Blur @ Ippodromo del Galoppo [Milano, 28/Luglio/2013]

898

La vita è fatta di scelte. Alcune si riveleranno giuste, altre sbagliate, ma per quanto riguarda quelle a lungo raggio e su argomenti di quotidiana discussione, la cosa più faticosa è che bisogna anche abituarsi a sentire i giudizi degli altri. Sono nato e vivo a Roma e come qualcuno ricorderà (leggi) per me i Blur sono la band della vita, conosciuti quando ero nel fiore dell’adolescenza e rimasti i miei preferiti anche ora che di anni ne ho il doppio. Appena aperte le vendite per la data di Rock in Roma, quindi, ho subito acquistato il prezioso tagliando d’ingresso, terrorizzato da un eventuale sold out al quale, onestamente, mai si sarebbe potuti arrivare. Dopo aver messo al sicuro la mia partecipazione al live nella mia città, ho deciso di raddoppiare, acquistando anche il biglietto per la data di Milano, che tra treno, hotel, biglietto stesso, birre, cibo e l’immancabile capatina da “Dischi Volanti”, la mecca del disco sul Naviglio Grande, mi è costato quanto un weekend lungo in una capitale d’Europa. Oltre a questo, frustrante già di per sé, ho dovuto subire nel corso dei mesi molteplici pareri da parte di chiunque fosse venuto a conoscenza di questa mia scelta, tutti molto attenti al mio portafoglio ed al mio consumo di energie come mai prima d’ora. Tutta questa scarica di buonsenso non ha fatto che incrementare in me la voglia di perseguire la mia scelta, insensata quanto necessaria, ed ovviamente, visto che con gli anni ho imparato che “la fortuna aiuta gli audaci” non è solo un proverbio, ma una delle frasi più sensate mai prodotte dalla mente umana, sono stato ripagato con un live che va di diritto nella mia top 5 di tutti i tempi.

Milano, per nulla fedele alla sua nomea di città grigia, tetra e nebbiosa, mi accoglie con una canicola insostenibile. In partenza c’era una mezza idea di arrivare alla venue molte ore prima, per tentare di ottenere la prima fila, ma il caldo, qualche giro per la città e la lunga ricerca di un hotel in zona Ippodromo che rispettasse l’unico criterio della dignità, faranno sì che il mio arrivo ai cancelli avverrà solo verso le 17. Ci sarà modo di rivedere alcuni amici che non incontravo dal live di Hyde Park dello scorso anno, ma il piacere sarà almeno in quel momento battuto dal caldo che ridurrà al minimo le interazioni. All’apertura dei cancelli, avvenuta alle 18:30 in punto, sfodererò una falcata che, arrivato alla prima fila, mi farà pensare che se i 200 metri piani con traguardo sotto il palco fossero disciplina olimpica, beh, potrei anche andare a medaglie. Sarò il quinto ad appoggiare le mani sul ferro vecchio che servirà a dividere la passione dei fan dal palco, trovandomi fianco a fianco con vecchi e nuovi amici, con i quali passerò tre piacevoli ore di attesa, rovinate soltanto dalla presenza delle fastidiose zanzare che, probabilmente fan degli Oasis, non avranno alcuna pietà di noi. Nell’attesa avrò modo di notare che la scenografia sarà composta da un lungo telo con tutti i toni del grigio, rappresentante la Westway, ma incomprensibile agli occhi dei più, visto che buona parte del disegno sarà coperto dalla batteria di Dave, issata su di una pedana.

