Blues Explosion @ Init [Roma, 4/Settembre/2008]

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Non poteva reiniziare con un concerto di questa portata la nuova stagione di musica dal vivo per Roma. Jon Spencer e la sua Blues Explosion dopo le due recenti sortite romane con il progetto rockabilly Heavy Trash. Con Aguirre l’appuntamento è ad un orario decente, le 21.45, così possiamo entrare con calma. Sto cazzo. La fila che ci si presenta quando arriviamo all’Init è una cosa mai vista. Una serpentina che ricorda quella dei musei capitolini; per capirne la portata basta dire che da dove eravamo noi, appena arrivati, non si vedeva neanche il locale. Ci mettiamo in coda, con l’idea di stare lì un po’, vedere come è la situazione e poi magari andar via. L’idea di crepare all’Init con 600 persone e con quel caldo avrebbe fatto il resto. La nostra morte l’abbiamo onestamente immaginata diversa. Ci raggiungono amici, si raccontano le vacanze, si cammina piano piano. Due cretini davanti a noi dopo un’ora di fila, si rendono conto che quello non è Il Circolo degli Artisti e che hanno sbagliato posto. Dilettanti. Salami. Siamo arrivati davanti al cancello, entriamo, la ressa dentro è impressionante, non facciamo in tempo a prendere una birretta fredda che Jon Spencer è già sul palco. Il locale è stipato all’inverosimile, siamo riusciti a vedere la prima parte del concerto vicino ai bagni. Ma no, così il concerto non si sente per niente. Troppo lontani, il volume è basso, il suono fermo. Non ha senso. E allora via più dentro, a spintoni ma con educazone, e non appena superiamo il muro rimovibile che separa il locale in due diventa tutto più chiaro. Lì sopra sul palco c’è Jon Spencer che sta facendo il delirio. Il trio power blues, pur attanagliato dal caldo, non si risparmia in alcun modo. Man mano che io sento il sudore correre sempre più velocemente sulla mia pelle, provo anche un certo piacere, un certo masochismo a essere lì in mezzo e a godermi quel bollentissimo suono. Jon suona, incita il pubblico, il sound si gonfia e si apre di fuzz, di assoli lunghi e di aste del microfono presi a calci. Non c’è storia. Il concerto cresce canzone dopo canzone, le prime file pogano, c’è chi fa stage diving addirittura. Loro, sul palco, decidono che sul finale è ora di morire seriamente. E allora giù con un altro brano lunghissimo che non ha voglia di finire e che il trio dilata fino a quando il profumo di morte nel deserto del Mojave inizia ad incunearsi tra di noi. La Blues Explosion lascia la scena tra il tripudio di applausi e urla. E’ tempo dei bis, resisto indomito nella mia postazione, molti sono già usciti. Io mi godo il finale, altri tre brani da antolgoia di blues infettato e poi sì, alla fine tutti a prendere aria e una polmonite. Assolutamente incendiario, Jon Spencer non ha tradito le aspettative, e la fatica per assistervi è stata ripagata. L’avevo visto solo alla Sapienza, quest’estate con il suo progetto di cui sopra, ma la vera essenza è questa, quella del punk blues polverizzatoci in viso.

Dante Natale

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