Blonde Redhead @ Auditorium [Roma, 12/Settembre/2010]

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Dopo averli ampiamente seguiti e recensiti nel corso del precedente tour, eccoci di nuovo qui a parlare dei Blonde Redhead. L’attesa per questa nuova tappa capitolina del trio nippo-italiano è alta, visto che verrà presentato il nuovo, atteso album ‘Penny Sparkle’. Le 21 sono passate da pochi minuti. Sul palco il giovane Porcelain Raft, romano installatosi a Londra, accompagna con i suoi pezzi semplici ma nient’affatto disprezzabili, l’ingresso in Sala dei più ritardatari. Peccato, perché tra il brusio della gente, il movimento, i saluti, àlzati e siediti, fai passare, saluta quello, saluta quell’altro è veramente difficile concentrarsi e seguire la brevissima esibizione (poco più di 10 minuti) del giovane artista.

Intorno alle 21.30 la Sala viene avvolta dall’oscurità e un lungo applauso accompagna l’ingresso in scena del trio. Kazu Makino sembra appena atterrata con un’astronave. Pantaloni stretti di brillantini color argento, maglietta bianca e una maschera aliena, tremendo delirio fantascientifico di georgelucassiana memoria (avete presente la scena “del granchio cameriere?”). Il concerto si apre sulle note di un pezzo nuovo. Il cambiamento di rotta è oramai completato: più elettronica e meno distorsione. Una spettacolare scenografia fatta solamente di luci e fari rende l’atmosfera suggestiva e spaziale. Aguirre, che nonostante i devastanti postumi dei fasti del giorno precedente si è presentato con fedeltà Ultras, alla fine del secondo pezzo si terrà la testa galleggiante in fiumi di Calvados e Cognac fra le mani, probabilmente sopraffatto, vinto dalla suggestione degli effetti scenografici. Teniamo pronto il sacchetto per il vomito. ‘Spring And By Summer Fall’ scuote e percuote le pareti della Sala, risvegliando anche il paladino nerdico clamorosamente vicino all’abbiocco dopo solo pochi minuti di concerto. Si prosegue con pezzi dal precedente ’23’ e appare ormai chiaro come il gruppo abbia deciso di rompere con il passato meno recente, preferendo le sonorità più elettroniche degli ultimi lavori. Il brano più vecchio in scaletta sarà ‘Falling Man’ tratto da ‘Misery Is A Butterfly’, il disco che in un certo senso indicava la via del cambiamento. L’arrangiamento per archi viene messo da parte, e la canzone acquista, grazie all’arpeggio distorto, una dimensione più sonica. Anche i brani tratti da ’23’ riescono in parte ad appagare gli aficionados della distorsione, con incursioni e brevi sprazzi di rumore. Ma è significativo che Kazu Makino imbraccerà chitarra e basso solo su un paio di pezzi, mentre molti altri verranno accompagnati dalle sole tastiere. Si ritorna ai pezzi nuovi. Il fumo sul palco e i fasci di luce creano un effetto bellissimo, da b-movie fantascientifico degli anni settanta. Nubi artificiali e colorate avvolgono i musicisti sul palco e gli spettatori in sala che ad ogni pezzo vengono stupiti da effetti e colori nuovi. I brani di ‘Penny Sparkle’ trasudano melodie elettroniche da viaggio interstellare adattandosi perfettamente alla voce aliena e bellissima di Kazu Makino. Un’ora e mezza di concerto e un bis non proprio generoso bastano a farci capire che strada hanno intrapreso i tre. Il viaggio è appena cominciato. Se si manterranno a questi livelli, saremo felici di seguirli anche la prossima volta.

Emanuele Avvisati