Blur + The Specials + New Order + Bombay Bicycle Club @ Hyde Park [Londra, 12/Agosto/2012]

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Passi la vita a dire che sei uno che vive alla giornata, che non ami fare programmi a lunga scadenza, che del diman non v’è certezza e poi ti trovi, un 24 di febbraio, ad organizzare un soggiorno estivo nella perfida albione, disposto a sciropparti tutti i disagi connessi ad un evento di cui mai ti è importato nulla come l’Olimpiade pur di assistere al live dei Blur, la band a cui regalavi la tua paghetta settimanale ai tempi delle medie, quando per intenderci un CD single d’importazione costava 5.000 lire. Passano dei mesi e nel frattempo decidi di andare anche al live del 6 agosto a Wolverhampton, che una data in una location intima si accoppia a meraviglia con una dozzinale in Hyde Park, però questa è un’altra storia ed un altro live, sicuramente migliore. Ma torniamo a noi: è sufficiente arrivare alle 16 (ben quattro ore dopo l’apertura dei cancelli) per piazzarsi in una più che onorevole terza fila centrale – roba che quando ti giri vedi alle tue spalle 90.000 persone, a dir poco – e gustarsi 4 band che catalizzerebbero un forte interesse anche se fossero in cartellone da sole e non in batteria.

A dire il vero prima delle 4 “bombe” c’è stato il tempo di far salire sul palco anche una quinta band, aggiunta dell’ultim’ora nel programma del BT London Live. Parliamo dei The Bots, due ragazzini che hanno fatto da apripista ai Blur in ogni tappa del loro mini tour agostano. A Wolverhampton avevo assistito ad un loro dimenticabile live, quindi a dire il vero non essere riuscito ad arivare in tempo per la loro performance in questa circostanza è stato recepito più come uno scampato pericolo che come un’occasione persa.

Il mio ghiotto pranzo domenicale parte quindi con i Bombay Bicycle Club, e torno con la mente a quando tre anni fa all’Init di Roma ho assistito con una “folla” di 20 persone al loro battesimo italiano, quando erano dei giovani di belle speranze ed il loro primo LP era fuori da pochi mesi. Ora li ritrovo, giunti ormai al terzo acclamato album, in Hyde Park, una location infinitamente più grande e prestigiosa, dove il pubblico si divide tra quelli che ballano e cantano sulle loro note e gli altri che chiedono al vicino com’è che si chiama questa o quella canzone, “perchè me la voglio scaricare quando torno a casa”. La setlist si concentra in un’oretta (sarà lo stesso per le due successive band) e risulta più che piacevole, intrattenendo alla grande il pubblico, in parte ancora disteso sui teli come prassi da “concerto d’oltremanica su prato” vuole.

Quando ormai sono le 17:30 si presentano sul palco i New Order: Bernard Sumner è il deus ex machina della band nella quale partecipa con voce, chitarra e tastiere. Suonano mentre il sole è ancora alto, quando con tutta probabilità il loro live meglio si associerebbe ad atmosfere serali, più cupe. Nonostante ciò vanno dritti per la loro strada ed una dopo l’altra snocciolano le loro hit (‘Blue monday’ e ‘Temptation’ su tutte) per la gioia del pubblico presente, in alcuni casi veramente scatenato. Il peso degli anni sembra farsi sentire, nella loro reunion più che in altre, ma è comunque una divertente tappa di avvicinamento al piatto forte. Il finale con ‘Love will tear us apart’ e la proiezione sul maxischermo dell’immagine di Ian Curtis seguita dalla scritta “Forever Joy Division” ci regala uno di quei momenti che continueremo a raccontare negli anni a venire ad amici, nemici, parenti e probabilmente anche a quella vecchina rock in coda dietro di noi alle poste.

Arrivano i The Specials e tutti, ma proprio tutti (persino gli irriducibili del telo) si alzano in piedi, coscienti sia che si tratta dell’ultimo step prima dell’entrata in scena dell’headliner che questa grande folla aspetta da anni, sia che con la band regina del 2tone ska ci sarà da divertirsi. Il loro set è intenso e riscalda anche coloro che avevano assistito con circospezione al live dei New Order. Gli Speciali eseguono ben 18 brani e non possiamo non menzionare le divertentissime ‘Rat Race’ e ‘A message to you Rudy’ che aiutano a portare il pubblico a temperatura, per poi chiudere con ‘Too much too young’ quando ormai manca poco all’ora X, le agognate 9:05 pm segnalate dal programma come orario di inizio del live dei Blur.

