The Blood Brothers @ Jailbreak [Roma, 15/Febbraio/2007]

462

Se non avessi avuto “libero accesso” a questo concerto penso che oggi starei ancora piangendo per aver speso una banconota rossastra in cambio di due ore di noia totale, e meno male che non hanno suonato i Jersey Line sennò si sarebbe aggiunta almeno un’altra mezz’ora. Ma cominciamo dal principio.

Aprono i White Circle Crime Club, gruppo belga di Antwerp (nel 2006 a supporto di alcune date europee dei TV On The Radio, ndr), e fanno indie. Né più né meno. Linee vocali noiose, chitarrista che si muove come Boy George, l’aggiunta di alcuni pad di batteria elettronica e parti strumentali da cinque minuti. Fortunatamente non sembro l’unico a non apprezzare questo gruppo cliché che sicuramente avrebbe riscosso molto più successo in un locale più portato a certe sonorità. Ah, dimenticavo che come ogni gruppo indie che si rispetti, avevano le magliette a righe, questo è bene dirlo…

Adesso è la volta dei Blood Brothers. “Fire! Fire! Fire!” iniziano con “Set Fire To The Face Of Fire” pezzo di punta del loro nuovo disco (“Young Machetes” prodotto da Guy Picciotto) e la gente si fomenta. Il concerto è una continua valanga di riff che si susseguono incessantemente lasciando poco spazio al basso e prediligendo spesso suoni di synth o addirittura di maracas (!). I due cantanti non stanno mai fermi sul palco, saltano, si agitano e uno dei due ha le movenze di una cantante soul (manina aperta col palmo verso il pubblico che si muove con moto discendente verticale). Però ho quasi l’impressione che col passare del tempo il fomento iniziale pian pianino inizia a sciamare. Perché? Semplice, questo gruppo ha un problema. Il problema è che i Blood Brothers hanno un tipo di attitudine musicale che vuole essere a metà tra l’hardcore e l’indie, però cercando di mischiare le carte in tavola hanno fatto un casino ed è uscito fuori un tipo di musica che non ha né la rabbia e la potenza dell’HC né le ritmiche e le melodie fischiettabili dell’indie. Insomma, appena cerchi di scapocciare su un riff te lo cambiano sotto gli occhi come se niente fosse, anzi come se non avessero nessuna intenzione di farti ballare/cantare. Questa band è sicuramente piena zeppa di idee, che però non portano da nessuna parte. Il loro concerto è stato piatto, uguale dall’inizio alla fine, nessun culmine a parte l’inizio, vuoi anche per il fatto che non hanno nessuna canzone di punta. Però suonano bene, questo è bene dirlo.

Andrea Di Fabio

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here