Blessed Child Opera + El-Ghor @ S.I.R. [Lido di Ostia, 13/Giugno/2007]

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Per chi ancora non se ne fosse accorto all’Open Bar di Ostia Lido si è aperto da una settimana, bagnato dal felice concerto dei Perturbazione, il S.I.R., lo Spazio Indipendente Romano. Un vero e proprio “crocevia” dove si incontrano la musica indipendente e la voglia (giovane) di emersione. Ma non solo. Un tentativo coraggioso di coniugare i mille volti della multimedialità con le espressioni dell’arte musicale. Un laboratorio che si spera possa durare e crescere. Ma la curiosità non è cosa vostra. Meglio guardarsi quelle quattro pianticelle avvizzite del proprio orto, no? Meglio sbirciare dal buco della serratura per vedere cosa sta facendo il vicino di casa, vero? Meglio rimanere solidamente sdraiati sul sofa e pontificare fuori campo, certo. Invece no. Meglio prendere la macchina è circumnavigare Roma. Direzione Via del Mare.

E’ un cielo senza stelle. Ma a guardare bene qualcuna fa capolino. Impavida. E si siede accanto mentre tra le poche scie rosse che si incontrano la sua luce cerca di indicarmi la via. L’aria è pulita. E Ostia sembra sonnecchiare. Il lungomare è pallido. Un fantasma che vive le ultime ore di tranquillità prima che la parola estate destabilizzi e cambi l’identità del paesaggio. Fa caldo eppure sembro la spia che veniva dal freddo. Questa sera il programma prevede due formazioni della label Seahorse Recordings. Il percorso è interessante. Stand vari, postazioni e riprese video. Ad aprire in interno ci pensano i campani El-Ghor a supporto dell’album “Dada Danzè” pressato lo scorso anno e prodotto da Paolo Messere (leader proprio dei Blessed Child Opera). Il quartetto è strumentalmente ricco. E l’atmosfera che la “melodia” crea è in continuo crescendo. A pieni polmoni. Sferzate a tratti cupe. Più liricamente tese. Un melting pot di influenze ed esperienze che fa sedere allo stesso tavolo uno spicchio di Francia “noir”, un distillato di naturale fermentazione post rock, una fetta di elucubrazioni pseudo wave di sicuro effetto.

La piscina abbaglia. L’acqua è immobile. Solleticata dalla proverbiale brezza. La spiaggia è lì a due passi. I Blessed Child Opera già sul palco. La creatura di Paolo Messere (qualcuno ricorda i Silken Barb?), dopo le avventure in seno agli amici Ulan Bator, ad inizio nuovo millennio ha dato sfogo alla sua enorme creatività attraverso tre album (vari cambi di line up si sono nel frattempo susseguiti) l’ultimo dei quali è il recente “Happy Ark”. Messere ruba la scena come un consumato attore di teatro. Una linea ossessiva sopra l’altra a costruire una coltre dark di estremo respiro wave che ammanta di nero la notte già colorata di inchiostro. Il set è di qualità e fattura superiore. Il finale esplode. E le schegge zampillano fin sopra il pelo dell’acqua che fino a qualche minuto prima aveva assistito beata. La notte è ancora lunga. Come il ritorno segnato da interminabili file di lampioni accesi che donano al Lido un aspetto sinistro. Ora le stelle sono visibili. Anche ad occhio completamente nudo. Il cielo appaga sempre.

Emanuele Tamagnini

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