Blake/e/e/e @ Circolo degli Artisti [Roma, 10/Giugno/2009]

373

Data di recupero sulla tabella concerti che aveva schedulato Roma per lo scorso novembre. Anno 2008, anno del debutto dei bolognesi Blake/e/e/e. Ovverosia il nuovo progetto di Paolo Iocca e Marcella Riccardi che in un c’era una volta, facevano splendere le torri e tutti gli asinelli cittadini a nome Franklin Delano. Per il tour la formazione è completata dal chitarrista Marcello Petruzzi (già Franklin Delano e Caboto) e Mattia Boscolo alla batteria.

L’ingresso gratuito, la serata estiva, il cielo stellato, il tempo per una cena, il circondario che dispone di ampi parcheggi, la presenza del nostro Natale ed un gruppo sopra la media, non riescono a richiamare un numero di persone soddisfacente alla mia personale visione da contabile dell’audience musicale. Sarà l’impronunciabilità apparente del nome (comunque “blachi-i”), sarà che il caldo rende pigri, sarà che non si è appassionati abbastanza, sarà che ci si muove solo per i soliti dieci nomi arcinoti, ultra-già visti, che rappresentano un’autentica sicurezza del cazzo. Sarà per questo che quando iniziano i Dolcevena la sala enumera pochi coraggiosi. Il trio capitolino presenta alcuni pezzi nuovi rispetto all’autoproduzione di quasi due anni fa. La sensazione però non è delle migliori, e a parte un’ottima partenza con tanto di scia sonica, appaiono leggermente preda del caos non organizzato. Ne viene fuori un’esibizione troppo “rumorosa” e poco fluida.

Quando scorgo un bucefalo accanto a me vestito con pinocchietti bianchi con tasche ad alettone e laccetti alla caviglia, scarpa da ginnastica che lascia intravedere il calzino blu notte a scomparsa, catenina da mare al collo, maglietta lisa (di quelle trattate dal Sensei nel suo editoriale), capisco che non è serata. Per fortuna i pensieri del provetto nichilista si affievoliscono quando il quartetto emiliano è pronto sul palco. Sorrisi di Marcella, che sembra una giovane Hanin Elias (senza trucco), sorrisi e qualche parola di Paolo Iocca che sembra un giovane Michael Gira. L’inizio è breve trascendenza vocale. Presentano quasi tutti i brani, ovviamente, del debutto ‘Border Radio’. Petruzzi e la Riccardi si scambiano strumenti, o meglio ne suonano diversi, stessa cosa per Iocca che dal basso passa alle percussioni sciamaniche, e ad un finale con la diamonica. Ad un ascoltatore poco attento i Blake/e/e/e potrebbero sembrare poco lineari, bravi e scaltri come sono ad affrontare varie linee tematiche. Eppure la vena che pompa sangue alla base è figlia di un progetto preciso. Una base che prevede l’idea “free” del folk, del rumore bianco, della new wave e quindi anche del post punk (la reiterata ‘Time Machine’ è pura trascendenza lancinante), fino ad alcune visioni psichedeliche che riportano a neo-tribù come gli Yeasayer e a stanziali alchimisti texani.

Qualcosa di incompiuto affiora. Ma sono solo attimi e sensazioni passeggere. Evocativi potrebbero certamente esserlo di più. Ma si tratta di maniacali particolari saliti in superficie per colpa anche dell’amico del bucefalo di cui sopra, che ad un certo punto afferma sostenuto da tre barattoli mascherati da ragazze: “io quando mangio pesante faccio gli stessi rumori”. Capisco che il concerto può finire qui. Ma non certo qui finisce la corsa del mio ronzinante. Un’altra battaglia ci aspetta all’orizzonte.

Emanuele Tamagnini

Tutte le altre immagini su Nerdsphotoattack

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here