Black Rebel Motorcycle Club @ Rolling Stone [Milano, 30/Novembre/2007]

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C’è sempre un po’ di entusiasmo misto alla paura quando si assiste al concerto di una band che su CD non ha mai deluso, e siamo a quota quattro giusto per intenderci, ma che dal vivo è ancora un incognita. Premessa: diffido dai live delle band americane, sarà la mia indole brit che salta sempre fuori ma a me sti americani in Europa non me la contano giusta. Eppure.

Inizia tra le note dei nostrani Merci Miss Monroe la tappa italiana dei Black Rebel Motorcycle Club e non poteva essere un inizio migliore di serata e ovviamente di week end. Sono già una conoscenza del pubblico milanese questi quattro ragazzi che stasera se la giocano in casa, spettinano i presenti come ogni supporter dovrebbe saper fare (nonostante l’improbabile orario di inzio: 20 e 30 e cioè l’ora in cui metà del pubblico pagante cerca parcheggio) e confermano ancora una volta di essere una delle migliori realtà del panorama indie italiano, sarà l’opinione di molti anche a fine serata.

Giusto il tempo di rendersi conto che il locale è stra-pieno, al di sopra di ogni previsione e di ammirare la meravigiosa batteria blu trasperente di Nick Jago ed ecco ad uso e consumo di una folla adorante i tre californiani pronti a presentare il loro ultimo gioiellino ‘Baby 81’ nei primi brani protagonista con ‘Took Out A Loan’, ‘Berlin’ e ‘Weapon Of Choice’ che dal vivo concretizzano lo spirito versatile della band ora rock ed energica ora country e romantica, come estremamente versatili si dimostrano Robert Turner e Peter Hayes che si alterneranno nell’esecuzione dei brani e toccano livelli di puro rock and roll “alla americana” con la cover di Dylan ‘The Lonesome Death Of Hattie Carroll’ che lascia il pubblico senza parole, addirittura si vedranno accesi un paio di timidi accendini, ma è con brani meno recenti come la bellissima ‘Love Burns’, ‘Spread Your Love’ e la ballata blues ‘Ain’t No Easy Way’ che i BRMC allontonano la paura di un live show deludente e colpiscono dritti al cuore questi infreddoliti milanesi che, nonostante la solita pessima acustica del locale e alcuni attacchi non particolarmente riusciti – sarà lo stesso cantante e chitarrisita ad ammettere le stecche -, applaudiranno la band come poche altre volte mi è capitato di sentire nel 2007, applausi che si ripeteranno anche fuori dal locale quando Robert Turner e la sua meravigliosa chitarra acustica suoneranno su richiesta dei pochi presenti alcune canzoni, scrollandosi di dosso l’atteggiamento “Sesso Droga Rock and Roll” che aleggiava sul palco del Rolling Stone e che mi farà ammettere che questi americani ne sanno, eccome se ne sanno!

Eleonora Merlini

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