Blonde Redhead @ Eutropia [Roma, 15/Luglio/2015]

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Nella stessa serata in cui Michael Gira e i suoi Swans vomitano volumi su Villa Ada, alla Città dell’Altra Economia di Testaccio fanno ritorno i Blonde Redhead, a pochissimi mesi dalla data all’Orion di Ciampino. Nonostante la coincidenza, buono è il numero dei presenti, a testimoniare l’affetto provato dal pubblico romano nei confronti di una vera e propria istituzione della musica dell’ultimo ventennio – e c’entrano ben poco le simpatie per le origini italiani dei due fratelli Pace. L’illusione iniziale di freschezza viene spazzata via dal caldo asfissiante e appiccicoso, del quale si lamenterà anche la stessa Kazu Makino, provata, verso la fine del concerto. In apertura, quasi a sorpresa, si esibiscono i nostrani Luminal. Ne intercettiamo solamente le ultimissime tracce, in tempo per rilevare quanto purtroppo fossero fuori contesto. Certe volte ci vorrebbero più oculatezza e raziocinio nell’inserimento di una band spalla in una programmazione concertistica. Un rapido giro nell’area di Eutropia ci permette di constatare invece l’ottima organizzazione e disposizione degli stand del food&beverage: tanta varietà che rende gradevole l’attesa per i Blonde Redhead.

Alle 22.30 fa il suo ingresso sul palco il trio newyorchese: Simone e Amedeo Pace indossano entrambi camicia bianca e pantalone scuro; abito bianco svolazzante per la Makino. ‘Barragán’, ultimo disco in studio, è uscito lo scorso settembre e ha rappresentato uno dei degli episodi più deboli della ventennale carriera della band: se l’art rock di gusto sonicyouthano degli esordi è ormai lontano, al contempo la svolta pop/elettronica cominciata a metà anni Duemila sembra stia cedendo il passo a qualcosa che sa di novità ma anche di riscoperta. Ne consegue un momento discografico appannato del trio, non tanto – e non solo – da un punto di vista qualitativo, quanto piuttosto nelle intenzioni. Il live in sé e per sé è inappuntabile: i Blonde Redhead sanno bene come avvolgere l’ascoltatore, in primis per merito delle ammalianti voci di Kazu e Amedeo. I brani dell’ultimo album (l’iniziale title-track, ‘Lady M’, ‘No More Honey’) si alternano a episodi più datati come ‘Bipolar’ e ‘Doll Is Mine’, i quali vengono riproposti in versione più affine alle recenti trasmutazioni sonore affrontate dal gruppo. La carica suggestiva dell’esecuzione è unica e avvalora nuovamente – se mai ce ne fosse ancora bisogno – l’inequivocabile caratura artistica dei Blonde Redhead. Allo stesso tempo, però, emerge – come nello stesso ‘Barragán’ – l’impressione che il trio sia in una fase transitoria della propria carriera: una sorta di periodo di passaggio, i cui frutti potranno vedersi solo in futuro. Il pubblico applaude e sostiene i tre per tutta l’esibizione, rispettando con il giusto silenzio le atmosfere soffuse provenienti dal palco. Kazu ringrazia, ricordando ironicamente una lontana esibizione nella stessa location dove i presenti erano meno di venti. Se i primi cinquanta minuti di concerto si muovono su coordinate omogenee, è con l’ultima parte di scaletta che l’intensità incrementa, in linea con i ritmi più incalzanti delle canzoni eseguite (la splendida ‘Dripping’, la travolgente ‘Spring And By Summer Fall’). I bis si muovono nella stessa direzione: ‘Messenger’, ‘Violent Life’ e la conclusiva, acclamatissima ‘23’. Lasciata la casa madre 4AD, sembra che i Blonde Redhead siano alle prese con un percorso di assestamento. Restiamo a guardare con gli occhi brillanti d’emozioni in attesa di futuri sviluppi, certi che qualcosa di buono – come sempre – verrà fuori dalle menti di Kazu, Simone e Amedeo. Di band del loro calibro non ne nascono tutti i giorni, d’altronde.

Livio Ghilardi

Foto Marco Musco

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