Bob Log III @ Init [Roma, 2/Ottobre/2015]

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Anni fa vedevo di continuo manifesti di Bob Log III. Per le strade, nei locali, nei luoghi dove si era esibito o dove avrebbe suonato di lì a breve. Un uomo con un casco in testa e una tuta di quelle che usano i cosiddetti uomini-cannone. Seduto su uno sgabello, chitarra acustica, slide sull’anulare, grancassa a destra, charleston a sinistra. Un’immagine che mi tormentava, un nome bizzarro che ispirava fiducia, un clown che nascondeva stile e genialità dietro la sua maschera. E poi la gente che ne parlava “ancora non hai visto Bob Log III? Ehhh vedrai, è uno spettacolo”: lo vidi nel 2011 e rimasi folgorato. Ascolto tanti generi musicali e il blues rappresenta la base di tutti questi, è qualcosa che mi rassicura. Perché posso amare l’hardcore, il punk, il metal, ma ho una passione che rasenta il feticismo per quelle registrazioni antiche solo chitarra e voce, il Delta Blues: Mississippi Fred McDowell. Ed è proprio a questo sottogenere del blues e a questo musicista che si ispirò inizialmente Bob Log per costruire lo stile e gli show che propone oggi in giro per il mondo: accordature della chitarra aperte e molto più basse dello standard, fingerpicking velocissimo, slide e una voce decisamente blues. Intrattenimento e interazione col pubblico: Bob Log III vuole essere il pagliaccio che, una volta sul palco, è a completa disposizione degli spettatori. E la particolarità di questo simpaticone dall’Arizona è l’aggiunta di cassa dritta sui suoi riff che rende quasi impossibile rimanere fermi durante l’ascolto. Come quattro anni fa e come il suo ultimo concerto a marzo qui a Roma, la cornice del concerto è sempre l’Init, club che quest’anno frequenterò in modo assiduo data la splendida programmazione. Trovo la stessa quantità di persone, lo stesso set preparato sul palco: sgabello, grancassa e charleston, con l’aggiunta di un gommone da mare sullo sfondo. La sala è piena di fumo, sparato per creare l’atmosfera. Sento l’inconfondibile sound della sua chitarra, ma lui non c’è. Come da copione entra barcollando e salutando i presenti. Qualche battuta con forte accento del sud degli Stati Uniti e poi si parte sul serio: questa cazzo di cassa dritta è il segreto! Su una roba del genere, con dei titoli come ‘I Want your Shit On My Leg’ o ‘Bump Pow! Bump Bump Bump Pow! Bump Pow! Bump Bump Bump, Baby! Bump Pow! Bump Bump Bump Pow! Bump Pow! Bump Bump Bump’ o ‘Boob Scotch’ se senti una cassa dritta ti fomenti. Ti rilassi, anche, e pensi “vabbè ma qui non si sta facendo politica, non si lanciano messaggi, non si sta assistendo ad una performance di arte contemporanea (forse), posso godermi la musica e basta”. Il cazzeggio di Bob Log si è palesato in svariati momenti, per esempio quando ha iniziato a parlare in italiano: “Ciaooooo piaccceree, mi chiamo Roberto! Volio grappa, un piccolo grappa qui e un birra qui, grazzzi”. Quando ha chiesto al pubblico di gonfiare dei palloncini colorati in modo che lui potesse camminarci sopra sostituendoli saltuariamente al suono della cassa. Non potevano poi mancare i suoi grandi classici: ha chiamato due persone durante il pezzo ‘I Want Your Shit On My Leg’ (in questo caso un ragazzo e una ragazza) che si sono accomodati sulle sue gambe e hanno fatto su e giù per un po’. Poi, sceso dal palco, ha iniziato a vagare per il locale fino al cesso, è salito sulla tazza e ha continuato per un po’ da lì. Tipici della cultura americana sono quegli spettacolini improvvisati in strada dagli imbonitori, “The Dog And Pony Show”, Bob Log III strizza un po’ l’occhio anche a questo, unendo la storia popolare americana, il blues e la malinconia del clown che fa lo stupido per far ridere gli altri. Tutto ciò senza mai prendersi sul serio e con l’unico (onestissimo) scopo di farti muovere le chiappe per un paio d’ore.

Marco Casciani