Mezzora o giù di lì che la straordinaria organizzazione dell’evento (90-100.000 persone e disagi di nessun genere per i presenti) occupa inizialmente mandando in onda un filmato dei momenti più divertenti dei Giochi Olimpici appena conclusi e successivamente ammorbandoci con una prolissa diretta dell’altra cerimonia di chiusura, quella che si svolge in contemporanea nello stadio Olimpico realizzato per l’occasione e di cui a tutti noi frega meno di un cazzo altrimenti saremmo andati qualche chilometro più a nord di Londra e non in Hyde Park. Gli inglesi seguono in religioso silenzio, mentre gli italiani (i nostri concittadini abbracceranno le prime file in almeno 30 unità, con 3 bandiere tricolori a dare bella mostra di sè) danno in escandescenze. Tutti capiranno il perchè di questa lunga attesa quando verso le 21:10 apparirà sul maxischermo un’immensa scritta BLUR bianca su sfondo blu elettrico che, aprendosi come un sipario, scoprirà la maestosa scenografia rappresentante la Westway quasi a grandezza naturale, davanti alla quale i 4 big buddies si presentano con una canzone minore, una b-side estratta da chissà quale album, un brano che nessuno conosce e che di conseguenza nessuno canterà nè ballerà: ‘Girls & Boys’. La scaletta procede seguendo quasi per filo e per segno ciò che avevano sperimentato nelle precedenti date del tour di warm up che li ha visti andare in infime location, ma probabilmente a divertirsi di più sul palco rispetto a questa occasione, nella quale li abbiamo trovati musicalmente perfetti, ma anche un po’ troppo seriosi ed ingessati per quello che è il loro tipico modo di fare on stage. D’altronde avevano gli occhi di tutto il mondo addosso ed avranno sentito il peso delle responsabilità. Ci vogliono più di 10 tracce per far perdere l’aplomb alla folla presente in Hyde Park (a Wolverhampton era bastata la prima nota di ‘Girls & Boys’). E’ infatti il trittico ‘Sunday Sunday’ – ‘Country House’ – ‘Parklife’ a smuovere gli animi ed i corpi dei presenti.

Prima le splendide esecuzioni di ‘Trimm Trabb’ e della successiva ‘Caramel’, stravolta nel testo, avevano fatto la gioia dei palati fini. ‘Song 2’, invece, per il suo nuovo arrangiamento live non è stata riconosciuta con immediatezza da gran parte dei presenti, mentre pazzi dall’orecchio lungo che scrivono articoli su questo concerto per Nerds Attack! già saltavano sulle spalle del tale che gli si poneva davanti, nell’occasione un ex hooligan con la scritta “Misunderstood” tatuata sul collo taurino. ‘Sing’ ci fa venire la pelle d’oca, ‘No distance left to run’ – ahimè eseguita ancora una volta non perfettamente – i lacrimoni, ‘Tender’ è vecchia 13 anni ed ancora non riusciamo a scrollarcela di dosso, ma è ‘Under the westway’, arrivata tra gli encore, il brano più emozionante della serata, aiutato nella sua deliziosa riuscita da una scenografia preparata appositamente per completarne l’atmosfera. Damon ci rivela che il brano è stato scritto per noi presenti, proprio per questa serata, e noi pensiamo che per essere stato realizzato unicamente seguendo un input e non un’ispirazione sia qualcosa di veramente magico. L’altro nuovo brano, ‘The Puritan’, rimarrà fuori dalla scaletta ufficialmente per motivi di tempistica (alle 23:15 la band dovrà obbligatoriamente liberare il palco), ma viste le esibizioni live nel warm up è stato meglio così, non si presta tanto ad una dimensione live quanto a quella radio. La chiusura è affidata a ‘The Universal’ e mentre l’ultimo filo di voce se ne va cantando a squarciagola “Yes, it really really really could happen” ci accorgiamo che si, è successo davvero, e noi ne abbiamo fatto parte.

Andrea Lucarini

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