sue corde sono molto grandi, questo gli permette di avere un suono cupo e di creare un effetto slappato (cioè che fa “slap” quando suona). Ogni tanto si fa aiutare da tracce campionate di batteria che fa partire con ulteriori pedali creando un effetto hardcore. Come da copione poi fa salire sulle sue gambe due ragazze pescate dal pubblico, in questo caso Andy e Caterina. Andy era la gamba del charleston e Caterina era la grancassa e per tutto il pezzo hanno fatto su e giù con grandissima soddisfazione di Bob Log. Altro aneddoto curioso verso fine concerto: chitarra in spalla e fingerpicking a mazzetta, l’artista di Portland scende dal palco, si intrufola nel pubblico, tra l’entusiasmo di fan eccitatissimi a torso nudo e si dirige verso il bagno, pian piano riesce a raggiungerlo, con una gamba spalanca la porta mentre un tizio ignaro di tutto e spaventato a morte fugge via. Riesco a vederlo da lontano dentro il bagno accucciato su un lavandino che dimena il casco e suona sempre più fomentato, mentre sotto al palco molti hanno dato vita ad un pogo in suo onore: il delirio! Considerazioni finali? Con molta probabilità Bob Log III è un folle, la rappresentazione vivente dell’esplosivo scontro tra il blues e la schizofrenia.

Marco Casciani

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