Alle 21:30 in punto inizierà a riecheggiare l’intro, nello specifico ‘Theme From Retro’. Damon salirà sul palco con una giacca blu ed un’inguardabile polo dello stesso colore con delle piccole margherite stampate, Graham con una delle sue iconiche maglie a righe, Alex James con camicia, pantaloncini e senza scarpe, mentre Dave, beh Dave sempre uguale a sé stesso. Si parte con il botto: ‘Girls & Boys’, uno dei brani più conosciuti dall’ascoltatore occasionale, farà saltare i presenti e gli darà subito la sensazione di essere al centro di qualcosa di epico. Damon, dopo averli “battezzati” con le sue millemila bottigliette d’acqua, li saluterà affermando di essere molto felice di ritornare a Milano. Che la frase non sia solo di cortesia lo noteremo già dal secondo brano, una ‘Popscene’ mai così tirata, in cui il frontman, con un’energia che sarebbe sorprendente persino per un ventenne, si dimenerà per tutto il palco, buttandosi anche a terra. Graham Coxon non vorrà essere da meno: ci sorprenderà così con una capriola effettuata facendo perno sulla testa, ovviamente senza mai lasciare la propria amata chitarra. Proprio il chitarrista ci sembrerà in continua lotta con i suoi demoni interiori: si stropiccerà i capelli, si metterà e toglierà gli occhiali con una frequenza quantomeno sospetta, berrà birra nascosto dietro ad una cassa ed ogni tanto regalerà dei sorrisi che dopo pochissimi istanti si trasformeranno in espressioni di disappunto, come quando durante ‘Coffee & Tv’ Damon inviterà a salire sul palco un ragazzo travestito da cartone dal latte, come il protagonista dello stranoto video di questo brano. Milkie versione umana ballerà tra gli artisti, di fatto togliendo la scena a Coxon, nell’esecuzione dell’unico brano cantato interamente da lui nell’intera serata. Scherzando, ma non troppo, Graham metterà la chitarra tra le gambe di Milkie e gli darà un ben assestato calcio nel sedere a fine brano, il tutto con un’espressione ironica, ma velata di rancore. Dave nel frattempo, dalla sua postazione alla batteria, fotograferà da dietro il siparietto con l’uomo mascherato, mentre tutti noi penseremo che certe guerre di leadership interne alla band saranno destinate a non finire mai. Oltre ai quattro storici membri, sul palco faranno capolino anche quattro coristi e tre trombettisti, ma mentre i cori saranno quando piacevoli, quando fondamentali (‘Tender’), le trombe sembreranno non del tutto armonizzate con il resto degli strumenti, dando in più di un’occasione un effetto stridente. Per il resto la setlist sarà una sorta di greatest hits, inevitabile vista l’assenza di nuovi brani. Il recupero dell’ultim’ora, avvenuto appunto per questa coppia di live italiani, sarà ‘To The End’, annunciato in pompa magna da Damon e non eseguito dalla band per molti anni. In realtà per me ascoltarlo non sarà una completa sorpresa, visto che proprio incamminandomi verso l’Ippodromo del Galoppo nel pomeriggio, mi ero elettrizzato riconoscendo questo brano, eseguito dalla band nel corso del soundcheck. Il momento ’13’, invece, ci sarà poco prima della metà della setlist, ‘Trimm Trabb’ e ‘Caramel’ sono due perle rare che i più attenti sapranno riconoscere ed apprezzare, mentre altri le useranno come momento in cui chiacchierare con l’amico in attesa della prossima hit, ricevendo il mio sguardo più truce e minaccioso. Prima di ‘Country House’ Damon guarderà il pubblico con un sorrisone dei suoi, nello specifico quello da birbantello, e scenderà la scala appositamente collegata al palco del Soundcity per cantarla in mezzo al suo pubblico, come di consueto. Si divertirà e regalerà gioie alle ragazze delle prime file che nell’occasione gli metteranno mani in ogni dove. Tornando sul palco rivelerà poi di sentire una chimica speciale con i quasi 10.000 presenti e mimerà il verso di un leone per far capire il suo stato d’animo. Dopo ‘This Is A Low’, il brano per me più noioso composto dai Blur in 21 anni di carriera, usciranno dal palco con un rapido saluto.

Al rientro, Alex si presenterà con una tazza da tè (scommettiamo piena di gin) ed una sigaretta che avrà il tempo di finire con comodo mentre partirà ‘Under The Westway’, la traccia composta nel 2012 pensando alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici londinesi dello scorso anno. L’atmosfera sarà magica e tra il pubblico saranno in molti a cantare il brano parola per parola, mentre Damon ci mostrerà la sua abilità al piano. Il resto dell’encore sarà composto dalla datata, ma sempre attuale ‘For Tomorrow’ e la meravigliosa ‘The Universal’, nella quale Damon non potrà fare a meno di scendere una seconda volta tra il pubblico, dandogli la mano e cantando con loro. Poi arriverà il finale col botto e con le botte: ‘Song 2’, in una versione ancora più accelerata della già molto breve versione studio avrà l’effetto di un tornado. Al termine del live ed all’accensione delle luci, il terreno dell’ippodromo ci mostrerà una lunga distesa di oggetti smarriti, con una tale quantità di scarpe da poterci aprire un negozio. Nel mentre riusciremo a recuperare la scaletta, dalla quale scopriremo che era prevista anche l’esecuzione di ‘Young And Lovely’, “tagliata” o dimenticata dagli artisti nel corso della performance. Nel frattempo il povero ragazzo travestito da Milkie, in evidente stato confusionale, verrà sballottato qua e là da ogni essere umano presente al live per una foto o un abbraccio e noi, sorridendo, penseremo che questa serata non ce la saremmo potuta perdere per nessun motivo al mondo.

Andrea Lucarini

3 COMMENTS

  1. “I soldi sono fatti per essere spesi”, dice sempre mia nonna, e si sa, nonna docet. Quelli spesi per la musica sono quelli mejo spesi, aggiungo io. Viva le trasferte, viva i Blur e viva le recensioni di cuore 🙂

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here