Bob Log III @ Init [Roma, 15/Marzo/2015]

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Ho controllato: era il 2011 e l’amico Dante stava ancora a Roma a fare il cazzone, prima di emigrare al Nord in cerca di fortuna. Fu proprio lui che una sera trascinò me, che a mia volta trascinai l’amico Carlo, a vedere un tipo sconosciuto suonare all’Init. Beh, questa volta è stato l’amico Carlo a trascinare me. Probabilmente ai concerti di Bob Log III si va solo trascinati oppure dotati di oggetti gonfiabili. Arrivo sotto la pioggia convinto di entrare da solo e invece trovo la fila. Alla fine entrano un centinaio di persone o forse duecento. O trecento? Il palco è già allestito: una piccola grancassa. Il palco sembra enorme, ma quando verso le undici passate il nostro uomo proiettile fa la sua comparsa dalla porta del camerino, preceduto dal suono marcio della chitarra, lo spazio visivo viene di colpo riempito. Impossibile distogliere l’attenzione da un attrezzo del genere. Tuta intera di ciniglia bordeaux, casco da moto semi-integrale grigio e paillettes, parole a tratti incomprensibili amplificate very lo-fi dalla cornetta telefonica montata sulla visiera del casco. “From Tucson, Arizona, I’m Bob Log the third”, o qualcosa di simile, annuncia da sotto il casco il misterioso one man band, partendo con la scaletta. Mano destra e sinistra strimpellano cose, piede destro batte tum tum e piede sinistro fa ciaf ciaf e clap clap. Dalla bocca escono suoni radiofonici. Nelle note e nel groove ci sono tutto il delta del Mississippi, il rock e roll e pure il punk. Lo slide fa su e giù e le dita della mano destra sembrano quelle di una scimmia, come disse qualcuno ubriaco. Una scorpacciata di corde a vuoto. Tutti ballano, una piscinetta gonfiata per l’occasione da qualche buontempone galleggia sulle nostre teste e nessuno sta fermo, tranne quei pochi che seguono il concerto immobili per sembrare esperti di chitarra. Ma si sa che tutti, soprattutto gli esperti di chitarra, attendono soltanto il momento delle signorine che saltellano sedute sulle ginocchia del nostro eroe durante la famosa ‘Shit on my legs’ o addirittura la sisa intinta nel bicchiere di whisky da qualche volontaria durante ‘Boob scotch’. Ma dicevamo dei piedi. Rispetto alla volta scorsa ho notato una svolta tecnologica: il pad elettronico azionato col piede sinistro ha introdotto nuovi suoni ritmici; il radio jack gli permette di rendere lo spettacolo più movimentato. E già, perchè durante le schitarrate con slide e accordatura aperta Bob Log si permette di distribuire palloncini (che sembra chiamare “valentini”) da gonfiare e poi scoppiare coi piedi, alzarsi, imbarcarsi su un canotto e farsi trasportare dal pubblico fino a fondo sala per poi tornare sul palco, scendere dal palco e camminare per tutto il locale, nascondersi dietro il canotto per simulare il bis. Verso la fine arrivano le due hit, più famose per la coreografia che per i pezzi in sè, e la platea si concentra immobile, ma stavolta niente signorine. Per le sise bisogna andare su Youtube. O su altri siti.

Simone Serra

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